Con la droga della risata c'è poco da scherzare
Il protossido d'azoto è ancora legale in Italia, ma dietro la ricerca di un piacere immediato emerge la drammatica fragilità dei legami

Ne aveva scritto l’allora Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (Emcdda), oggi Euda, Agenzia dell’Unione europea sulle droghe, nel 2022, definendola «una preoccupazione crescente per l’Europa», ne avevano trattato i tabloid inglesi, dopo, il cosiddetto «scandalo dell’Arsenal» del 2018, documentato da alcuni filmati che vedevano coinvolte stelle della Premier League in un locale esclusivo di Londra, ai limiti dello svenimento, dopo aver inalato il gas da palloncini nel corso di un party privato, ne hanno scritto i media italiani nell’aprile del 2026, allorquando circa una cinquantina di calciatori della Serie A sono stati coinvolti in un’inchiesta su feste incentrate sulla presenza di escort e sull’assunzione di gas esilarante a Milano. Il protossido di azoto (N2O) – in gergo droga della risata, droga del palloncino, hippy crack – è un gas incolore e subodoroso, più pesante dell’ossigeno, utilizzato in medicina, per le sue virtù anestetiche, sin dal XIX secolo. Il Nos – termine la cui origine gergale è da riportare a Nitrous Oxide System marchio americano di sistemi di sovralimentazione per motori, reso noto dalla saga cinematografica di Fast & Furious, utilizza bombole di protossido di azoto per aumentare nell’immediato la potenza delle auto – viene inalato direttamente da palloncini o da contenitori simili con grandi e profonde boccate e consumato con Ketamina, alcol, Viagra® per implementarne gli effetti dissociativi, rilassanti, ipotensivi, euforizzanti.
Gli effetti indesiderati del gas esilarante, oltre alle dissociazioni mentali, alle dispercezioni uditive e visive, sono soprattutto legati alla mancanza di ossigeno e possono condurre a una temporanea perdita di coordinazione e di equilibrio, nausea, mal di testa, fino alle convulsioni. Un consumo eccessivo può indurre cali della pressione sanguigna, aritmie, perdita di coscienza sino alla morte per arresto respiratorio o per soffocamento (assenza di aria). Nel lungo termine, l’inalazione regolare di protossido di azoto – senza che lo stesso venga addizionato con ossigeno come avviene in medicina - nuoce al sistema nervoso (periferico e centrale), determinando danni al midollo spinale fino all’incapacità di camminare, alla carenza di vitamina B12 e al rischio di insorgenza di sintomi psichici e di dipendenza patologica. Per tutte queste ragioni, le persone che fanno uso di protossido di azoto non dovrebbero guidare, andare in bicicletta o in scooter, o azionare macchinari. Resta difficile, tuttavia, provare l’esposizione alla sostanza durante la guida, perché l’effetto diretto del protossido d’azoto sull’essere umano è breve e il suo uso non è generalmente rilevabile (sangue, urina, alito o saliva).
Sempre più diffuso tra i giovanissimi e gli sportivi, i governi del Regno Unito e dei Paesi Bassi, già da alcuni anni, lo hanno reso illegale per scopi ricreativi. In Italia il protossido di azoto è legale e non è inserito nella tabella delle sostanze stupefacenti, sebbene la sua vendita e il suo uso improprio siano al centro di sempre più diffuse restrizioni locali e sequestri sul mercato online. Allo stato attuale non è inserito nella lista delle sostanze proibite della Wada (World Anti-Doping Agency) e, dunque, non viene cercato nei test antidoping standard per gli sportivi. Perché, pur in situazioni di apparente assenza di disagio, di eccedenza di beni ed oggetti, di opportunità e occasioni che il mercato mette a nostra disposizione, abbiamo bisogno di aiuti esogeni, supporti chimici, sostanze di sintesi o naturali per rilassarci, gestire lo stress, divertirci?
Perché anche coloro che, almeno nell’immaginario comune, non sembrano mancare di nulla - denaro, fama, successo – fanno ricorso ad ausili e scorciatoie per concedersi momenti di, almeno nell’immaginario comune, piacevolezze, distrazioni e svaghi? La domanda, forse, non è cosa ci manca ma cosa non riusciamo ad avere perché non si compra. Le droghe o l’utilizzo improprio di sostanze d’abuso sono un fenomeno sociologico da riportare all’affannosa ricerca di piacere – declinabile in modi differenti per soggettività, cultura, collettività, che selezionano, in un dato momento, attitudini e comportamenti ritenuti desiderabili e/o opportuni. Nondimeno, non prescindono dalla fragilità dei legami umani e dalla necessità di consumare sensazioni per sentirsi vivi, per raggiungere rapidamente percezioni e sensazioni gratificanti. Seducono con la promessa della fuga dall’ansia e da stati di malessere psico-fisici propri di condizioni precarie e umanamente - ben oltre l’economicamente – depauperate. Sono esperienze di consumo, simili a tante altre offerte e questo le rende trasversalmente normalizzate. Non bastano le sostanze che costano sempre meno, che sfuggono ai controlli, chissà conferendo l’abbaglio di averla fatta franca. Non sono sufficienti quelle sempre più versatili e rispondenti ai bisogni/aspettative degli assuntori se quei bisogni sono così profondi e onnipresenti. In presenza di narcisismo, isolamento relazionale, analfabetismo emozionale, lì dove degrada ogni possibilità di incontrare realisticamente se stessi e gli altri in un Noi (Nos latino) autentico e rispettoso dell’Alterità dell’Altro, l’aria tende a rarefarsi e l’organismo ad andare incontro a ipossia… un po’ come se avessimo inalato troppo a lungo protossido d’azoto (Nos).
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