
In Spagna ha fatto cadere l’ultimo governo di sinistra europeo, ma l’onda lunga del caro affitti e degli sfratti dilaga in tutto il Vecchio Continente. E oltreoceano non se la passano meglio. Soprattutto nella terra promessa dell’Intelligenza Artificiale: San Francisco. Trovare casa nel raggio di chilometri da Mission Bay - dove cresce come un blog OpenAI o vicino alla sede di Anthropic, a solo tre di chilometri dall’azienda rivale - è come scovare l’acqua nel Sahara. In poco più di due anni, San Francisco ha recuperato la distanza che l’allontanava da Manhattan sul fronte dei prezzi. Da mesi l’ha anche superata. E gli ufficiali giudiziari hanno sempre più da lavorare, con gli avvisi di sfratto aumentati del 44 per cento. Nel mentre i proprietari di casa assoldano gli uffici legali più quotati per cacciare i vecchi inquilini, aumentare il canone e riaffittare ai lavoratori del comparto tech che, con introiti medi vicini ai duecentomila dollari all’anno, guadagnano il doppio degli altri stipendiati della baia.
L’equazione della bolla edilizia della Golden city, anche senza scomodare l’IA, è abbastanza semplice: l’assenza di nuove unità abitative disponibili in tempi brevi e la difficoltà di tenere il passo con l’incremento dei dipendenti dei colossi dell’intelligenza artificiale fanno lievitare i prezzi di settimana in settimana. E la corsa al rialzo non accenna a fermarsi.
Per questo, dire che Maria Zamudio e il suo team sono stati molto impegnati ultimamente è a dir poco un eufemismo. Ogni lunedì alle 9 del mattino, le linee telefoniche della sede centrale del “Comitato per il diritto alla casa” di San Francisco iniziano a squillare e continuano a farlo fino alla chiusura delle 17. Gli appuntamenti per le consulenze individuali con gli inquilini che rischiano lo sfratto o subiscono comportamenti scorretti da parte del proprietario di casa sono prenotati con giorni di anticipo. Alla fine della settimana, poi, i sette membri dello staff si riuniscono e valutano gli oltre 200 messaggi che intasano la segreteria telefonica. (Ironia della sorte, la voicemail resiste ancora ai tempi moderni e artificiali). «Più di così non possiamo fare,
abbiamo raggiunto la massima capacità», ammette Zamudio, direttore esecutivo dell'organizzazione non profit.
Oggi, un monolocale medio costa 4.400 dollari al mese, il 25 per cento in più rispetto all'anno scorso e quasi il triplo della media nazionale. Per un bilocale ci vogliono 6mila dollari. Quanto, invece, per un quadrilocale in posizione centrale per una famiglia? Facilmente oltre 10.000 dollari, se non di più.
I prezzi esorbitanti hanno fatto sì che persino chi guadagna cifre a sei zeri fatichi a trovare un alloggio. E per le fasce più vulnerabili della popolazione, la semplice sopravvivenza è diventata quasi impossibile. Circa due terzi dei residenti di San Francisco vivono in affitto e la città offre tutele per gli inquilini più rigorose rispetto alla maggior parte dei centri statunitensi, tra cui il controllo degli affitti su oltre 160mila unità abitative su un totale di oltre 250.000. Tuttavia, i proprietari che cercano di trarre profitto dal boom immobiliare stanno sfruttando le lacune normative, esponendo gli inquilini ad aumenti improvvisi, conversioni di appartamenti in condomini e sfratti di massa. I calcoli dell'ente per gli affitti di San Francisco mostrano un aumento del 44 per cento degli avvisi di sgombero rispetto all'anno scorso.
A settembre, il sindaco, Daniel Lurie, ha dichiarato lo stato di "emergenza affitti". Per l'impennata dei costi dovuta al boom dell'Intelligenza Artificiale, ha proposto finanziamenti per l'assistenza legale in caso di sfratto, maggiori indennizzi per gli inquilini cacciati e limiti agli aumenti degli affitti per gli alloggi a canone calmierato che si liberano di recente. I critici affermano che le misure adottate si concentrano sui sintomi, non sulle cause. «Trattiamo le case come una merce anziché come una dimora a cui le persone hanno diritto, e non impariamo mai la lezione», sentenzia sui media cittadini Quintin Mecke, direttore esecutivo del Consiglio delle organizzazioni per l'edilizia abitativa sociale di San Francisco. In tutta la città i proprietari immobiliari cerchino di “surfare” sul boom. Questa dinamica è chiaramente evidente in quartieri come SoMa e Mission Bay, le zone industriali e costiere che ospitano gli uffici dei giganti dell'Intelligenza Artificiale.
Uno dei “trucchi” più comuni degli speculatori si basa sull’Ellis Act: un proprietario può sfrattare tutti gli inquilini di un edificio se cessa l'attività di locazione e successivamente vende l'immobile vuoto. Con i condomini venduti a prezzi che arrivano fino a un milione di dollari ai manager dell’IA, i casi sono sempre più frequenti.
San Francisco consente anche l’espulsione dell’inquilino per "giusta causa", inclusi il mancato pagamento e le violazioni del contratto di locazione. Secondo gli attivisti, i proprietari di casa creano, con maggiore frequenza, situazioni per indurre gli inquilini a commettere errori, ad esempio passando dalla riscossione dell'affitto di persona alle piattaforme online. A pagare le azioni di società senza scrupoli sono, come è ovvio, i più deboli: gli anziani o quanti hanno una conoscenza limitata dell'inglese e non conoscono i propri diritti o hanno paura di farli valere.
Nella celebre Chinatown - che si estende per circa 30 isolati adiacenti il distretto finanziario ed è la più antica degli Usa - un investitore ha acquistato un edificio con affitto calmierato abitato principalmente da anziani di lingua cantonese. Immediatamente sono piovuti gli avvisi di sfratto con il pretesto che i residenti, in gran parte da decenni, erano accumulatori compulsivi. A dimostrarlo il fatto che i loro effetti personali e mobili avessero almeno quarant’anni. La causa, chiaramente, è stata vinta dai legali dell’imprenditore.
Non manca il fattore “T”, come Trump. All'ombra della stretta federale sull'immigrazione, molti “indocumentados” difficilmente osano ricorrere alle vie legali. Alcuni proprietari di casa usano addirittura la paura della deportazione come leva per farli andare via, mentre le istituzioni che un tempo aiutavano le persone sfollate si riducono, soprattutto per effetto del taglio dei fondi federali. Anche le agenzie interreligiose di supporto e beneficenza hanno fatto la stessa fine dei disperati che assistevano: hanno chiuso i battenti perché i proprietari si sono rifiutati di rinnovare i contratti di locazione o hanno aumentato gli affitti a livelli insostenibili. L’interpretazione della Golden Age del presidente è forse questa?
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