venerdì 31 gennaio 2025
Non solo Bologna: una ricerca su 40 città europee mostra tutti i vantaggi della riduzione della velocità nei centri urbani, tra calo degli incidenti, delle vittime, dello smog e del rumore
Più sicurezza e meno inquinamento: le città a 30 all’ora funzionano

IMAGOECONOMICA

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Dopo un anno a 30 all’ora Bologna adesso fa scuola. C’era da aspettarselo, nella città sede della più antica università al mondo, anche se in molti all’inizio dubitavano del successo della sperimentazione che ha esteso il limite di velocità a 30 km/h sulla maggior parte delle strade comunali. Dopo dodici mesi il bilancio parla di nessun pedone investito, incidenti stradali dimezzati (-49%), calo dei pedoni investiti (-16%), dei feriti (-11%), del traffico (-5%), dell’inquinamento da veicoli (-29%). Risultati che hanno fatto molto discutere, non trovando tutti d’accordo, anche se la possibilità di un referendum cittadino sui 30 all’ora è venuta meno per la mancanza di un numero sufficiente di firme, ma che fanno riflettere. Verona ha deciso da qualche tempo di seguire la scia bolognese e anche Roma sta incominciando a pensarci seriamente. Ma quindi è vero che, “chi va piano, va sano e va lontano” e, tra l’altro, inquina meno?

Sembra proprio di sì, almeno secondo una ricerca approfondita che ha considerato l’applicazione del limite dei 30km/h in 40 città europee (di cui 2 italiane: Bologna e Firenze). Si tratta dello studio di George Yannis e Eva Michelaraki del Politecnico di Atene intitolato “Review of city-wide 30 km/h speed limit benefits in Europe” (Esame dei benefici del limite di velocità di 30 km/h nelle città d’Europa). I dati che emergono dalle 40 città europee che hanno applicato la sperimentazione degli “under 30” indicano chiaramente che la riduzione dei limiti di velocità ha migliorato la sicurezza stradale, diminuito la probabilità di incidenti oltre alla gravità di quelli che si verificano. Per dare una dimensione, l'implementazione del limite di velocità a 30 all’ora a Bruxelles, Parigi e Zurigo ha portato una riduzione di almeno un quarto degli incidenti stradali, dei feriti e dei morti. In particolare: a Bruxelles gli incidenti si sono ridotti del 10% e gli infortuni gravi del 37%, Parigi ha visto invece una diminuzione del 25% negli incidenti con lesioni e del 40% in quelli gravi e mortali, Zurigo ha segnato una riduzione del 25% nei decessi e del 16% negli incidenti auto-pedone.

In media, considerando tutte le 40 città europee, le evidenze scientifiche indicano che l'introduzione di limiti di velocità di 30 km/h in tutta l’area urbana ha permesso di “salvare” circa il 37% di cittadini ordinariamente vittime di incidenti. La regolamentazione ha innescato anche impatti positivi sull'ambiente, sul consumo energetico e sulla salute pubblica grazie alla riduzione del consumo di carburante. Infatti, i limiti di velocità più bassi hanno indotto diversi benefici in termini di sostenibilità: le emissioni inquinanti sono diminuite in media del 18%. Un uso più accorto dell’acceleratore favorisce una guida più fluida che si traduce in un incremento dell’efficienza del carburante, e quindi in una riduzione dell'impatto ambientale. Alcune città, come Buxtehude, Graz e Berlino, hanno registrato cali significativi dell’inquinamento acustico. Gli studi hanno dimostrato che il rumore indotto dal traffico è la principale fonte di inquinamento acustico nelle città, rappresentando circa l'80% di tutte le sorgenti di rumore urbane. In ambienti cittadini in cui le velocità variano da 30 a 60 km/h, si è visto che la riduzione del limite di velocità di soli 10 km/h può portare a un crollo dei livelli di rumore attorno al 40%.

