In grazia di dio
di Gioele Dix
Un elogio ironico della discrezione, virtù fuori moda nell’epoca dell’esibizionismo, dei social e dell’ostentazione
Elogio della discrezione. Qualità sempre più rara, avulsa dal contesto, controcorrente. L’esatto opposto dello spirito del tempo attuale. Minaccia per l’inquieto vivere di oggi. Che poi dire minaccia è un’assurdità, non esiste disposizione d’animo più pacifica e disarmata. Travolta dalla frenesia collettiva di mettersi in mostra è finita ai margini, in un angolo male illuminato, totalmente inadatta ai selfie, ai reel e alle stories. Eppure, aveva i suoi estimatori, garbati signori che si sollevavano il cappello per salutarti, delicate signore che sorridevano augurandoti una buona giornata.
Tutta gente troppo sobria per il nuovo galateo impiccione e cafone, mancati followers dell’esibizionismo contemporaneo. Ci sto andando giù duro, lo so. Sono un passatista, lo ammetto. Però non è colpa mia, mi hanno raggirato da piccolo educandomi a questa stramaledetta discrezione, facendomi credere servisse a conquistare rispetto e credibilità. Tiravano in ballo persino la reputazione, cruccio antico di famiglia. C’era un inflessibile prozio – se ne sentiva parlare spesso con ammirazione – che pretendeva dai figli che non ostentassero mai il proprio benessere.
“Se a scuola vi chiedono cosa avete mangiato, rispondete: in grazia di Dio”. Mi dite come fate voi a cavarvela? Se non sono indiscreto.
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