Il sindaco di Milano, la manovra, Vannacci: le mosse della maggioranza dopo il voto in Calabria
Perego (FI) piace pure alla premier, ma per decidere serve tempo. La Lega non molla su Sardone e “punge”

Giorgia Meloni, con già in cassa la scontata vittoria a Reggio Calabria, non ha perso tempo a guardare e soppesare le mosse future. Si è però chiuso ancora con un nulla di fatto, in particolare per la scelta del candidato del centrodestra a sindaco di Milano, il vertice della coalizione voluto ieri mattina dalla presidente del Consiglio (che, però, non si è tenuto a Palazzo Chigi, ma a casa della premier). I 4 leader non sono riusciti a trovare la convergenza sul nome da proporre per le elezioni della primavera del 2027, anche se sembrano in salita le quotazioni del forzista Matteo Perego di Cremnago. Sul sottosegretario alla Difesa pare ora convergere anche Fratelli d’Italia, ma il dado non è ancora tratto. Maurizio Lupi, il leader di Noi moderati sceso in pista per primo, si sente ancora in corsa, e Matteo Salvini non vuole rinunciare alla candidatura di Silvia Sardone (lanciata a Pontida) proprio nelle settimane che precedono il congresso straordinario del partito.
Meloni, i vicepremier Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi si sono visti intorno all’ora di pranzo. Ovviamente le amministrative non sono state l’unico tema: si è parlato anche di manovra, con il vicepremier leghista che ha insistito sull’inasprire la tassazione sulle banche come grimaldello per finanziare l’intervento sulle pensioni, con l’eventuale possibilità di garantire l’uscita già a 64 anni. Del resto le scadenze si avvicinano: venerdì ci sarà il Consiglio dei ministri per varare il Documento programmatico di finanza pubblica, la cornice su cui si appoggerà poi la legge di Bilancio che dovrebbe prevedere una stima sul Pil 2027 attorno all’1 per cento. Poi la conversazione si è spostata sul “succo”, cioè sulla contesa per Palazzo Marino, che il centrodestra non vorrebbe assolutamente perdere: Fratelli d’Italia non ha un suo candidato e questo un po’ semplifica il quadro, ma gli altri restano sulle proprie posizioni. Forza Italia con il nome nuovo, quello di Perego; Lupi con la sua corsa in prima persona, a cui lavora da tempo; la Lega con la vice segretaria Sardone, molto attiva anche in questi giorni sui canali social per promuovere la sua candidatura. Una situazione «di stallo», riconosce un parlamentare del centrodestra interessato alla questione. Che potrebbe essere “rotta” dalla premier, nel caso in cui esprimesse la sua preferenza per uno dei tre nomi in pista. E il più quotato, stando ai sussurri, sarebbe Matteo Perego, indicato da più fonti di Fratelli d’Italia come un profilo apprezzato da Meloni. E tuttavia ancora non è il momento: «Non vuole essere lei a scegliere adesso, creando inevitabilmente malumori in due alleati su tre…», spiegano dal quartier generale dei Fratelli. «Ci vorrà ancora un po’ di tempo, ma alla fine si andrà su Perego», è la previsione su cui si sbilancia un’altra fonte del partito della premier.
Per ora, in ogni caso, gli altri contendenti resistono e non rinunciano. Da Noi moderati assicurano che Lupi si sente ancora «in pista» e, soprattutto, Salvini insiste su Sardone. Una candidatura lanciata in grande stile sul prato di Pontida, con l’acclamazione dei militanti. Chiaro che il suo nome non può essere “ritirato” da Salvini appena una settimana dopo. Tanto più con il congresso straordinario del partito che si avvicina, convocato dal leader leghista per rintuzzare le critiche della fronda nordista del Carroccio. La convinzione dei leghisti è che Sardone sia il nome più conosciuto, per le sue ripetute apparizioni tv e in particolare per un fattore tutt’altro che secondario, in questa fase di “assedio” da parte di Futuro nazionale di Vannacci: è «in prima fila sulle battaglie identitarie che ci “coprono” il fianco destro dalla concorrenza del candidato di Vannacci», spiegano da via Bellerio. Da dove si lancia anche una frecciata a Perego: «Chiunque sarà il candidato, per avere una chance di vittoria si deve partire subito con la campagna elettorale. Soprattutto se si ha bisogno di farsi conoscere...».
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