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Dei diciotto settori economici monitorati dal Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps per il “Rendiconto di genere 2024” ce n’è solo uno in cui le donne guadagnano in media più degli uomini: è quello dell’estrazione di minerali da cave e miniere, dove la retribuzione media giornaliera delle donne è di 175,7 euro contro i 173,6 euro degli uomini. Una differenza minima e in un settore molto ristretto, insomma: negli altri diciassette settori, invece, gli uomini guadagnano di più. In media la differenza retributiva sfiora il 20% (precisamente il 19,7%) con abissi di divario salariale nel settore immobiliare (dove le donne guadagnano il 39,9% in meno), nelle attività professionali scientifiche e tecniche (-35,1%) e nelle attività bancarie e assicurative (-32,1%). «Sono ancora rilevanti – constata il Civ dell'Inps – le condizioni di svantaggio delle donne nel nostro Paese, nell'ambito lavorativo, familiare e sociale».
L’analisi, che parte da dati del 2023, conferma una serie di storture in generale già note ma la cui conferma è comunque allarmante. La più evidente è quella del rapporto tra formazione e occupazione. Tra i laureati del 2023 le donne sono il 62%: a livello numerico, le laureate superano i laureati sia nei corsi di primo livello che in quelli magistrali e a ciclo unico. I laureati uomini sono però più numerosi nelle materie STEM, cioè le discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche. Le donne, almeno quelle che si affacciano sul mondo del lavoro, sono quindi più qualificate eppure questa tendenza, che prosegue da anni, sul mercato lavorativo non si vede. Né a livello di retribuzioni ma nemmeno, più banalmente, a livello di occupazione. Il tasso di occupazione femminile, cioè il rapporto tra lavoratrici e il totale della popolazione femminile in Italia con età compresa tra i 15 e i 64 anni, è del 52,5% (tra i più bassi dell’Europa) ed è lontanissimo dal 70,4% degli uomini. Mentre il tasso di inattività femminile (42,3%) supera di gran lunga quello degli uomini (24,3%).

Nel mercato del lavoro le donne hanno una posizione migliore degli uomini solo per quanto riguarda i Neet, cioè le persone fuori dal mondo scolastico, dal lavoro e dalla formazione: tra i giovani, o più precisamente la popolazione di età compresa tra i 15 e i 29 anni, è in questa condizione il 17,8% degli uomini e il 14,4% delle donne. Tra i numeri del rapporto anche la conferma della prevalenza del lavoro part time tra le donne (64,4% delle occupate ha contratti a tempo parziale) con un 15,6% che lavora a tempo parziale ma vorrebbe lavorare a tempo pieno: si chiama part time involontario e per gli uomini si ferma al 5,1%.
«Affrontare il problema delle discriminazioni di genere significa agire su tutte le dimensioni del problema, che riguardano il mercato del lavoro e i modelli organizzativi nel lavoro, la rete dei servizi, la dimensione familiare e quella culturale – ha commentato presentando il documento Roberto Ghiselli, presidente del Civ Inps –. Viene pertanto chiamata in causa la responsabilità e l'impegno di tutti gli attori istituzionali, politici e associativi per far sì che i timidi passi avanti che si sono registrati in questi anni, diventino al più presto l'affermazione di una piena condizione di parità, rimuovendo gli ostacoli che ne sono di impedimento».