L’ombra di Pechino sul sud-est asiatico: la Cina apre la sua prima base aerea in Laos
di Luca Miele
Dopo la base a Gibuti e la struttura navale di Ream in Cambogia, è la terza struttura del gigante asiatico oltre confine

Dopo la base a Gibuti e la struttura navale di Ream in Cambogia, è la volta del Laos. Qui, a circa 50 chilometri a nord della capitale Vientiane e del confine con la Thailandia, la Cina ha trasformato l'aeroporto di Ban Keun in una nuova base militare. Presentata ufficialmente come un centro di supporto logistico e di addestramento congiunto per i piloti dell’Aeronautica del Laos, la struttura è, in realtà, a tutti gli effetti la prima base aerea d’oltremare controllata direttamente dall’Esercito Popolare di Liberazione (PLA). E risponde a un’esigenza strategica del gigante cinese: aumentare la capacità di proiezione politico-militare di Pechino nel Sud-est asiatico.
Secondo un'analisi di immagini satellitari effettuata dall'Associated Press, l'aeroporto di Ban Keun “dispone attualmente di una pista di circa 2.000 metri, una via di rullaggio parallela e un piazzale con posti per il parcheggio di una ventina di aeromobili. La pista è già abbastanza lunga da ospitare aerei da combattimento e le immagini satellitari indicano che c'è spazio sufficiente per estenderla di almeno altri mille metri, il che potrebbe consentirne l'utilizzo da parte di velivoli più grandi, compresi i bombardieri.”
Per gli analisti, la base costituisce un salto di qualità della capacità di proiezione cinese. Fino ad oggi, l’unica vera presenza militare permanente del gigante asiatico all’estero era rappresentato dalla base navale di Gibuti, nel Corno d’Africa, inaugurata nel 2017 per scopi di lotta alla pirateria e protezione delle rotte commerciali. Negli ultimi anni, Pechino ha progressivamente espanso la propria influenza marittima, in particolare con la presenza presso la base navale di Ream in Cambogia. L'infrastruttura di Ban Keun introduce un elemento del tutto nuovo: il controllo strategico dello spazio aereo peninsulare indocinese.
Secondo l’Australian Strategic Policy Institute, la base in Laos ha almeno “quattro implicazioni”. Primo: trovandosi a ovest del Vietnam, la Cina ha un ulteriore punto di pressione sul Paese. Il Vietnam ha già un rapporto complesso con la Cina, caratterizzato da stretti legami economici ma anche da significative controversie territoriali. Secondo: aggiunge una dimensione di potenza aerea alle attività delle basi estere della Cina. Anche se il Laos è senza sbocco sul mare, la sua conformazione geografica, lunga e stretta, potrebbe offrire alla Cina un sito eccellente per monitorare le attività nel Sud-est asiatico. Terzo: offrendo l'accesso sotto forma di strutture di addestramento congiunto o centri di soccorso in caso di calamità e supporto umanitario, Pechino si assicura una presenza più duratura, evitando al contempo i costi diplomatici e politici della costruzione di basi militari tradizionali.
Infine, l'intensificarsi della pressione militare mette sempre più a dura prova la tradizionale strategia di diversificazione del Sud-est asiatico, in cui i Paesi della regione si integrano con la forza manifatturiera cinese bilanciandola al contempo con la potenza militare americana.
Ma la presenza cinese è anche lo specchio di un modus operandi del gigante asiatico. La compenetrazione economica si traduce in una sorta di “satellizzazione” dei Paesi più piccoli. È appunto il caso del Laos, “un vicino impoverito di soli otto milioni di abitanti che si trova saldamente nell'orbita economica di Pechino”. Come scrive Asia Times, il Paese “potrebbe non avere altra scelta se non quella di assecondare i comandi cinesi sulla base e potenzialmente anche su altre in futuro. Aziende statali e private cinesi hanno finanziato, costruito e gestiscono molte delle grandi dighe idroelettriche del Laos, che contribuiscono in larga misura alle ambizioni di esportazione di energia di questa piccola nazione.” Ma penetrazioni simili sono avvenute, e avvengono, anche in Cambogia e nel Myanmar.
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