Più capitale sociale e partecipazione contro le policrisi del nostro tempo

di Paolo Viana, inviato a Firenze
Il Rapporto 2026 fotografa un’Italia in cui cresce la distanza tra dati reali e percezione, soprattutto su sicurezza e salute. Ambiente in miglioramento, economia ancora divisa tra Nord e Sud. Comunità e generatività si confermano decisive
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October 3, 2026
Più capitale sociale e partecipazione contro le policrisi del nostro tempo
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Angoscia. Paradosso di un Rapporto intitolato al Ben-vivere e giunto nel 2026 alla sua ottava edizione. Gli autori non camuffano il contesto in cui puntano a valorizzare gli spazi di generatività: ci si colloca, scrivono, «in un contesto globale caratterizzato da policrisi e da una diffusa società dell’angoscia, in cui l’individualismo e la frammentazione della sfera pubblica minano la coesione sociale e il Bene Comune». E si potrebbe chiudere qui. Ma la risposta che danno anche quest’anno da NeXt - Nuova Economia per tutti, presentando l’opera al Festival Nazionale dell’Economia Civile con Federcasse, è quella di adottare il paradigma dell’Economia Sociale e Civile, spostando l’analisi dalle singole province a 53 Aree vaste per catturare la dinamica socio-economica locale e la multidimensionalità del vivere bene. Statistiche per la felicità: il rapporto utilizza indicatori misurabili (Ben-vivere Reale) e punta a quotare anche il vissuto soggettivo dei cittadini (Ben-vivere Percepito), anche se la felicità in senso stretto non si lascia imbrigliare dagli indicatori.
I risultati dello studio non sono sorprendenti per chi conosce il metodo di lavoro. Si individua innanzi tutto una tendenza al livellamento nazionale dei fenomeni di convergenza e diseguaglianza sociale: «Tuttavia, si osserva una polarizzazione crescente in dimensioni critiche come l’economia e la sicurezza (43,4% dei territori in declassamento, con un aumento dei reati, soprattutto quelli contro le persone), con una marcata erosione della “classe media” dei territori» osservano gli autori. La dimensione più virtuosa è l’ambiente con il 79,2% delle aree vaste in upgrade e nessun downgrade: il miglioramento è trainato dalla riduzione dell’inquinamento (-14,04%) e dall’aumento delle energie rinnovabili (+2,93%). Come detto, la dimensione economia, finanza e prossimità evidenzia una profonda spaccatura geografica: upgrade concentrati al Nord (Bologna, Milano e Torino in AAA) e downgrade nel Mezzogiorno (22,7%).
Si registra chiaramente un divario tra realtà e percezione: «Esiste una sistematica sottostima della realtà da parte dei cittadini, particolarmente grave nella Sicurezza (scostamento di 20,9 punti) e nella Demografia e Salute (12,6 punti). Al contrario, dimensioni esperienziali come l’Ambiente e le Reti di Connessione tendono a essere sovrastimate rispetto ai dati oggettivi».
Una novità metodologica rilevante è il confronto con l’indicatore del Ben-vivere Percepito, rilevato tramite survey su 6mila cittadini. I dati mostrano una sistematica sottostima della realtà da parte dei rispondenti, soprattutto nella Sicurezza, dove lo scostamento è di 20,9 punti (si percepisce più insicurezza di quella che emerge dai dati reali), e nella Demografia e Salute, dove la sottostima è in media di 12,6 punti e risulta più accentuata nelle aree diffuse/autonome (15,6 punti) rispetto alle metropolitane.
Al contrario, nelle dimensioni dell’Ambiente e delle Reti di Connessione i cittadini tendono a valutare il proprio territorio in misura migliore rispetto a quanto rilevato con i dati oggettivi: rispettivamente, per l’Ambiente +1,2 punti e per le Reti di Connessione +4,0 punti.
