Su cosa punteranno i ricorsi contro la legge elettorale

Alla Camera la presentazione dei punti giudicati incostituzionali. L'obiettivo è una pronuncia della Consulta prima del voto, previsto per maggio o giugno
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October 13, 2026
Su cosa punteranno i ricorsi contro la legge elettorale
La conferenza stampa sui ricorsi contro la riforma elettorale, ieri alla Camera dei deputati / Più Europa
L a battaglia contro la legge elettorale passa dal Parlamento ai tribunali di tutta Italia. Questo il messaggio che arriva dalla Camera dove ieri c’è stata la conferenza stampa della “Rete per un voto libero e uguale”, guidata da Roberto Zaccaria ed Enrico Grosso (già in prima fila per il No al referendum sulla giustizia). Al centro, la marea di ricorsi in arrivo contro lo Stabilicum ( Melonellum per le opposizioni): la bozza più o meno comune è quasi pronta, i primi trenta faldoni arriveranno nelle corti il 26 ottobre, spiega l’avvocato Pietro Adami, chiamato a coordinare i vari fronti. Al lavoro infatti ci sono 99 avvocati («tutti volontari»).
«La legge è gravemente incostituzionale e così presentiamo questa straordinaria macchina dei ricorsi», dichiara Zaccaria che punta ovviamente a una decisione della Corte costituzionale «prima delle elezioni». Le possibili date del voto al momento sembrano essere 30 maggio o 6 giugno. I tempi, in questo senso, sono però stretti: «Entro la primavera, tra marzo e giugno, potremmo avere l’udienza davanti alla Corte Costituzionale», continua Adami illustrando il possibile cronoprogramma. E un pronunciamento della Consulta non potrà ripristinare la legge precedente (il Rosatellum ) ma solo modificare eventuali punti contrari alla Carta. Il nuovo “fronte del No” vede già 500 ricorrenti arruolati: dal mondo della sinistra storica vengono Romano Prodi, Pier Luigi Bersani, Massimo D’Alema, Fausto Bertinotti, Rosy Bindi. Niente deputati o senatori – hanno già preso parte al dibattito in aula – ma ci sono gli europarlamentari Lucia Annunziata, Sandro Ruotolo e Marco Tarquinio (ex direttore di Avvenire ). Dalla società civile ecco invece Giovanni Bachelet, Massimo Cacciari, Luciano Canfora, Gianrico Carofiglio, Gad Lerner, Tomaso Montanari. Per il mondo dello spettacolo, infine, Monica Guerritore e Marisa Laurito. Sono sei i punti dello Stabilucum contestati, spiega il costituzionalista Grosso. Il primo nodo riguarda «il premio di maggioranza, sia in termini numerici che sotto l’aspetto delle modalità di assegnazione, attraverso un numero fisso». Secondo punto: per la Costituzione, «Camera e Senato sono eletti ciascuno in maniera indipendente» (con Palazzo Madama su base regionale, ndr ) mentre «questa legge invece lega l’elezione dell’uno a quella dell’altra». Nel terzo rilievo si dice che «questa legge non consente agli elettori di conoscere gli effetti del voto sul parlamentare» per il sistema dei capilista bloccati e delle preferenze che scattano solo sopra una certa soglia. Quarto: l’equilibrio di genere, dato che i capilista bloccati potranno essere tutti uomini. Quinto: l’indicazione obbligatoria del candidato premier, dato che «ci sono liste che possono anche essere elette nella consapevolezza di avere un ruolo di opposizione». E «c’è poi un problema che attiene alle prerogative del Presidente della Repubblica». Sesto e ultimo argomento: «il numero abnorme» delle firme chieste alle «liste che non sono rappresentate in Parlamento» rispetto a quelle già presenti. Alla conferenza stampa prende la parola – in rigoroso ordine alfabetico – un esponente per ogni partito del centrosinistra: se la dem Simona Bonafè e Filiberto Zaratti (Avs) sottolineano la «staffetta» tra politica e società civile, proprio sulla necessità di raccogliere le sottoscrizioni emergono però le crepe già viste nelle scorse settimane. Alfonso Colucci (M5s) – seguito poi da Riccardo Magi di +Europa – ricorda infatti a Maria Elena Boschi come Italia viva non abbia sottoscritto l’emendamento che chiede quasi mezzo milione di sottoscrizione ai partiti nuovi, beneficiando al contrario delle barriere all’ingresso messe a nuove forze centriste (come Progetto civico di Alessandro Onorato). «Il profilo delle firme non è prioritario ma capiamo le criticità», l’asciutta replica di Boschi.
Si finisce poi per parlare della recente battuta dell’ex presidente della Consulta Giuliano Amato secondo cui «alcuni giudici costituzionali fanno quello che facevano alcuni del Pci: delle norme che non gli piacevano dicevano che erano incostituzionali». I giuristi al tavolo prima abbozzano, poi a prendere la parola è Zaccaria che ricorda come un altro ex presidente della Corte come Enzo Cheli, «pur essendo assai critico sulla legge, non ha voluto firmare tra i ricorrenti» per non «rischiare un condizionamento» dei suoi successori. Ecco, è la chiosa, «alcuni ex presidenti hanno un elevatissimo rispetto, altri sono un po’ più pericolosi». Ma ciò detto, continua l’ex presidente Rai, «non fatemi litigare con nessuno. Con Amato conservo un bel rapporto».

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