sabato 15 settembre 2012
«Non c'è contrapposizione tra le due sfere del naturale e del sovrannaturale, bensì si passa, con transizioni impercettibili, dall'una all'altra, da Mozart e da Cartesio a santa Teresa e a san Giovanni della Croce». È un'affermazione capitale questa di Roger Bastide, nel suo libro Il sacro selvaggio. L'esperienza dei grandi mistici si manifesta come un'uscita dal tempo quotidiano e storico, che conduce per estasi, senza mediazioni, in una dimensione assoluta. Che non è il buio, o il caos, come molto pensiero scientista pensa dell'ascesi mistica. È una pienezza in cui la bellezza dell'universo è goduta pienamente. Analogamente l'opera dei grandi artisti, Michelangelo, Mozart, Miles Davis, è innanzitutto un'esperienza estatica: non puoi realizzare certe opere restando perennemente nella dimensione quotidiana, che pure fornisce gli strumenti, le mani, la penna, lo scalpello, il pennello, il pianoforte, per rendere presente e memorabile la visione. Lo stesso per il filosofo o il pensatore, Platone, Plotino, Cartesio, che vedono il disegno dell'universo e il suo equilibrio aritmetico. La differenza tra l'esperienza del mistico e quella dell'artista o filosofo è che la visione del primo non torna, qui, sulla terra, mentre quella del secondo sì, in forma durevole. Ma l'essenza, all'origine, è la stessa.
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