Analizzando l’importanza del senso di comunità, gli analisti, grazie all’introduzione dell’Indice di Sviluppo Umano Comune, scoprono che «la partecipazione e il senso di appartenenza spiegano la soddisfazione di vita meglio del solo reddito o della salute. Nei Paesi europei più fragili, la dimensione comune arriva a incidere per oltre il 40% sul livello di sviluppo umano complessivo». Per contro, un uso intensivo dell’IA tramite smartphone tra i giovani – rileva quest’analisi – è associato a una riduzione del 30% della generatività in atto, suggerendo un deterioramento del potenziale creativo e relazionale delle nuove generazioni.
Micro-Classi di Rating del BenVivere 2026
Micro-Classi di Rating del BenVivere 2026
Ma veniamo al focus della generatività come volano di benessere: «I territori con livelli di generatività superiori alla media registrano performance di Ben-vivere reale (+4,1%) e percepito (+4,0%) significativamente migliori. L’agire generativo non è solo un dovere civico, ma una disposizione che aumenta la percezione di senso e direzione della propria vita» è il risultato cui si giunge, con una declinazione non banale nella dinamica del Pensiero-Azione. L’elaborazione misura la generatività come capacità di agire intenzionalmente per il Bene Comune e rileva che le Aree vaste del Sud e delle Isole presentano livelli di generatività significativamente più bassi, con un valore medio di 99 contro 100,8 del resto del Paese. Il gap è massimo nella generatività economica (98,4 vs 101,3). «I territori con generatività sopra la media nazionale registrano performance migliori sia nel Ben-vivere Reale (+4,1%) che nel Ben-vivere Percepito (+4,0%). La generatività risulta essere fortemente associata all’avere uno scopo: i cittadini nei territori più generativi riportano un senso di vita superiore del 3,3% rispetto a quelli meno generativi» segnala il rapporto.
Il Rapporto quantifica la relazione tra Ben-vivere (sia reale che percepito) e diverse misure della felicità (soddisfazione di vita e senso di vita) e i risultati mostrano un divario netto: il rapporto fra il percepito è sempre più alto rispetto a quello con il reale. In particolare, la correlazione del Benvivere percepito con la Soddisfazione di vita (felicità edonica) è pari a 0,8360 e quella con il Senso di vita (felicità eudaimonica) è pari a 0,8367, mentre le correlazioni scendono a 0,4833 per la soddisfazione e 0,4559 per il senso di vita nel caso del Ben-vivere reale. Dunque, sebbene siano dati statisticamente solidi, gli indicatori oggettivi riescono a spiegare solo una parte limitata della felicità dichiarata.
Guardando al futuro, il rapporto invita a «diffondere in organizzazioni e istituzioni l’approccio della Civil Thinking-Action Economy, come prospettiva operativa e culturale dell’economia sociale e civile. È necessario promuovere un modello economico che metta al centro il pensiero sociale e civile, superando il riduzionismo del “pensiero calcolante” per orientare intenzionalmente le scelte economiche verso il Bene Comune. C’è bisogno di elaborazione culturale e di riforme» scrivono gli autori, invitando a rafforzare i corpi intermedi, come spazi essenziali per “pensarsi comunità” e per trasformare l’energia critica individuale in processi economici a somma positiva. Servono, si sottolinea, «politiche di Sussidiarietà Circolare. Le amministrazioni pubbliche devono investire maggiormente in politiche per le comunità, adottando strumenti come l’amministrazione condivisa e il social public procurement per co-programmare e co-progettare il benessere territoriale».
Entrando nel merito delle politiche industriali, si richiama l’esigenza, per il settore manifatturiero impegnato nella transizione ESG, di un investimento in Capitale Sociale (reti) e Capitale Umano (conoscenza) per trasformare gli stimoli esterni in effettiva capacità generativa. Inoltre, si chiede l’attivazione di reti di cooperazione (distretti di economia sociale e civile e/o filiere 100% cooperative) per aumentare la capacità di impatto delle cooperative nel settore della ristorazione, ma anche per aumentare i livelli di inclusione finanziaria. Per promuovere la felicità attiva dei giovani, spiega il rapporto, occorre colmare il gap tra la loro elevata consapevolezza e il basso impegno sociale, tramite percorsi di alfabetizzazione all’Economia Sociale e Civile e la creazione di spazi di comunità che favoriscano la partecipazione diretta.

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