sabato 7 settembre 2024
i movimenti studenteschi hanno organizzato circa 150 manifestazioni in tutto il Paese per protestare contro il "colpo di mano" dell'Eliseo sulla scelta del premier
Michel Barnier

Michel Barnier - Ansa

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«L’elezione è stata rubata al popolo francese». Per il leader di La France insoumise (La Francia insubordinata), il tribuno rosso Jean-Luc Mélenchon, è il succo della nomina giovedì come premier di una figura di centrodestra come il neogollista Michel Barnier. Un’analisi senza appello che ha subito spinto l’ex candidato all’Eliseo della sinistra radicale a lanciare appelli alla mobilitazione generale, come se Parigi dovesse prepararsi a breve a nuove barricate. E a partire da oggi si preannuncia un weekend di fuoco in Francia dove i movimenti studenteschi hanno organizzato circa 150 manifestazioni in tutto il Paese per protestare contro il "colpo di mano" dell'Eliseo e contro la scelta di Michel Barnier come nuovo primo ministro.
Su iniziativa di organizzazioni giovanili come l'Unione studentesca e l'Unione delle scuole superiori, partiranno numerosi cortei che hanno gia' avuto l'appoggio della 'gauche'. "La nomina di Michel Barnier e' una doppia negazione del risultato elettorale. Sabato 7 settembre mobilitiamoci per la democrazia e per la nostra dignita'", ha dichiarato su X il coordinatore degli Insoumis, Manuel Bompard. "Mentre il Nuovo Fronte Popolare e' arrivato primo alle elezioni, il partito di Michel Barnier ha ottenuto il 6,5% alle legislative e conta 40 deputati all'Assemblea Nazionale. Questa negazione della democrazia e' insopportabile. Noi censureremo questo governo", ha aggiunto. Gli ecologisti, il Partito comunista, il Nuovo Fronte Popolare e Generation.s hanno aderito ufficialmente all'appello a manifestare, cosi' come alcuni sindacati e una trentina di associazioni come Pianificazione familiare, Attac e Tutti noi. Il Partito socialista non ha annunciato ufficialmente la sua partecipazione al corteo, ma "alcune sezioni locali del partito" si uniranno al movimento "in diverse citta' della Francia", ha precisato la portavoce dell'Unione studentesca, Ele'onore Schmitt. I cortei si svolgeranno, tra le altre citta', a Parigi, Strasburgo, Lione, Nantes e Bordeaux. Nella capitale i manifestanti partiranno da la Bastiglia alle ore 14, per concludere la marcia a Nation.

Nel mirino, naturalmente, il presidente Emmanuel Macron. A dare man forte a Mélenchon sono pure le altre componenti del Nuovo fronte popolare (Nfp), la coalizione della sinistra in quadricromia che ha vinto di misura le ultime Legislative in termini di seggi, grazie al sistema maggioritario a doppio turno, pur raccogliendo molti meno voti dell’ultradestra lepenista, oggi terza (dietro pure ai macroniani) per numero di scranni nell’emiciclo, pur avendo nuovamente “sfondato” quanto a suffragi popolari. Per Olivier Faure, capo dei socialisti che hanno rifiutato la nomina di un moderato di sinistra come l’ex premier Bernard Cazeneuve, siamo a «una negazione democratica all’apogeo». Mentre il leader dei comunisti, Fabien Roussel, meno elegante, considera che l’Eliseo ha fatto «l’ombrello ai francesi che aspirano al cambiamento».

Da parte sua, Marine Tondelier, che guida i Verdi, si dice «estremamente preoccupata». Coralmente, sostenuta pure da diversi sindacati, la sinistra chiede agli elettori di scendere in piazza già oggi, in modo da ottenere subito la «mobilitazione più potente possibile» (Mélenchon), ancor prima che venga annunciata la squadra di governo a cui sta lavorando Barnier. Il clima è più che pesante, dato che pure tanti altri rimproverano a Macron di aver «tradito» l’elettorato andato a votare in massa ai ballottaggi ed erigendo il “muroi rosso” per sbarrare la strada all’ascesa dei lepenisti. In effetti, la scelta di Barnier come premier è stata calibrata dall’Eliseo in modo da ottenere una sorta di tacito via libera dall’ultradestra, che non intende bocciare subito il neopremier, anche perché Barnier, da ex candidato all’investitura presidenziale nella famiglia neogollista, aveva esibito posizioni sul nodo migratorio non così lontane da quelle del Raggruppamento nazionale (Rn) lepenista.

Con la sinistra e i sindacati in ebollizione, il clima politico e sociale potrebbe surriscaldarsi come mai prima, dimostrando quotidianamente quanto ristretto sia il crinale su cui l’esecutivo Barnier sarà costretto ad avanzare.

Secondo il noto politologo Pascal Perrineau, intervistato da “Le Parisien”, la scommessa presidenziale è di quelle a più incognite: «Con Michel Barnier, non si sa se Nfp e Rn voterebbero la sfiducia allo stesso tempo. Emmanuel Macron punta su quest’ipotesi: due forze che potrebbero censurare, ma che non sguaineranno l’arma al contempo. Forse il governo cadrà, ma in quel caso, l’Assemblea Nazionale sarà messa davanti alle proprie responsabilità. Il capo dello Stato potrebbe allora orientarsi verso una cosiddetta soluzione “tecnica”». Ma intanto, c’è da gestire un Paese che, fra squilli di rivolta della sinistra e rischi di un’imminente crisi del debito pubblico, assomiglia ogni ora un po’ più a una pentola a pressione.

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