Bento, Maria, Teresa e il loro papà catechista sui social
“Bento Formação Católica” è l’idea di un cattolico brasiliano, padre di quattro figli, che decide di mettere la sua esperienza di catechista in famiglia a disposizione di altri genitori, attraverso la vendita di video. Salva la buona fede, il dubbio resta sulla sovresposizione dei minori
“Bento Formação Católica” è l’idea di un cattolico brasiliano, padre di quattro figli, che decide di mettere la sua esperienza di catechista in famiglia a disposizione di altri genitori/catechisti. Il tutto si concretizza nella vendita su Hotmart, la piattaforma specializzata nella commercializzazione di corsi di ogni tipo, di 49 video (durata totale oltre 31 ore) e 9 pdf. Il prezzo è decisamente accessibile per le tasche europee (ho potuto acquistare i corsi per complessivi 23,18 euro), ma anche per quelle brasiliane: è l’equivalente di 4 mesi di abbonamento digitale a un quotidiano. Il prodotto non è, tecnicamente, un gran che: i video mostrano perlopiù il papà/catechista in primo piano, i pdf sono delle slide molto semplici. I contenuti sono quelli della formazione tradizionale dei fanciulli: le preghiere più importanti, i Comandamenti, i sacramenti, la messa, come si sta in chiesa. Ci sono anche approfondimenti su temi specifici, destinati evidentemente agli adulti più che ai bambini.

E a proposito di bambini: “Bento” (Benedetto, in italiano) non è il nome del papà/catechista, che sul web rimane celato, ma del suo primogenito, che nei video a pagamento che compongono il corso compare sporadicamente. Con ben altra intensità incontriamo Bento (6 anni?) e le sorelline Maria (4 anni) e Teresa (2 anni) nei post degli account “Bento Formação Católica” sui vari social: Instagram e Facebook con 730mila follower complessivi, e poi TikTok (dove è ancora poco popolare), un gruppo WhatsApp, Threads. L’immagine in cui la famiglia, che vive a Belo Horizonte, festeggia i 400mila follower su Instagram ci rassicura: c’è anche una mamma, ma non la si vede mai, forse perché impegnata ad accudire la piccolissima quartogenita Caterina. Lo schema con il quale questi bambini, quasi sempre uno per volta, compaiono nei brevi video sui social è semplice: il papà li interroga su elementari questioni di fede (un po’ come i parroci di una volta alla messa delle 10), loro rispondono e i like fioccano, in quantità inversamente proporzionale all’età.
Andando indietro nelle cronologie dei post, si vede che i bambini cominciano a essere coinvolti sui social a fianco e al posto del papà dall’aprile 2025. Prima il maggiore, che infatti dà il nome all’impresa, poi, da un anno ormai, Maria e poco dopo Teresa, che si è guadagnata anche un articolo su ChurchPop; si può star certi che appena inizierà a parlare pure Caterina avrà il suo spazio. Apparentemente l’idea è felice: ognuno di questi video suggerisce la fede incontaminata dei fanciulli e la fiducia con la quale essi fanno propri gli insegnamenti religiosi dei genitori. Credo anche che si debba riconoscere la buona fede di questo papà, che ha inventato un modo per attrarre gli utenti sui propri contenuti e che certo non diventerà ricco con il ricavato della vendita dei corsi. Ma egli non va assolutamente preso ad esempio: si conoscono bene i pericoli a cui si va incontro pubblicando in Rete immagini di minori, quale che sia il motivo e il contesto. Qua e là tra i video o nei commenti compare anche qualche sacerdote, a sostegno dell’account: avrebbe dovuto anche mettere in guardia il papà di Bento dall’esporre sui social senza alcuna cautela le immagini dei suoi figli.
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