Note

Gli appunti sul telefono diventano tracce della memoria: frammenti di dolore, amore e nostalgia che tengono vivi i legami con chi non c’è più
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September 26, 2026
Da tanti anni prendo appunti. Un pensiero, una frase, un’immagine, cose che mi passano per la testa e che temo di dimenticare. Fino a qualche tempo fa scribacchiavo su taccuini comprati apposta, ora segno tutto sul cellulare e di tanto in tanto rileggo. Mi succede così di poter ricostruire con certosina precisione (il telefono memorizza anno, mese, giorno, ora e minuto) stati d’animo occasionali, momentanei, fuggevoli. Una vera contraddizione in termini dall’effetto singolare e straniante.
Per dire: scorro le note scritte dopo la scomparsa dei miei genitori e mi rendo conto di avere vissuto per mesi come su un’altalena, su e giù, su e giù. 26 maggio, ore 15:45. “Nulla sarà più come prima. Mi sento esposto e vulnerabile, ma non sono preoccupato. Se ho affrontato tutto questo, di cosa dovrei avere paura?”. 13 giugno, ore 01:12. “La mamma, mi dispiace non averla salutata.
Certo, mica si può pretendere che qualcuno venga ad avvertirti che è il momento. Però che male ci sarebbe…”. 25 giugno ore 22:14. “Le cravatte di papà le tengo. Non penso che le metterò, ma le tengo”. 7 luglio, ore 09:23. “Pensavo di essere adulto e invece ero rimasto piccolo, ero rimasto figlio, convinto di essere immortale”. Tracce di un amore che non si cancella. Come i loro numeri. Li ho ancora in rubrica.

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