«Le risorse della Rd Congo saccheggiate per la transizione verde»

di Nello Scavo Inviato a Ibba
L'attivista Kaserela Kamate: «Possediamo immense ricchezze ma sono soprattutto i Paesi stranieri a beneficiarne. Non raccontateci solo come vittime»
Google preferred source
October 18, 2026
L'attivista Kaserela Kamate tiene in mano un megafono durante una manifestazione
L'attivista Kaserela Kamate durante una manifestazione/ Scavo
Francois Kasereka Kamate ha visto la guerra dalla parte di chi la subisce, ma rifiuta che il suo popolo venga raccontato soltanto attraverso le sofferenze. Originario del Nord Kivu, è cofondatore di Extinction Rebellion Rutshuru e dell’Amani Institute, due organizzazioni impegnate nella giustizia climatica e nella costruzione della pace attraverso la non violenza. Vincitore del Premio internazionale Alexander Langer 2026, denuncia l’intreccio tra armi, sfruttamento delle risorse minerarie e responsabilità internazionali.
Si è chiesto perché la tragedia di milioni di congolesi riceve così poca attenzione?
Gli interessi geopolitici e le priorità dei media contribuiscono all’abbandono. Nel Kivu la guerra significa sfollamento, scuole chiuse, povertà e paura. Dietro ogni statistica ci sono famiglie che lottano per sopravvivere. Ma non siamo soltanto vittime. Siamo cittadini che combattono per la dignità e la giustizia. Una vita congolese deve valere quanto una europea.
Chi controlla il territorio? Quali responsabilità hanno Ruanda e Kinshasa?
Non è una guerra soltanto interna. Ci sono interessi regionali, milizie e competizione per le risorse. L’Onu ha documentato il sostegno ruandese all’M23, che Kigali contesta. Ma anche il governo congolese deve proteggere i cittadini. Bisogna chiedersi chi controlla il territorio, chi guadagna dallo sfruttamento minerario e chi ne paga il prezzo.
Che cosa sta accadendo ai bambini?
Sfollamenti, separazioni familiari, reclutamento forzato e violenze sessuali distruggono l’infanzia. Con iniziative comunitarie, anche attraverso l’Amani Institute, cerchiamo di offrire ai giovani alternative alla violenza. Servono protezione, istruzione, ricongiungimenti familiari e assistenza ai sopravvissuti. I responsabili degli abusi devono risponderne.
Quanto pesano i tagli agli aiuti internazionali?
Le famiglie non hanno accesso sufficiente ad acqua potabile, medicinali e cure. I tagli aggravano la situazione mentre gli operatori sanitari faticano a rispondere ai bisogni. Occorrono investimenti nella sanità e protezione delle strutture mediche. Curarsi non può essere un privilegio di chi vive lontano dalla guerra.
Eppure il Paese possiede minerali strategici da cui dipende l’economia mondiale. Quali responsabilità esterne vi sono nello sfruttamento delle ricchezze congolesi?
L’Europa non può sostenere una transizione ecologica giusta ignorando le conseguenze sui diritti umani del proprio consumo di minerali. Bisogna esaminare le catene di approvvigionamento e le responsabilità di governi, imprese e consumatori. Le nostre risorse alimentano batterie, auto elettriche e intelligenza artificiale, mentre molte comunità vivono nella povertà e nella distruzione ambientale. La transizione verde non deve diventare un’altra forma di sfruttamento del popolo congolese.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire