Falsi nudi creati con l’IA, il caso di Rimini riapre il tema della tutela dei minori
I deepfake sessuali sono una forma di violenza digitale che coinvolge sempre più spesso anche i minorenni. Il recente caso di Rimini ricorda che le nuove norme possono punire chi provoca il danno, ma la prevenzione richiede anche piattaforme più sicure e adulti capaci di intercettare il disagio dei ragazzi prima che sia troppo tardi

Cosa è successo a Rimini
Appena due giorni fa a Rimini un minorenne è stato denunciato per aver diffuso false immagini di nudo di una coetanea, foto che, evidentemente, erano state create con l'intelligenza artificiale: negli scatti il volto della ragazza era stato applicato in modo realistico a corpi svestiti. La Squadra Mobile ha individuato il presunto autore attraverso l'analisi di chat e di smartphone, in coordinamento con la Procura per i minorenni; la Questura si è rivolta anche a chi tende a considerare episodi simili uno scherzo: si tratta di condotte che «possono integrare fattispecie di reato di particolare gravità», anche per questo, nei prossimi mesi, la Polizia proporrà questi temi nelle scuole della provincia.
Deepfake e intelligenza artificiale, cosa prevede la
legge italiana
Questa triste vicenda si colloca a pochi giorni dall’anniversario dell’entrata in vigore della legge 132 sull'intelligenza artificiale (10 ottobre 2025) che ha introdotto nel codice penale l'articolo 612-quater: da uno a cinque anni di reclusione per chi diffonde senza consenso contenuti falsificati con l'IA causando un danno ingiusto, se la vittima è minorenne può configurarsi anche il reato di pornografia virtuale. Inoltre, dal 2 dicembre, anche l'Unione europea vieterà i software che generano nudi non consensuali di persone riconoscibili.
Perché molte vittime non chiedono aiuto
Le norme, però, solitamente arrivano dopo, quando il danno è già stato fatto: una ricerca dell'organizzazione statunitense Thorn, condotta su 1.200 giovani tra i 13 e i 20 anni, ha rilevato che uno su otto conosce qualcuno colpito dalla diffusione di un falso nudo e uno su 17 ne è stato vittima. Il 62% dichiara che, in una situazione del genere, si confiderebbe con un genitore, però tra le vittime reali, lo ha fatto soltanto il 34%. Questa è un’altra grande questione…perché le vittime non parlano?
Quando l’intelligenza artificiale diventa un confidente
Per molti adolescenti l'interlocutore più semplice da raggiungere è diventato un chatbot: Save the Children ha rilevato che il 41,8% dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni si è rivolto all'IA in momenti di ansia, anche perché, hanno detto gli stessi interessati, che il chatbot «è sempre disponibile» a differenza degli adulti. Uno studio pubblicato il 23 settembre da Vals AI insieme a ricercatori di Stanford ha messo alla prova nove modelli in 648 conversazioni simulate, costruite a partire da casi scritti da clinici. Nel 27,5% delle conversazioni almeno una risposta ha generato un problema di sicurezza e nel 62% di questi casi il problema non è emerso subito, ma più avanti nel dialogo, in media dopo cinque risposte. All'inizio il chatbot invita l'utente a parlare con un medico o con un adulto di fiducia; con il procedere della conversazione, però, quell'indicazione tende a scomparire e il sistema finisce per proporsi esso stesso come sostegno: si innesca una dinamica che fa aprire “poco alla volta” gli adolescenti, fino a lasciarsi andare perché percepiscono di aver finalmente trovato un interlocutore disposto ad ascoltare. Inoltre, dallo studio emerge che quando il modello viene informato che l'interlocutore ha tra i 13 e i 17 anni, le conversazioni in cui si verificano problemi di sicurezza scendono dal 31,1% all'11,5%. I ricercatori ci hanno tenuto a precisare che i test sono stati condotti in inglese e al di fuori delle applicazioni che i ragazzi utilizzano ordinariamente, sta di fatto, però, che quando l’Ai conosce l'età dell'interlocutore, modifica il proprio comportamento.
Proteggere i minori dall’IA, il problema della verifica dell’età
A questo proposito la legge italiana mostra uno dei suoi limiti, perché l'articolo 4 della legge 132 richiede il consenso dei genitori per l'uso dell'IA da parte dei minori di 14 anni, ma non prevede un sistema di verifica dell'età: c’è quindi il rischio che il consenso si riduca a una semplice autodichiarazione. A un anno dall'entrata in vigore della legge, il reato di deepfake serve a punire chi provoca il danno, e il caso di Rimini lo conferma…per prevenirlo, però, servono almeno altre due cose. La prima è tecnica: piattaforme e chatbot capaci di riconoscere quando dall'altra parte c'è un minorenne e di adeguare di conseguenza le proprie protezioni. La seconda riguarda gli adulti: la ragazza vittima della diffusione di un falso nudo e il ragazzo che sceglie di confidarsi con un chatbot hanno bisogno di trovare qualcuno disposto ad ascoltarli senza giudicarli.
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