domenica 11 settembre 2022
Durante una partita di calcio con gli amici, Ben si accascia a terra e perde conoscenza. Il cuore si ferma, solo il defibrillatore riesce a tenerlo in vita. I medici diagnosticano una miocardia dilatativa degenerativa, solo un trapianto può permettergli di continuare a vivere in condizioni di normalità. Trascorre sette interminabili mesi in coma farmacologico in ospedale a Siena, fino al giorno in cui arriva il cuore di un giovane che aveva disposto la donazione degli organi in caso di morte. Oggi, dopo il trapianto che gli ha donato una nuova vita, nel petto di Hicham Ben Mbarek, giovane musulmano arrivato all'età di cinque anni su un barcone con la madre dal Marocco, batte il cuore di un ragazzo cristiano. «La mia storia insegna che il cuore non ha religione, appartiene alla natura di ogni persona, è un monito a sentirci tutti legati a un comune destino e a capire che il dono ci rende più uomini». Oggi è uno stilista di fama internazionale, le sue creazioni in pelle sono vendute in tutto il mondo e portano impresso nel marchio che lui stesso ha ideato il ricordo del momento che gli ha cambiato la vita: ha voluto chiamare la sua azienda Benhearth, unendo la parola araba Ben (che significa figlio) e quella inglese hearth (cuore). Si sente figlio del cuore che gli è stato donato.
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