La bellissima lezione di resilienza di John Turturro

Alla Festa del Cinma di Roma "The Only Living Pickpocket in New York" è un dramma dai ritmi di commedia
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October 13, 2026
La Festa del Cinema di Roma apre i battenti della sua ventiquattresima edizione illuminata da alcune zone di forte luce: nel corso dei prossimi giorni, l’assegnazione dei Premi alla carriera a Javier Bardem e a Julianne Moore, le master classes di grandi registi quali Pawel Pawlikowski e Rodrigo Sorogoyen, la visione dei loro rispettivi e molto attesi nuovi film. Oggi, insieme alla premiazione di Susan Sarandon (Womanland Award 2026), lei presente con un film nella sezione “Alice nella città”, radiosa in un vestito rosso, emozionata e vibrante tanto quanto la nobile passione civile che la anima, l’apertura della Festa ha contato, tra le altre, la prima visione del film di Noah Segan con protagonista un (come sempre) travolgente  John Turturro.
The Only Living Pickpocket in New York è un dramma dai ritmi di commedia, impreziosito oltre che dalla grande bravura di Turturro, da una struttura solida grazie all’uso di un doppio registro. Per un verso, la storia è quella di un uomo socialmente “fallito”, che sembra aver mancato ogni buona occasione per poi scoprire cosa siano cura e amore della vita solo in conseguenza di una tragedia famigliare, la stessa che lo costringe a continuare a vivere di espedienti per nulla legali. Per altro verso, il registro simbolico di una trama che si fa racconto  di un’intera città. New York è smagliante a ogni fotogramma: dal Bronx a Queens, passando per le scene più notturne girate in metropolitana, nulla è affidato al caso in questa narrazione che usando la toponomastica (continui i riferimenti ai luoghi, alle strade, alle fermate di metropolitana) vuole e riesce ad essere anche racconto di denuncia sociale. Zone l’una dall’altra tanto diverse, quei quartieri che il protagonista si trova a ripercorrere dato il guaio in cui con uno dei suoi furti è andato a cacciarsi, nella loro diseguaglianza urbanistica e umana dicono di crepe profonde e irreversibili incise nel tessuto sociale. Tra le altre cose, il lavoro di Noah Segan ruota proprio attorno al tema della irreversibilità. Irreversibile l’infermità della moglie del mal combinato protagonista, irreversibili i danni che con le sue malefatte ha provocato a se stesso e a chi lo amava. Quando infine si decide ad andare dalla figlia, in una misera ma linda casetta nella zona di Queens, lei tanto poco frequentata e seguita nel corso della vita lo accoglie con rabbia, lacrime, e quella speciale durezza partorita dalla irreversibilità. Lì, nel breve fronteggiamento tra padre e figlia, tutto si gioca sul piano del danno permanente, di quel che nelle relazioni più intime non è più riparabile. In questo scenario di insanabili fratture sembra che solo il denaro possa comprare il poco che resta da comprare. Tutto è in saldo, ma non il cuore, che invece resiste. E forza del cuore questo ladro incallito ne ha da vendere; per quanto esausto, con la sua resilienza quasi gli riesce di ridisegnare quel che in passato non è andato come avrebbe dovuto. Ecco che lo sguardo scaltro ma nonostante tutto mite di John Turturro questo tra le altre cose ci regala: una bellissima lezione di resilienza.  Per essere la prima giornata di Festa del cinema, un bel bottino.
 

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