Il canto delle sirene: mamma e papà, adesso vi racconto la mia canzone
Capitolo quattro dell'inchiesta del pm Francesco Cajani sulla musica dei ragazzi: è il tempo dell'ultimo appello, poi la parola passa a loro. La pista di De Gregori e il decollo del nostro questionario (a cui ti chiediamo di far rispondere i tuoi figli)

Abbiamo chiesto al sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano, Francesco Cajani (padre di figli adolescenti, appassionato alle sfide educative), che per lavoro è abituato a investigare, di aiutarci a capire la musica che ascoltano i nostri figli dentro le loro inseparabili cuffiette. Ne nasce un’indagine vera e propria, che nel corso delle puntate arriverà – con alcune sorprese – a scavare tra playlist, testi e fenomeni pop e trap per decodificare i gusti musicali dei ragazzi. La trovi ogni due domeniche su Sofia, la nostra newsletter dedicata alle famiglie. Da oggi puoi partecipare anche tu: chiedi a tuo figlio di compilare il nostro questionario e di raccontarci la sua musica.
Il tema: Alla ricerca di un nuovo spazio di dialogo e confronto
La canzone: Il canto delle Sirene
L'artista: Francesco De Gregori
L'anno: 1987
La canzone: Il canto delle Sirene
L'artista: Francesco De Gregori
L'anno: 1987
«Allora qualcosa, finalmente, lo hai capito anche tu». Sofia mi sorride e io non riesco a non fare lo stesso. Del resto questa rubrica, che ha dato origine alla mia indagine, non a caso si chiama Ascoltami. E a me, tutto questo sembra quasi raffigurare quel mitico triangolo della copertina dell’album The dark side of the moon: la musica come un raggio originariamente unitario che, attraversando il prisma dell’individuo e delle sue esperienze, si scompone nella molteplicità di emozioni, pensieri e significati dell’esistenza (Pink Floyd docet).
«Ascoltami» è l’invito che i nostri ragazzi continuamente ci rivolgono, anche senza usare le parole.
«Ascoltami» è una canzone che non abbiamo mai davvero voluto sentire per intero ma che vuole uscire dalle cuffiette dei nostri figli per essere meglio compresa, anche da un padre e da una madre.
Ma «Ascoltami» è anche una nuova sfida che può provenire dalla nostra capacità genitoriale di esercitare un’empatia concreta, per trasformare la distanza generazionale in uno spazio di dialogo aperto sui nodi dell’adolescenza inquieta e di condivisione di memorie e narrazioni differenti.
«Ascoltami» è l’invito che i nostri ragazzi continuamente ci rivolgono, anche senza usare le parole.
«Ascoltami» è una canzone che non abbiamo mai davvero voluto sentire per intero ma che vuole uscire dalle cuffiette dei nostri figli per essere meglio compresa, anche da un padre e da una madre.
Ma «Ascoltami» è anche una nuova sfida che può provenire dalla nostra capacità genitoriale di esercitare un’empatia concreta, per trasformare la distanza generazionale in uno spazio di dialogo aperto sui nodi dell’adolescenza inquieta e di condivisione di memorie e narrazioni differenti.
La “loro” musica, lo abbiamo già detto nella terza tappa del nostro viaggio, può diventare per noi una nuova lingua da imparare, un invito a decifrare un altro mondo. Non mancando però noi di mitigare l’effetto “magico” di quel canto delle Sirene, mantenendo vivo e costante un confronto critico sul significato di quei testi e sulla verità possibile anche di altre (e più alte) parole, che riemergono dal mare del nostro passato per il tramite dei nostri riferimenti musicali. Per questo, tra due settimane, noi allora iniziamo questo esercizio, per davvero. Anche grazie al contributo proprio dei vostri figli, se vorranno aiutarmi. Provate intanto voi a mettervi alla prova, trovando tempo adeguato per generare uno spazio di ascolto e di confronto sui testi delle tre canzoni che oggi loro amano di più. E fateci sapere, tramite il nostro questionario che proprio i vostri figli potranno compilare ed inviarci.
Io, intanto, ho solo questa ultima possibilità per lasciarvi in compagnia di uno dei miei miti musicali.
Io, intanto, ho solo questa ultima possibilità per lasciarvi in compagnia di uno dei miei miti musicali.
Ascolta:
1. «Non sarà il canto delle sirene / che ci innamorerà / l'abbiamo sentito bene / l'abbiamo sentito già»: fin dall’inizio della canzone Francesco De Gregori stabilisce una distanza di sicurezza dal magico incanto delle Sirene, che abbiamo già descritto nella prima puntata di questo nostro viaggio. E la mantiene, ferma, fino alla fine della sua ode.
2. «Ma sarà il coro delle nostre donne / da una spiaggia di sassi / sarà la voce delle nostre donne / a guidare i nostri passi»: questo gruppo di persone, rimaste sulla riva, ereditano la funzione civile, etica e costruttiva che nel mito arcaico apparteneva alle Muse. Rappresentano l’intero villaggio che contribuisce alla crescita e alla educazione dei nostri figli: un'armonia collettiva che fa ritrovare la strada di casa, ristabilendo l'ordine affettivo e permettendo di superare la crisi dell’adolescenza «quando la bussola si incanta / quando si pianta il motore».
3. «Mio padre era un marinaio... / mio figlio non lo conosce… / ma lo ricorderà / mio padre era un marinaio / mio figlio lo sarà»: mentre nel mito antico la punizione delle Sirene (così come descritta da Pausania, geografo del II secolo d.C., nel suo libro Viaggio in Grecia) serviva a preservare la memoria storica custodita dalle Muse, De Gregori invece imposta l'intera struttura narrativa proprio sul recupero di una memoria generazionale. Anche partendo dalla musica che ascoltano i nostri figli questo esercizio di memoria (in grado di saldare passato, presente e futuro) pare davvero essere possibile.
Questo è il numero 4 della serie. Le puntate precedenti sono tutte qui.
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