lunedì 24 marzo 2025
Gira online un testo che attribuisce a Francesco diverse riflessioni sulla sofferenza e sugli ospedali, ma si tratta di un falso che solo in parte si ispira a dei veri discorsi del Pontefice
Il Papa saluta la gente radunata nel piazzale del Gemelli, domenica 23 marzo

Il Papa saluta la gente radunata nel piazzale del Gemelli, domenica 23 marzo - Ansa

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Una delle caratteristiche del pontificato di papa Francesco, perfino in questi giorni di prova e di sofferenza, è di vedergli attribuite frasi, pensieri o riflessioni che non solo non hanno riscontro nei testi ufficiali, ma neanche negli interventi non magisteriali. Vere e proprie “bufale di Chiesa”, diffuse di post in post per la loro carica emotiva, che puntano alla pancia del lettore e ai click facili, fanno però subito dubitare i lettori più attenti.

È accaduto così anche per un testo che sta circolando in queste ore, ripreso anche da pagine e account social di parrocchie o confraternite italiane. L’incipit recita: «I muri degli ospedali hanno ascoltato preghiere più sincere delle chiese... Hanno assistito a baci molto più sinceri di quelli negli aeroporti...».

In realtà, proprio quelle due frasi sono di difficile attribuzione: in nessuna delle principali lingue, infatti, si ricava chi sia l’effettivo autore e, di certo, non è il Pontefice. La prima riga può comunque far pensare a quei moniti circa l’ipocrisia di alcuni cristiani, come quello che molti citano senza tener conto del contesto, dall’Udienza generale del 2 gennaio 2019, dedicata al Padre Nostro al centro del Discorso della montagna: «C’è gente che è capace di tessere preghiere atee, senza Dio e lo fanno per essere ammirati dagli uomini. E quante volte noi vediamo lo scandalo di quelle persone che vanno in chiesa e stanno lì tutta la giornata o vanno tutti i giorni e poi vivono odiando gli altri o parlando male della gente. Questo è uno scandalo! Meglio non andare in chiesa: vivi così, come fossi ateo. Ma se tu vai in chiesa, vivi come figlio, come fratello e dà una vera testimonianza, non una contro-testimonianza».

Il presunto discorso prosegue elencando situazioni ospedaliere come «un omofobo salvato da un medico gay», «un medico privilegiato che salva la vita di un mendicante», «un ebreo che si prende cura di un razzista», «un poliziotto e un prigioniero nella stessa stanza che ricevono le stesse cure» e «un paziente benestante in attesa di un trapianto di fegato, pronto a ricevere l'organo da un donatore povero». Anche queste possono far pensare all’attenzione di Francesco per le persone scartate dalla società e per il mondo della cura, dimostrato nelle sue visite pastorali e nelle tappe in luoghi come Casa Sollievo della Sofferenza o l’ospedale Bambin Gesù di Roma, ma non hanno riscontro nella realtà.

Se fino a questo punto il testo non evoca mai Dio o contenuti di fede, nella sezione seguente ci sono affermazioni che potrebbero di nuovo ricordare espressioni bergogliane: «È in questi momenti, quando l'ospedale tocca le ferite delle persone, che mondi diversi si intersecano secondo un disegno divino. E in questa comunione di destini, ci rendiamo conto che da soli non siamo nulla». Come non pensare alla “carne di Cristo” tante volte ricordata dal Papa, o a quel «nessuno si salva da solo» entrato nel lessico ecclesiale dalla Statio Orbis del 27 marzo 2020, quasi cinque anni fa. Un cristiano, però, non parlerebbe di «destino», ma di «comunione dei santi».

Confrontare invece le frasi successive, ovvero «La verità assoluta delle persone, il più delle volte, si rivela solo nei momenti di dolore o nella minaccia reale di una perdita irreversibile» e «Un ospedale è un luogo in cui gli esseri umani tolgono le loro maschere e si mostrano per come sono veramente, nella loro essenza più pura» con testi realmente pronunciati, come il discorso alla delegazione dell’Ospedale “Francesco Miulli” di Acquaviva delle Fonti (18 dicembre 2023), permette di capire cosa davvero Francesco intenda per essenza di un ospedale: «luogo accogliente e sicuro in cui chi soffre possa trovare rifugio e aiuto» e dove chi serve i malati è certo di vedere «in essi Gesù, che ci ha detto: “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”».

Il resto dello pseudo-testo papale snocciola frasi motivazionali come «Questa vita passerà in fretta, quindi non sprecarla litigando con le persone» oppure «I beni materiali devono essere guadagnati da ogni persona, non dedicarti ad accumulare un'eredità», ma anche altre come «non criticare troppo il tuo corpo» o «assicurati di abbracciare i tuoi cari». La chiusura invece appare quasi un’aggiunta per giustificare l’attribuzione: «Ama di più, perdona di più, abbraccia di più, vivi più intensamente! E lascia il resto nelle mani del Creatore».

Come ha però dimostrato il sito di controllo antibufale argentino Chequeado, è un testo che, nella sua integralità, circola almeno da un anno e che, almeno nella traduzione italiana, è stato ricondotto all’attuale situazione medica del Pontefice. Cosa lui stia invece manifestando ora, anche con poche e autentiche parole, è sotto gli occhi di tutti, anche se c’è chi, annebbiato forse da complottismi e fake news, preferisce non fidarsi della Sala Stampa vaticana e della fatica che gli operatori della comunicazione cattolica con impegno e professionalità fanno per diffondere solo ciò che da essa proviene.

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