Domani in Francia torneranno in piazza giovani e “gilet gialli”: dopo il «quinto atto» la protesta si allarga
Con le manifestazioni di domani si diversificano le rivendicazioni. Dall'inizio dei cortei, ai giovani si sono uniti insegnanti, sindacalisti, statali, agricoltori, avvocati e persino Greta Thunberg. Cresce la probabilità di un nuovo "autunno di fuoco".

Fin dalla vigilia, il gioco di parole si è trasformato in uno slogan sui social: les jeunes et les jaunes. In effetti, le manifestazioni previste domani in tutta la Francia vedranno la convergenza fra i giovani, a cominciare da liceali e studenti universitari, e i ‘gilet gialli’, ovvero gli eredi del movimento protestatario delle periferie che attecchì in modo dirompente in un altro autunno, quello del 2018. Lo stesso torrente collettivo di rabbia che contestò il governo su caro-vita e rappresentatività democratica dei meno favoriti. Nelle ultime settimane, i 5 ‘atti’ della protesta liceale e studentesca hanno attirato manifestanti sempre più variegati. In un primo tempo, genitori e insegnanti a sostegno e ‘protezione’ dei propri ragazzi, data l’ampiezza presa dai disordini, legati anche a casseur esterni, e dai fermi di polizia a migliaia. Martedì scorso, si sono uniti sindacalisti e statali, fiancheggiati da agricoltori, o avvocati specializzati nei diritti civili.
Domani, il perimetro dei motivi di protesta si allargherà ancor più: il ‘caro-vita’ e il ‘caro-energia’ fungeranno da traino, nonostante le misure speciali già adottate da Parigi, come la commercializzazione di una parte delle riserve strategiche di carburante. Ma non dovrebbe finire in sordina la principale rivendicazione giovanile: meno disuguaglianza nella scuola troppo spesso ‘a diverse corsie’. Il condizionale è d’obbligo. A dispetto dei vibranti appelli delle sigle studentesche e degli incoraggiamenti arrivati martedì scorso pure dalla nota militante svedese Greta Thunberg, ‘spuntata’ davanti a un liceo emblematico di Saint-Denis, nella banlieue a nord di Parigi, la giornata di oggi segna in tutto il Paese pure l’inizio delle due settimane di vacanze scolastiche di Ognissanti. Un fattore che, come spera vivamente il governo in estremo affanno, potrebbe depotenziare le proteste giovanili, già parse in riflusso all’inizio della settimana, almeno fra i liceali.
In piazza, dunque, gli adulti dovrebbero prendere il testimone dei più giovani. E accanto all’incognita sull’ampiezza dei cortei, l’attenzione generale si concentrerà pure sul rischio di scontri. Ad ammettere il timore di nuove violenze è stato lo stesso premier Sébastien Lecornu, al contempo alle prese con una crisi del debito potenzialmente fatale che lascia a Parigi margini ristrettissimi per rispondere alle proteste con nuove promesse di spesa pubblica. Sono attese in piazza pure specifiche professioni, dai tassisti ai pompieri, come tante associazioni di sostegno ai più fragili. Nell’ultrasinistra, raccolta dietro al ‘tribuno rosso’ Jean-Luc Mélenchon, si è mostrata da settimane al fianco dei protestatari, c’è chi vede nel turbine di energie convergenti una spinta di stampo «rivoluzionario». L’ultradestra attorno a Marine Le Pen, data in testa nei sondaggi presidenziali, si è invece fin qui schierata con la polizia, ma potrebbe mettersi ora di nuovo in ascolto dei ‘gilet gialli’. Fin dalla vigilia, tanti analisti sottolineano il rischio crescente di una «tempesta perfetta» e di un nuovo «autunno di fuoco» simile proprio a quello del 2018. La soglia delle 1000 ‘azioni’ locali annunciate per domani era già stata superata fin da giovedì.
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