Le opposizioni contro Tajani dopo le parole sulla sentenza Regeni

di Redazione romana
Il vicepremier aveva commentato così: «Sono state condannate tre persone in primo grado, non l'Egitto». Le minoranze: «Negazionismo»
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September 29, 2026
Bufera sul vicepremier Antonio Tajani dopo il suo commento alla sentenza del processo Regeni. Il leader di Forza Italia ieri sera aveva sottolineato: «Sono state condannate tre persone in primo grado. Vedremo cosa succederà nel secondo e terzo grado. Ci sono tre persone colpevoli, ma non è l'Egitto a essere condannato in quanto tale». Un intervento che ha fatto insorgere le opposizioni. Per la segretaria del Pd, Elly Schlein, sono parole «gravi». E anche per il presidente dei senatori dem, Francesco Boccia, che le definisce «sorprendenti». Secondo il segretario di Più Europa, «fanno rabbrividire e trapelano un certo negazionismo». Sulla stessa linea, Nicola Fratoianni di Avs: «Siamo all'indecenza pura e semplice».
Schlein: «Gravi parole Tajani, Governo faccia rispettare la sentenza Regeni»
Tajani ha perso un’altra occasione per tacere ed evitare imbarazzo al Paese. Dimostra di non aver capito niente della sentenza di ieri, che condanna per il sequestro e la tortura di Giulio Regeni tre componenti dell’apparato di sicurezza del regime egiziano - ha commentato Schlein -. Nessuno può più negare la responsabilità del regime di Al Sisi. Le parole di Tajani sono molto gravi perché arrivano proprio quando la giustizia ha compiuto un importante passo avanti dopo dieci anni di tenace battaglia per la verità da parte della famiglia Regeni e uno sforzo encomiabile della Procura. Tajani si risparmi i toni da assoluzione di ufficio, anche perché adesso è compito del governo far rispettare ed eseguire la sentenza emessa, con un’iniziativa politica e diplomatica forte e determinata, per pretendere dal governo egiziano di consegnare i responsabili alla giustizia e che paghi all’Italia il risarcimento che la sentenza ha stabilito».
Boccia: «Parole di Tajani gravi».
«Dire che "sono state condannate tre persone, non l'Egitto" significa eludere la questione che dieci anni di indagini e di processo consegnano oggi alla politica italiana - ha detto Boccia -. Nessuno sostiene che la Corte d'Assise abbia condannato lo Stato egiziano. Ma quei tre uomini appartenevano agli apparati di sicurezza egiziani e per anni le autorità del Cairo non hanno fornito la collaborazione necessaria alla giustizia italiana, fino a rendere necessario l'intervento della Corte costituzionale per consentire al processo di andare avanti. È questo il punto che il ministro degli Esteri dovrebbe porre al presidente al-Sisi, soprattutto dopo aver incontrato poche settimane fa al Cairo il governo egiziano per rafforzare partenariato politico. Ora non servono distinguo nè formule diplomatiche. Servono atti: ottenere piena collaborazione dall'Egitto, perseguire l'esecuzione della sentenza e delle statuizioni civili e continuare a cercare tutta la verità su chi sequestrò, torturò e uccise Giulio Regeni.
Magi: «Da Tajani negazionismo»
«Le parole di Tajani sul fatto che sono state condannate tre persone e non lo Stato Egiziano per l'omicidio di Giulio Regeni fanno rabbrividire e trapelano un certo negazionismo del governo rispetto alle responsabilità degli apparati del Cairo: non erano tre persone a caso, erano agenti dei servizi segreti egiziani, che il regime di Al-Sisi ha coperto, tanto che il processo che ha portato alla loro condanna si è svolto in contumacia - ha attaccato Magi -. E mentre Tajani era seduto a tavola con il presidente egiziano, senza chiedere nulla su queste vicenda, una famiglia qui in Italia piange la morte di un figlio e continua a battersi per la verità. Noi stiamo con la famiglia di Giulio, non certo con chi baratta la vita di un ragazzo per preservare le relazioni diplomatiche di un regime criminale». 
Fratoianni: «Parole di Tajani sull'Egitto indecenti»
«Il ministro Tajani ha perso definitivamente il controllo - ha tuonato Fratoianni -. Non bastava il "rispetto del diritto internazionale ma fino ad un certo punto", non era sufficiente "la lunghezza delle gonne delle donne". Per non parlare del caso Almasri o della tragedia palestinese. Ora anche la perla sulla sentenza Regeni. Se in altri episodi e in altre gaffe eravamo ben oltre la farsa o l'avanspettacolo di infima categoria, qui siamo all'indecenza pura e semplice».


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