Nelle più remote valli del Nepal distrutto gli aiuti arrivano coi droni umanitari

A un mese dal disastro, sono i velivoli senza pilota a consegnare gli aiuti nei distretti inaccessibili agli elicotteri. Il direttore del Programma alimentare mondiale: «Un'operazione pionieristica»
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September 26, 2026
Un drone sta per alzarsi in volo in Nepal
Il decollo di un drone per la consegna degli aiuti/ Wfp-Pam Sangam Silkapar
Dal cielo, accompagnato dal consueto ronzio che altrove terrorizza chi li sente avvicinarsi, questa volta non arriva un carico di morte, ma uno che salva la vita. Se la tecnologia in rapida evoluzione dei droni ha ridefinito il modo di condurre le guerre, da tempo c’è chi li impiega anche a scopo umanitario nei teatri di crisi più impegnativi. Solo che ora, sopra le distese di fango e detriti dei distretti alluvionati del Nepal, a un mese esatto dal disastro, i droni per la prima volta a livello globale stanno trasportando e consegnando alle comunità rimaste isolate rilevanti carichi di cibo, fino a 100 chili a volo.
Non solo monitoraggio e rilevazioni dei bisogni, dunque, né solo piccole consegne di materiale sanitario, medicinali e unità ematiche, come negli ultimi anni. «Sebbene avessimo già condotto operazioni minori in precedenza, questa è considerata un'iniziativa pionieristica. È stata la prima volta in assoluto per noi del Programma alimentare mondiale (Pam), considerando le dimensioni dell’intervento e la morfologia del territorio nepalese», commenta al telefono con Avvenire dal Nepal, Riaz Lodhi, direttore nazionale dell’agenzia Onu. È stato lui, insieme al team locale del Pam, a pilotare il 7 settembre il primo «drone cargo umanitario» dell’operazione. Da quella data e fino a ieri, si sono svolti circa 90 voli nelle aree più colpite dall’alluvione che il 26 agosto, al confine tra Nepal e Tibet, ha investito e spazzato via città e villaggi, radendo al suolo case e distruggendo infrastrutture energetiche. Secondo i dati ufficiali diffusi dal governo nepalese nell’ultimo aggiornamento del 21 settembre, è salito a 5.745 il numero delle persone disperse, cioè alcune centinaia in più di quanto non si stimasse nei primi giorni. Il bilancio dei morti accertati è di 1.451. La devastante piena sarebbe stata provocata dal crollo di una parete di roccia e di ghiaccio nei pressi della vetta del Langtang Lirung, sul versante nepalese dell'Himalaya. «Nella precedente emergenza nel Paese, cioè il terremoto del 2015, la distribuzione capillare, quella dell’ultimo miglio, alle popolazioni isolate era avvenuta utilizzando muli e yak, o addirittura affidandosi a portatori che trasportavano il cibo in spalla per due o tre giorni. Quelle lunghe giornate di viaggio si sono ridotte a cinque o dieci minuti di volo» prosegue il direttore Lodhi.
In questo primo mese dall’alluvione, il Pam ha fornito assistenza alimentare a circa 15.500 persone in tre aree principali, a Nuwakot, che ora è raggiungibile via strada da Kathmandu, nel distretto di Dhading e soprattutto nella zona di Rasuwa, che resta tuttora pressoché isolata. Nemmeno agli elicotteri era permesso di raggiungere alcune delle località coinvolte a causa di limitazioni nell’atterraggio. Ecco perché questa volta sono stati impiegati i droni cargo umanitari. «Non senza difficoltà – aggiunge Riaz Lodhi – perché nelle zone in cui abbiamo operato non c’era elettricità. Avevamo i droni e il cibo, ma una quantità limitata di elettricità perché il carburante per i generatori scarseggiava. L’operazione, però, sta avendo successo».
Dai filmati inviati dai velivoli, gli operatori del Pam hanno potuto vedere l’emozione di chi, nei villaggi colpiti, ha ricevuto i carichi. «Per me e per il mio team è stato un momento storico, decisivo: è avvenuto qualcosa destinato a cambiare il modo in cui si distribuiranno gli aiuti d’ora in avanti, non solo il cibo, ma anche i beni non alimentari, medicinali e materiali di soccorso. Quei momenti mi hanno riportato indietro nel tempo, al 2019, quando la Banca Mondiale, con il nostro sostegno, organizzò una competizione dedicata ai droni sul lago Vittoria, in Tanzania». Le aziende produttrici erano state invitate a presentare i loro prodotti. All’epoca la maggior parte dei velivoli era di dimensioni molto ridotte, senza possibilità di atterraggio. «Come Programma alimentare mondiale manifestammo allora, a chi li progettava e assemblava, l’esigenza di avere velivoli guidati da remoto capaci di trasportare dai 100 ai 500 chili di carico. Era una visione, un sogno. Ancora non sapevo che sarei stato io a pilotare il primo drone umanitario in Nepal», conclude il direttore Riaz Lodhi.

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