Figi, l'altra faccia del “paradiso” è l'Hiv. Perché il governo è arrivato a dichiararlo emergenza nazionale

I contagi sono cresciuti dodici volte rispetto al 2010, in controtendenza rispetto al resto del mondo. Tra le cause c’è la diffusione delle iniezioni di metanfetamine tra i giovani: «Ne fanno uso anche alle scuole elementari»
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September 29, 2026
Una veduta spettacolare delle isole Figi
Una veduta spettacolare delle isole Figi
Il mondo conosce le isole Figi, nel sud dell’Oceano Pacifico, come un paradiso tropicale fatto di spiagge di sabbia bianca e incantevoli barriere coralline. Oggi, però, il piccolo Stato insulare è al centro dell’attenzione per una ragione ben diversa: due settimane fa, il ministero della Salute ha dichiarato la diffusione del virus Hiv come emergenza sanitaria nazionale. In una nazione di neppure un milione di abitanti, si stima che almeno 9.100 persone vivano con il virus: adulto ogni 60. Cinque anni fa, la proporzione era di uno ogni 167. Nel 2025, quando il problema era già chiaro, sono state registrate 2.016 nuove diagnosi, mentre i decessi correlati all’Hiv sono saliti a 117, rispetto ai 25 del 2021. Secondo Unaids, il numero di nuove infezioni nelle Figi è aumentato del 27% in un solo anno ed è dodici volte superiore a quello del 2010. «La situazione è grave, il Paese ha bisogno di una risposta coordinata urgente», ha dichiarato il ministro della Salute, Atonio Lalabalavu.
Il fenomeno in netta controtendenza rispetto all’andamento globale considerato che a livello globale le nuove infezioni da Hiv nel mondo sono diminuite di circa il 42% tra il 2010 e il 2025. Le statistiche ufficiali, tuttavia, potrebbero non rappresentare l’intera portata della crisi. Renata Ram, consulente di Unaids per le Figi, ha sottolineato soprattutto la velocità con cui l’epidemia si sta diffondendo e il numero di persone che potrebbero vivere con l’Hiv senza saperlo. Solo il 39% circa delle persone infette conosce infatti il proprio stato sierologico e meno di un quarto, il 22%, riceve un trattamento. Se non viene trattato, il virus può progredire fino all’Aids, indebolendo gravemente il sistema immunitario e aumentando il rischio di malattie e tumori potenzialmente letali.
Uno dei principali fattori alla base della crisi è il crescente uso di droghe per via iniettiva. Negli ultimi anni le Figi sono diventate un importante punto di transito per gli stupefacenti provenienti dalle Americhe e diretti verso i redditizi mercati di Australia, Nuova Zelanda e alcune parti dell’Asia. Le grandi quantità di metanfetamina introdotte clandestinamente nell’arcipelago dai cartelli della droga hanno però iniziato a circolare anche nelle comunità locali, soprattutto durante il Covid quando la chiusura dei confini ne ha trattenuto le forniture all’interno del Paese. Il problema riguarda soprattutto i giovani, i più inclini a usare lo stesso ago. Gli operatori sanitari e gli assistenti sociali segnalano che tra le persone che si iniettano droghe ci sono anche bambini delle scuole elementari.
Il venerdì sera, così racconta la Bbc, l’équipe della dottoressa Kesaia Tuidraki parcheggia una clinica mobile davanti a un McDonald’s nel centro della capitale Suva cercando di avvicinare allo screening quanti più ragazzi possibile. «Conosco questi ragazzi, mi chiedono le siringhe», ha raccontato al Guardian Rochelle (il nome è di fantasia), una persona che fa uso di droghe per via iniettiva e vive con l’Hiv: «Quando ne ho, gliele do. Qualcuno deve pur dargliele». Il ministro Lalabalavu ha annunciato che il governo agirà «rapidamente» per affrontare l’emergenza non solo ampliando i programmi di test e trattamento ma introducendo un controverso programma di distribuzione di aghi e siringhe. «L’emergenza immediata è fermare la diffusione», ha sottolineato Eamonn Murphy, direttore regionale di Unaids, in risposta a quanti considerano questa iniziativa come un incoraggiamento all’uso degli stupefacenti.
La fondatrice e attivista di Drug Free World Fiji, Kalesi Volatabu, è ancora tormentata dal ricordo di una ragazza di 15 anni che aveva incontrato sei anni fa, quando aveva iniziato a battersi per un programma di distribuzione sicura degli aghi. La ragazza era una corriera della droga che trasportava clandestinamente metanfetamina verso la Nuova Zelanda e l’Australia. Aveva persino dato un nome alle tre principali vene sul dorso della mano: «colazione, pranzo e cena». Potrebbero essere necessari dai cinque ai dieci anni per riuscire a tenere sotto controllo il virus e, nel frattempo, i numeri dei contagi potrebbero continuare a crescere.

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