
L’ultima legge di Bilancio della legislatura prepara anche la campagna elettorale. Ma i nuvoloni che scuriscono il cielo consigliano prudenza, mantra del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che già ha dovuto mandar giù a fatica l’abolizione del bollo. E mentre la legge elettorale vede il traguardo finale, la premier Giorgia Meloni studia il momento migliore per andare al voto, considerando i problemi (ormai cronici) di Lega e Forza Italia e l’incognita Vannacci.
Nel 2027 non ci sono margini per una manovra “espansiva”, né d’altra parte serve una correzione di bilancio per il 2027, sintetizza l’economista Carlo Cottarelli. Nel 2028 e 2029, invece, sulla base dei dati del Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) presentato venerdì, ci sarebbero margini per una decina di miliardi complessivi (3,5 miliardi di euro nel 2028 e 6,5 miliardi nel ‘29).
Le due concessioni
Grazie alle deroghe di Bruxelles, si potrà “sforare” su energia e difesa attivando la clausola per l’extra-deficit di Bruxelles. Totale: quasi 29 miliardi nel biennio 2027/2028 pari allo 0,6% complessivo del Pil per i due ambiti. Per il via libera dell’Ecofin occorre attendere il 9 ottobre (con l’ulteriore richiesta di Chigi e altri Paesi per far fronte all’inflazione). Il ministro Guido Crosetto dovrà quindi tagliare, per ora, 8 miliardi rispetto alle previsioni iniziali di investimenti sulla difesa ma i 14 miliardi in due anni non convincono comunque il leader del M5s, Giuseppe Conte, che parla di «follia» perché «la sicurezza non può essere costruita sulla deterrenza militare». Al momento, le priorità della Manovra sono “start tax” (niente tasse fino a 20mila euro) per i giovani, allargamento della fascia Irpef al 33% tra i 40 e i 50mila euro di reddito ed ecobonus per le abitazioni (anche per andare incontro alla direttiva sulle “case green” di Bruxelles). Possibile un segnale sulle pensioni, mentre la Lega torna alla carica per “Quota 64” e la flat tax agli autonomi fino a 100mila euro, con il “falco” anti-Ue del Carroccio, Cladio Borghi, che invita già Meloni a «fregarsene» dei paletti di Bruxelles perché «abbiamo un'economia messa largamente meglio di tre quarti d'Europa». Mentre il forzista Alessandro Cattaneo prova a respingere ipotesi di tasse sugli extra-profitti per le banche ricordando i 4,2 miliardi dati l’anno scorso dagli istituti di credito «attraverso modalità definite con un dialogo serrato».
Gli ambiti di intervento
La Finanziaria, si legge nella relazione del Governo al Parlamento, si concentrerà su famiglie, studenti, imprese, Pa e infrastrutture. Tra gli interventi previsti, «l’utilizzo del trasporto pubblico da parte degli studenti». Per le imprese, invece, misure «a sostenere la produzione di energia da fonti rinnovabili, a contenere i costi energetici per quelle maggiormente esposte e a favorire la decarbonizzazione». Quanto alle pubbliche amministrazioni, «saranno promossi l’efficientamento energetico», l’uso di rinnovabili negli edifici pubblici (soprattutto ospedali, scuole, università e impianti sportivi) e «investimenti nelle infrastrutture ferroviarie». Nel 2027 dovrebbe arrivare l’uscita dalla procedura Ue per deficit eccessivo.
La grande zavorra rimane però il debito pubblico: nel 2027 sarà al 138,5%, per poi scendere, anche grazie alla fine degli effetti del Superbonus. Ma non dipende solo da noi: in caso di choc energetico si arriverebbe al 138,7%. Per dare un’idea, il 2027 sarà l’anno in cui la Grecia – che ha ridotto il debito pubblico di un terzo in sei anni – avrà un rapporto migliore del nostro. Tutto questo, complici i mercati “ballerini”, significa ad esempio che l’Italia pagherà nel 2026 quasi 10 miliardi di interessi in più: 96,9 miliardi contro 87,2 del 2025. E nel 2027 si prepara a superare quota 100 (103,7 miliardi per l’esattezza). In questo scenario, si torna a guardare con preoccupazione anche allo spread . Mentre per quanto riguarda il mercato del lavoro, il Dpfp evidenzia come dal 2021 il tasso di disoccupazione ha raggiunto livelli minimi e si è arrivati a 24,4 milioni di occupati. Ma sussistono ancora «ampi margini di capacità inutilizzata». Tradotto: domanda e offerta faticano a incontrarsi, soprattutto per donne e giovani. Mentre i problemi energetici, aumentando l’inflazione al consumo, hanno pesato soprattutto «sulle famiglie con minore capacità di spesa equivalente». Infine, se Meloni ha incassato con piacere l’ultimo attestato di stima del sempre volubile Donald Trump, i dazi del 10 o 12,% rimessi dagli Usa dopo il primo stop della Corte suprema continuano a essere un problema per l’Italia.
Lo Stabilicum
In questo contesto, l’8 ottobre la Camera darà il via libera definitivo alla legge elettorale, ancora una volta con il voto segreto. Da lì, sarà ufficialmente campagna elettorale, cominciata ufficiosamente già da tempo, a destra come a sinistra. Lo Stabilicum , pensato senza la “variante Vannacci”, dovrebbe contrapporre due blocchi e isolare tutti gli altri. Futuro nazionale ha lanciato un segnale di vicinanza al centrodestra votando contro le pregiudiziali di incostituzionalità alla Camera ma – ha ribadito ieri Vannacci – voterà contro il testo «nel merito». Nel frattempo Lega e Forza Italia sono sempre più in difficoltà sui fronti interni: e quindi forse converrebbe forse anticipare per evitare ulteriori rosicchiamenti dei “futuristi” nei sondaggi (salvo tentativi di avvicinamento all’ultimo minuto, per ora sempre esclusi in maggioranza). Tre le ipotesi: votare a maggio assieme alle comunali di Roma, Milano e altri grandi capoluoghi, anticipare ancora a marzo o aprile oppure aspettare la scadenza naturale e votare a ottobre.
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