Ddl sui caregiver, arriva il primo via libera. Previste nuove tutele e un contributo mensile per chi assiste un familiare a tempo pieno
La ministra Locatelli: «Segnale forte e concreto». Ma per Braga (Pd) è solo «un’occasione persa». Il primo firmatario Iezzi spinge per una rapida approvazione. FI ha ottenuto modifiche e ora è a favore. Le opposizioni: «Norme incostituzionali»

Primo via libera alla Camera al decreto che riconosce il ruolo e il valore economico di chi si prende cura di un familiare malato. Il testo è stato approvato con 153 sì, 105 no e 4 astenuti e per la prima volta riconosce in modo organico la figura del caregiver, che in Italia arriva a toccare quota 7 milioni. Nel testo infatti si introducono quattro profili in base al carico assistenziale, un contributo mensile per i più impegnati, congedi estesi a 18 anni per i genitori di figli con disabilità e tutele antidiscriminatorie. Tutto questo senza intaccare le competenze delle Regioni. Il testo, che ora passa al Senato, non ha però ottenuto nel primo step in Parlamento il consenso trasversale sperato dalla maggioranza, che ieri ha definito «storico» il passo fatto e il segnale che «lo Stato non lascia sole le famiglie», mentre per l’opposizione è stata «un’occasione persa» anche per l’assenza di risorse sufficienti.
Dal fronte del governo è la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli ad esprimere soddisfazione per il primo passaggio raggiunto nell’iter parlamentare. «Oggi insieme diamo un segnale forte e concreto per la vita di tante persone che amano, che curano e che non vogliono essere sostituite - dice - ma accompagnate dalle istituzioni in questo percorso di amore e di cura». Secondo Locatelli «questo è un punto fermo per la dignità della vita e del compito di cura di ogni familiare. Da qui non si tornerà più indietro, ma si potrà solo andare avanti». Anche per il presidente della commissione Affari sociali Ugo Cappellacci si dà «una risposta attesa da oltre vent’anni a milioni di persone», rivendicando l’emendamento che ha «innalzato da 15mila a 25mila euro la soglia Isee per accedere al sostegno economico».
Proprio le risorse sono il principale terreno di scontro politico. Il provvedimento prevede 257 milioni di euro nel 2027 e 260 milioni annui dal 2028. Per le opposizioni, però, servirebbero almeno 940 milioni l'anno. «Un’occasione persa - dice Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera -. Una legge che crea disparità proprio tra le persone che dovrebbe proteggere, lasciando sulle spalle delle famiglie il peso della cura e dell'assistenza, senza garantire un sostegno adeguato a chi ogni giorno si prende cura dei propri cari». In questo modo, aggiunge, «il Governo sceglie di non farsi carico fino in fondo di una responsabilità che riguarda milioni di italiani». Anche perché i 400 euro al mese riconosciuti, aggiungono i suoi compagni di partito, in realtà corrispondono a «un euro all’ora». La norma non s’inserisce nel quadro riconosciuto a livello europeo, inoltre secondo Luana Zanella, capogruppo di Avs alla Camera, che giustificando il voto contrario del suo gruppo spiega: «Il riconoscimento dello status è un percorso ad ostacoli, con misure economiche povere per chi è già povero». Nel mirino infatti ci sono anche i requisiti, giudicati troppo restrittivi, per accedere alle tutele, tra cui la convivenza e almeno 91 ore settimanali di assistenza. Per Azione invece «la maggioranza ha riunito solo buone intenzioni in un testo che non ha coperture finanziarie sufficienti».
Il ddl non piace nemmeno al mondo sindacale, con la Cgil convinta che «il testo rischia di accentuare le disuguaglianze esistenti, riducendo il riconoscimento del ruolo dei caregiver a una misura blandamente orientata al contrasto della povertà, senza affrontare in modo strutturale il tema della cura».
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