Spagna, Sánchez convoca elezioni anticipate il prossimo 29 novembre

"Abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare per difendere gli interessi degli spagnoli"
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October 5, 2026
Pedro Sánchez
Pedro Sánchez/ ANSA
Lo si poteva intuire già ieri, con l’improvvisa disdetta degli appuntamenti dell’esecutivo, che ha rafforzato l’ipotesi del voto anticipato. Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha sciolto le camere. Si andrà a nuove elezioni, domenica 29 novembre. La decisione, riferita da Sánchez al re Felipe VI, arriva dopo la bocciatura dei decreti «Maricarmen» (26/2026 e 27/2026, ispirati alla donna 87enne, protetta da uno sfratto imminente a Madrid) relativi all’emergenza abitativa in corso. «È arrivato il momento in cui gli spagnoli e le spagnole scegliate quale futuro volete per voi e per il vostro Paese – ha detto Sánchez, intervenuto dalla Moncloa –. È compito della maggioranza sociale chiarire se vogliamo proseguire sul sentiero dei progressi sociali, blindando l’abitazione pubblica e lo scudo sociale, o se invece si preferisce aprire le porte allo smantellamento del (settore, ndr) pubblico e dei tagli difesi da altre forze, di destra, e dall’ondata di ultradestra internazionale».

Il percorso verso il voto e le
reazioni

Il premier ha anche rivendicato i risultati della sua gestione, ricordando che «la politica deve servire per risolvere i problemi reali delle persone». E la casa – a suo avviso – è il «principale motivo di preoccupazione di milioni di spagnoli e spagnole». La convocazione di elezioni generali anticipate sarà approvata in data odierna, in una seduta straordinaria del Consiglio dei ministri, e in seguito pubblicata in Gazzetta ufficiale. Le candidature verranno presentate dal 21 al 26 ottobre, le liste saranno pubblicate il 2 novembre e la campagna elettorale – che durerà 15 giorni – prenderà il via venerdì 13 e si concluderà il giorno 27, poche ore prima del voto. Reagiscono subito le opposizioni, a partire da Alberto Núñez Feijóo (Partido popular): «Sánchez non scioglie le camere per convinzione democratica, ma per pura sopravvivenza politica: ha trascinato la Spagna in una fase di instabilità cronica». Esulta a sua volta Santiago Abascal (Vox): «Il governo della menzogna è crollato su sé stesso, vittima dei suoi medesimi soci». E promette: «Il 29 novembre gli spagnoli recupereranno il buonsenso e l’ordine». Contrarie invece le formazioni a sinistra, tra cui Podemos e Sumar, per le quali si tratta di una posizione unilaterale del governo Sánchez. «La gente non vuole elezioni, vuole soltanto risposte alle questioni abitative più urgenti», afferma Ione Belarra, segretaria generale di Podemos. In realtà, ascoltando le basi, entrambe elezioni e soluzioni potrebbero coesistere.

Voci dal basso: «Non abbiamo paura»

«C’è una totale dissonanza tra l’attuale composizione parlamentare e il bene comune. E a questo punto è meglio andare al voto», è la reazione a caldo di Jorge Nacarino, presidente della Fravm, Federación regional de asociaciones vecinales de Madrid. «Quando un’istanza del popolo, tra l’altro così urgente, muore in parlamento, meglio andare alle urne», ribadisce Nacarino ad Avvenire, denunciando l’«eccessiva liberalizzazione» subita dall’edilizia pubblica negli ultimi 15 anni. «Parliamo di oltre 2 milioni di abitazioni, molte di essere acquistate a prezzi calmierati e in seguito rivendute con plusvalenze. Tocca così unire i valori alle rivendicazioni materiali». Nello stesso tempo, il caroaffitti ha espulso il ceto medio da diverse zone. «A Madrid ci si arrangia, pian piano andiamo fuori centro – dice . Ma l’eccesso si verifica nelle isole, Tenerife e Canarias, dove l’impennata dei costi ha espulso lavoratori, impiegati e manodopera. E ora i datori di lavoro subiscono le conseguenze». Parliamo anche con il Sindicato de inquilinas e inquilinos, che ha convocato le massicce mobilitazioni di questo weekend. «Eravamo già pronti allo sciopero generale – racconta Valeria Racu, attivista, classe 1995, nata in Moldavia e cresciuta a Madrid –. La proposta contava sull’adesione di numerosi sindacati». Lo scioglimento delle Camere non la spaventa e neppure l’eventuale vittoria delle destre, con il Partido popular (oltre il 31,5%)  e Vox (circa il 18%) in netta ascesa nei sondaggi. «Ci sono nuove energie, che possono passare dalla piazza al voto. E comunque, quello sciolto, è un parlamento rapito dalla rendita speculativa – aggiunge –. Abbiamo visto una destra inginocchiata dinanzi i proprietari e una sinistra incapace di progredire in materia di diritti, oltre all’estrema destra (Vox, ndr) a cui non trema la mano per dividerci tra noi».

Tra piccoli proprietari e fondi
speculativi

Ma c’è anche la reazione dei piccoli proprietari, che chiedono alla politica di non fare di tutta l’erba un fascio. «Non potete confonderci con i fondi speculativi – osserva María Villanueva, 60enne, residente a Madrid –. Altrimenti i più colpiti saremo noi». Del resto i fondi speculativi – tra cui Blackstone, Cerberus e Lonestar –, che concentrano oltre un milione di beni immobili, sfuggono spesso al dibattito pubblico. «Eppure – commentano ad Avvenire gli esponenti delle Fravm – i fondi hanno un impatto diretto sulla politica, ottenendo la svendita di alloggi protetti (caso Ana Botella, ex sindaca di Madrid, che ha svenduto a Fidere 1.806 unità abitative) o, quantomeno, la mitigazione delle riforme più importanti».

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