L'applicazione del limite di velocità a 30 all’ora consente altri benefici per la salute pubblica, come l’attivazione di pratiche di mobilità dolce nel momento in cui si incoraggiano le persone a spostarsi a piedi, in bicicletta o usare maggiormente i servizi di trasporto pubblico. Camminare o pedalare sono ottime pratiche per migliorare la salute individuale, abbattendo i tassi di obesità, diabete e malattie cardiovascolari: secondo la ricerca, il trasporto attivo è associato a una riduzione del rischio di oltre 25 malattie croniche e può favorire la longevità. Pedalare o camminare migliora anche la salute collettiva, se si riesce a ridurre l’impatto dei mezzi motorizzati privati sull’aria cittadina. Sembrerà banale, ma camminare di più nella quotidianità urbana favorisce l'interazione sociale e migliora l’uso degli spazi pubblici, contribuendo a combattere la solitudine che è spesso una caratteristica delle città moderne .

Lo studio dei ricercatori dell’università di Atene arriva a intaccare una credenza diffusa sulle velocità ridotte in città, secondo la quale guidare piano farebbe aumentare la congestione del traffico, il motivo più grande di contesa tra le amministrazioni locali e i cittadini. A Bologna, per dire, il giorno dell'entrata in vigore del limite dei 30 km/h, un corteo di auto ha bloccato il traffico, mentre i tassisti minacciavano di aumentare le tariffe per compensare il fatto di dover guidare più lentamente. I dati della ricerca dicono tutt’altro: secondo le rilevazioni effettuate nelle 40 città europee i tempi di percorrenza spesso non aumentano, anzi, in alcune situazioni si registra una lieve diminuzione dei volumi di traffico. Succede perché nei centri urbani a velocità di 20-30 km/h il traffico scorre in modo più fluido, dato che le distanze di inseguimento più ridotte facilitano l'ingresso dei veicoli dalle strade laterali, permettendo un flusso continuo. Ad Amsterdam, Berlino, Copenaghen, Firenze, Lille i dati dello studio hanno messo in luce come la riduzione della congestione del traffico è stato un effetto collaterale gradito delle queste misure “under 30”.

In ogni caso i risultati più importanti che emergono dallo studio riguardano la sicurezza stradale, uno dei temi più sentiti quando ci si occupa di circolazione urbana, oltre che uno degli obiettivi dichiarati della strategia politica europea “Vision Zero”, che punta a eliminare completamente gli incidenti stradali mortali e i feriti gravi e a promuovere una mobilità sana, sicura ed equa per tutti gli utenti della strada. L’Unione europea intende dimezzare morti e feriti gravi sulle strade entro il 2030, con l'obiettivo finale di «zero morti sulle strade» entro il 2050. Come si realizza? Secondo l’Ue innanzitutto incentivando lo sviluppo di veicoli più attenti all’incolumità individuale, l’assistenza post-collisione, l’adozione di regolamenti e standard per le caratteristiche di sicurezza. Ma anche attraverso l’introduzione di velocità più basse, soprattutto negli spazi urbani. A tal proposito è interessante notare che l’applicazione del limite a 20 miglia orarie a Londra nel 2016 ha quasi dimezzato in un anno il numero di decessi e lesioni gravi dati da incidenti: percentuale ancora più alta nella fascia dei giovani tra 0 e 15 anni.

Ridurre la velocità in città ha anche un altro risvolto sociale interessante: quando il limite a 30 km/h è applicato in tutta la città si innesca un “effetto-spillover”: i guidatori si abituano a quella velocità di rotta e la applicano anche in luoghi diversi. Arrivano cioè a guidare a velocità ridotte anche in strade non interessate dalla limitazione. Un effetto emulativo legato al subconscio che può favorire la diffusione di abitudini di guida meno aggressive e più responsabili. Sulla base di queste considerazioni, alle città intenzionate a intraprendere la strada del limite a 30 km/h i ricercatori offrono però un consiglio la cui ricaduta politica non è semplice, se ad esempio la si interpreta alla luce del nuovo Codice della strada: quello di applicare il limite in modo generalizzato ed esteso, cioè non solo su alcune strade, ma ovunque possibile, almeno nei centri delle città. In una fase di grandi cambiamenti per la mobilità urbana, è evidente che i cambiamenti non possano procedere senza la partecipazione dei cittadini, e per questo diventa importante che l'opinione pubblica sia consapevole non solo dei possibili disagi, ma anche dei benefici che i limiti di velocità possono portare. L’obiettivo, in fin dei conti, è migliorare la vita di chi abita nelle città.

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