Come i supereroi, o le "sue" Dolomiti, anche Sinner prova dolore

Chi continua a chiedere cos'ha il giovane Jannik, provi con rispetto a considerare che c'è una sofferenza che schiaccia, prima o poi, chiunque viva solo per la propria missione
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October 7, 2026
Come i supereroi, o le "sue" Dolomiti, anche Sinner prova dolore
Jannik Sinner/ Ansa
Che cos’ha Jannik Sinner? La risposta è semplicissima: ha dolore. Poiché tutti nella nostra vita abbiamo avuto a che fare con dolori piccoli e grandi, minimi e tragici, fisici e psichici, dovremmo saper comprendere il momento difficile del roccioso tennista di Sexten. Guardate le Dolomiti, anche loro provano dolore e si sgretolano e sfarinano, piangendo polvere, ghiaccio e roccia. Ma c’è chi non si accontenta e insiste: che tipo di dolore? Che cosa lo provoca? Come si sta curando? Chi lo sta curando? Che cosa c’è sotto? Perché non ci dicono tutto? E infine: quando tornerà in campo? Questa è la domanda più urgente dei tifosi che si affollano nell’arena televisiva. Dei dolori in sé del giovane Jannik in fondo a loro interessa poco. Lui è il giocattolo per il quale hanno pagato l’abbonando alla piattaforma tv e pretendono gli venga presto restituito, per il loro godimento. Jannik è il contenuto principale dello spettacolo per il quale stanno pagando. Jannik viene così spersonalizzato e materializzato; è un prodotto, di cui sono stati privati e che reclamano a gran voce, infastiditi.
Vale la pena compiere un sano esercizio di memoria. Come reagiamo quando denunciamo di avere un dolore, di cui fatichiamo a comprendere l’origine, e quindi a organizzare una terapia; e perfino a dimostrare che è un dolore reale; e tutti ci assillano: dolore dove? Perché? Sicuro? Sbrigati a guarire perché moglie, marito, figli, colleghi, tutti sono in spasmodica attesa delle tue prestazioni perdute. Per certi dolori è difficile allontanare ogni sospetto. Ho una terribile emicrania, non riesco neanche a tenere gli occhi aperti, figuriamoci scrivere questo articolo. Mi sono svegliato con la gamba bloccata dalla sciatica, che male!, alla conferenza stampa dovete mandare qualcun altro… Ecco, adesso – lavorando di fantasia, forse troppo – immaginiamo Jannik a cui dicono: per noi la gamba è a posto. E lui: ma io sento ancora dolore. E allora, mi sto inventando tutto? Qualcosa in me non funziona? Ma Jannik Sinner non è un giornalista – un impiegato, un operaio, un insegnante… – qualunque. È un moderno supereroe dello show business, sempre sotto i riflettori, chiamato a rendere conto di ogni starnuto. A dover spiegare perfino ciò che lui stesso non sa spiegare. Ricorda, con i dovuti distinguo, l’ultimo Spiderman, quello di Brand New Day, alle prese con gli infiniti dolori che gli derivano dal vivere imprigionato dal senso di compassione e di responsabilità, con i conseguenti sensi di colpa ogni volta che non sa essere perfetto. È il dolore che schiaccia, prima o poi, chiunque viva solo per la propria missione.
È il destino da cui auguriamo a Jannik di sapersi sottrarre; lo stesso che Spiderman si trova a leggere, beffardamente, su un bicchierino di caffè: «We are happy to serve you», felici di essere al vostro servizio, ogni giorno, ventiquattr’ore su ventiquattro, per farvi divertire infilzando nell’arena gli avversari uno dopo l’altro, fino alla coppa; e pochi giorni dopo, daccapo. Eppure tutti i supereroi, del presente e del passato prossimo e remoto, sono credibili solo che sanno provare dolore. Ogni autentico salgariano che il grande veronese l’ha letto, non solo ha visto il film, sa di dover essere grato a Umberto Eco per aver immortalato uno dei più sfolgoranti finali della storia del romanzo d’avventura (e del romanzo tout court): «Carmaux si era avvicinato a Wan Stiller e, indicandogli il ponte di comando, gli disse con voce triste: “Guarda lassù, il Corsaro Nero piange!”».

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