L'appello (a vuoto) di Liliana Segre, le divisioni nei partiti: cosa succede con il ddl antisemitismo
di Roberta d'Angelo, Roma
La senatrice a vita chiede di sanare
«una lacerazione» che rischia di «alimentare un clima d’intolleranza». Se serve, dice, si faccia «l’inessenziale modifica» per specificare che il governo d’Israele resta criticabile. Ma entrambi
gli schieramenti lo leggono come conferma delle proprie tesi

Si dice «incredula di fronte alle divisioni che si stanno manifestando sul ddl contro l’antisemitismo. Ci sono temi sui quali un Paese civile dovrebbe ritrovarsi unito al di là delle logiche di schieramento». Liliana Segre assiste con sofferenza alle divergenze con cui procede l’iter parlamentare di un testo di legge che mai avrebbe creduto potesse diventare divisivo. E scende in campo con un appello a tutte le forze politiche, con tanto di disponibilità a una «inessenziale modifica» che espliciti le possibili critiche al governo di Netanyahu, pur di vedere l’emiciclo schierato compatto contro pratiche di odio razziale che hanno lasciato un segno indelebile nella storia dell’umanità.
La senatrice a vita affida all’agenzia Ansa la richiesta ai partiti ancora contrari «affinché compiano un ulteriore sforzo di generosità e di responsabilità, mettendo da parte ogni speculazione e avendo di mira il superiore interesse del Paese». Anche perché, spiega Segre, «una lacerazione su un argomento così sensibile danneggerebbe l’immagine dell’Italia e contribuirebbe ad alimentare un clima di intolleranza e di diffusione dell’odio». Anche in ricordo della proposta di legge «del compianto amico Furio Colombo per l’istituzione del Giorno della Memoria», approvata all’unanimità dal Parlamento. Eppure, malgrado la diffusa certezza di un clima di antisemitismo crescente, le divergenze restano. E allora la senatrice concorda «che le nuove disposizioni per il contrasto all'antisemitismo debbano salvaguardare il diritto di critica politica al governo di Israele», che, ricorda, lei stessa ha «spesso criticato aspramente» anche «arrivando ad esprimere un sentimento di “repulsione”». Di qui la disponibilità a lavorare per venire incontro a tutte e sensibilità. L’appello colpisce nel segno dentro i partiti di maggioranza. Anche il presidente del Senato Ignazio La Russa lo accoglie, «come sempre con grande attenzione». Ma si sorprende che «qualcuno faccia finta di non sentire» le parole di Segre. E d’altronde, spiega da FdI il capogruppo in commissione Affari costituzionali Alessandro Urzì, il testo approvato in Senato è già «frutto di un compromesso» che accoglie le richieste delle associazioni».
Al contrario, però, le opposizioni (con il Pd spaccato, con l’area riformista già favorevole alla legge) leggono l’appello come la possibilità di rimettere mano al testo, ma venendo incontro alle loro richieste. Per la capogruppo alla Camera Chiara Braga «le parole della senatrice Liliana Segre non possono lasciarci indifferenti. Sono le parole di una voce autorevole che, dopo aver conosciuto sulla propria pelle sofferenze e ingiustizie indicibili, ha fatto del dialogo, del confronto e della ricerca di ciò che unisce una cifra della propria vita pubblica». Dice chiaramente da Avs Angelo Bonelli che nessuno mette in dubbio che «l’antisemitismo è una forma odiosa di razzismo», ma «la destra al governo ha fatto un uso strumentale del ddl antisemitismo allo scopo di silenziare ogni legittima forma di dissenso contro le politiche di Israele». Perciò, dice interpretando il diffuso pensiero tra le opposizioni, per avere un consenso unanime servirebbe «immaginare una legge diversa». Non concorda Piero Fassino, con i riformisti dem. E da Azione il capogruppo Matteo Richetti invita a non lasciar cadere l’appello di Segre. Si potrebbe fare, secondo il segretario di +Europa Riccardo Magi. Con poche modifiche. Non ne vede l’esigenza, invece, Emanuele Fiano, ormai un passo fuori dal Pd.
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