Riarmo, aiuti alle famiglie e il contributo chiesto alle banche: cosa c'è nella Manovra da 23,5 miliardi

Nel Documento programmatico di Bilancio (Dpb) inviato alle Camere e a Bruxelles prende forma la legge di Bilancio. Il tema delle coperture da trovare per finanziare gli sgravi ai nuclei fragili
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October 16, 2026
Riarmo, aiuti alle famiglie e il contributo chiesto alle banche: cosa c'è nella Manovra da 23,5 miliardi
La premier Giorgia Meloni e il ministro dell 'Economia Giancarlo Giorgetti (foto Ansa)
Per la manovra 2027 ora c’è una prima cifra: 23,5 miliardi di euro. È l’importo indicato nel Documento programmatico di Bilancio (Dpb) inviato da Palazzo Chigi l’altra notte alle Camere e alla Commissione Europea, che delinea l’ossatura della futura legge. La fetta maggiore sarà destinata alle famiglie e ai fragili (vedi sotto), poi alla difesa con 4,5 miliardi, un po' meno dello 0,3% del Pil previsto dalla flessibilità della Nec, la clausola europea. Questo perché lo 0,1% è già previsto nei tendenziali (la stima senza intervento dell’esecutivo). Alla sanità vanno 2,4 miliardi in più, mentre per le infrastrutture (in cui confluirà parte della flessibilità avuta per l'energia) sono stanziati 3,1 miliardi. Per finanziare queste misure il Governo ha già bussato alla porta di Bruxelles chiedendo uno scostamento (ossia nuovo deficit), per 13,5 miliardi da investire in energia e difesa. Per il resto, l’esecutivo punta a ricavare 5 miliardi da un contributo a banche e assicurazioni, poi altri 5 tagliando le spese dei ministeri (per 1,2 miliardi) e con altre misure, fra cui nuove entrate dai giochi e dall’azzardo (700 milioni).
Le priorità nel Documento programmatico di bilancio
Questo, in sintesi, il contenuto del Dpb. Secondo le tabelle, senza considerare le coperture, lo 0,21% del Pil è destinato a famiglie e spesa sociale (4,8 miliardi), poco meno (lo 0,19%) alla difesa. E, ancora, lo 0,09% va poi alle misure fiscali (oltre 2 miliardi, il che pare insufficiente rispetto ai 2,7 necessari per il taglio Irpef fino a 60mila euro), lo 0,08% al “fondo sentenze” per aiutare gli enti locali a far fronte a condanne giudiziarie, risarcimenti o processi (oltre 2 miliardi), lo 0,01% a enti territoriali (250 milioni) e lo 0,03% ad altre spese (350 milioni). Le coperture – tolta la flessibilità chiesta a Bruxelles – arrivano in gran parte da banche e assicurazioni: a loro si intende chiedere un nuovo contributo (che scenderà a quasi 2,6 miliardi nel 2028 e a 2,4 nel 2029). Quindi 10 miliardi in tre anni. A seguire i tagli ai ministeri (che da 1,2 miliardi salgono a quasi 2 miliardi all’anno per il biennio successivo) e l’azzardo. Infine quasi 3 miliardi da “altre entrate”.
La polemica politica
Tutto a posto? Non proprio, perché fonti bancarie fanno filtrare di nuovo un malessere all’idea di un nuovo esborso dopo l’accordo triennale dell’anno scorso. Prime schermaglie della eventuale trattativa che si aprirà: al momento va detto che non ci sono dettagli su come sarà diviso l’onere fra banche, assicurazioni e finanza. Dagli istituti lo si fa notare, assieme al fatto che la notizia è arrivata senza alcuna previa negoziazione e senza preavviso. Ma intanto il leader della Lega, Matteo Salvini, grande sponsor della misura che non piace invece a Forza Italia, se la intesta già e attacca da Padova le «grandi banche», che «stanno facendo utili straordinari e chiuderanno quest’anno con più di 50 miliardi di utili netti». Su questo c’è un asse con il leader del M5s, Giuseppe Conte, che però accusa Palazzo Chigi di intervenire troppo tardi. «Non si tratta di punire chi produce utili – spiega invece Nicola Calandrini (FdI) –, né di contrapporre il Governo alle imprese, ma di riconoscere che, soprattutto in una fase complessa come questa, anche i grandi operatori economici possono e devono contribuire allo sforzo collettivo». Il vicepremier del Carroccio dal canto suo guarda già a come spendere questi soldi. E sono, ovviamente, battaglie storiche del suo partito: «Una piccola parte di questi utili – dice – servirà a superare la “legge Fornero” e anche ad alzare alle partite Iva e agli artigiani il tetto della Flat tax da 85mila euro a 100mila». 
Mentre, da sinistra, Angelo Bonelli (Avs) confronta gli investimenti in difesa e in sanità: «Per Meloni un carro armato vale più di cinque pronto soccorso – attacca –. Secondo la Fondazione Gimbe, solo nel 2027 mancano 7,6 miliardi. Il governo ne mette 2,4 e lascia un buco di oltre 5 miliardi, che arriva a 32 miliardi in tre anni». Per il dem Antonio Misiani il Dpb conferma che «una volta esclusa la clausola di salvaguardia, resta pochissimo». Nell’ultima manovra della legislatura, ognuno gioca così la sua partita in vista delle campagna elettorale.
Cosa aspettarsi per le famiglie
«Il Governo pone al centro della politica di bilancio la tutela del potere di acquisto delle famiglie, con particolare attenzione a quelle più fragili». Il Dpb spiega così quale sarà la priorità della prossima Finanziaria, assieme al «sostegno alle imprese e agli investimenti». In particolare, si prevede nel 2027 di investire lo 0,21% del Pil sulle «politiche per famiglia e spesa sociale», ossia 4,8 miliardi di euro. Risorse destinate però a scendere allo 0,12% del Pil nel 2028 e allo 0,11% nel 2029. Il Dpb non dà ulteriori dettagli su questi investimenti: in parte però si prevede anche un “effetto domino” positivo a partire da altri settori. «A partire dal 2027 – si legge –, le maggiori risorse destinate alla difesa e alla sicurezza energetica, oltre a determinare un aumento degli investimenti pubblici, favoriranno l’attivazione di quelli privati e la creazione di occupazione». E così, continua il documento, «i consumi delle famiglie risulteranno più dinamici grazie all’aumento del reddito disponibile reale, sostenuto sia dall’andamento dell’occupazione, sia dalle misure contenute nella legge di Bilancio». Un’ipotesi, riportata da Il Sole 24 ore, è quella di anticipare le detrazioni Irpef per le spese sanitarie che altrimenti hanno effetto solo per l’anno successivo. Quello a cui si lavora è in sostanza un bonus per le prestazioni fuori dal servizio sanitario nazionale, come quelle odontoiatriche, spesso trascurate quando i conti familiari sono in rosso (con l’effetto che il danno è poi maggiore). Ma ovviamente anticipare queste spese per tutti sarebbe impossibile e così la platea dei beneficiari dovrebbe essere per forza di cose ristretta, con una soglia massima di reddito.
Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati, ha poi preparato una lista di interventi per giovani e famiglie che prevedono «affitti accessibili, cedolare secca al 5% per i contratti a lungo termine a canone concordato, azzeramento delle tasse per gli “under 30” e rafforzamento del congedo parentale». Sia chiaro, fare anche buona parte di tutto ciò è ovviamente impossibile. Più probabilmente, si riuscirà ad approvare qualche “misura bandiera”.

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