La premier giapponese Takaichi prepara una "strategia globale" contro il declino demografico
di Luca Miele
Il capo del governo ammette: si tratta di "una crisi nazionale che avanza silenziosamente"

Il “dimagrimento” è costante. E, apparentemente, inarrestabile. “Una crisi nazionale che avanza silenziosamente", è la diagnosi (amara) della premier giapponese, Sanae Takaichi. Che ha promesso, nel suo discorso programmatico in Parlamento, di "formulare una strategia globale in materia di popolazione" entro la fine dell'anno.
I numeri non lasciano spazio all’ottimismo. E catturano un Paese attraversato da squilibri sempre più vistosi. Primo: il declino non si arresta. Il numero di cittadini giapponesi residenti nel Paese è sceso sotto i 120 milioni per la prima volta negli ultimi 42 anni. Il Paese perde in media tra i 600.000 e gli 800.000 residenti ogni anno. Più nel dettaglio: secondo i dati del censimento, pubblicati dal Ministero degli Interni, al 1° ottobre 2025 la popolazione totale del Giappone, inclusi i residenti stranieri, ammontava a 122,9 milioni di abitanti, in calo di 3,17 milioni, pari al 2,5%, rispetto a cinque anni prima. Si è trattato del terzo calo consecutivo nell'indagine quinquennale che risale al 1920. Il numero di cittadini giapponesi è diminuito del 3,5%, attestandosi a 119,1 milioni, dopo un calo dell'1,4% registrato nel precedente censimento del 2020, mentre quello dei residenti stranieri è aumentato del 39,8%, raggiungendo il livello record di 3,84 milioni. I cittadini cinesi rappresentavano la quota maggiore di residenti stranieri, con il 24%, seguiti dai vietnamiti, con il 15,9%, e dai sudcoreani e nordcoreani, con il 10,4%.
Secondo aspetto: il tasso di fecondità resta ai minimi, oscillando attorno a 1,2 figli per donna, ben al di sotto del livello di sostituzione (2,1) necessario per stabilizzare la popolazione. Il terzo, anche questo sempre più evidente fenomeno: lo squilibrio generazionale. Oltre il 29% della popolazione ha più di 65 anni, rendendo il Giappone la società più anziana al mondo, mentre la fascia d'età tra 0 e 14 anni rappresenta meno dell'11%.
Le previsioni per il futuro sono fosche. L'Istituto nazionale giapponese per la ricerca sulla popolazione e la sicurezza sociale stima che la popolazione del Paese potrebbe scendere a circa 91,6 milioni entro il 2065 e a 87 milioni entro il 2070. A quel punto, quasi quattro giapponesi su dieci avranno 65 anni o più.
Come si muoverà dunque Tokyo per arginare la “crisi nazionale” demografica? La premier Takaichi promette di superare la logica degli interventi del passato. Troppo frammentari ed episodici. L'obiettivo sarà mettere in campo un approccio complessivo, più ampio e organico. Agendo su più fronti. Dall’aumento dei salari reali per i lavoratori più giovani ai sussidi diretti all'infanzia per incentivare la formazione di nuove famiglie. Fino ad arrivare a un traguardo ambizioso: sagomare stili di vita che contemplino una (ri)conciliazione vita-lavoro. Le ipotesi sul tavolo? Puntare a nuove riduzioni dell'orario di lavoro straordinario e a incentivare i congedi di paternità effettivi. Il governo mira, poi, a investimenti massicci nell'adozione di robotica, intelligenza artificiale e automazione industriale per compensare la mancanza di manodopera nei settori chiave del Paese.
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