L'Italia "interna" non può perdere i suoi studenti

di Fabrizio Esposito, Forum Disuguaglianze e Diversità
L'esempio delle Marche è emblematico: escono 5mila laureate e laureati all'anno, ma pochissimi restano sul territorio. Diamo loro opportunità: si inizia ascoltandoli
Google preferred source
September 29, 2026
L'Italia "interna" non può perdere i suoi studenti
Un open day all'Università di Macerata/ ANSA
Nel dibattito sulle aree interne si dà per scontato che ragazze e ragazzi non ci vengano. Non è vero. Nelle Marche, che conosco meglio, le tre città universitarie “interne” – Urbino, Macerata e Camerino – contano insieme quasi trentamila studenti e studentesse, con cinquemila nuovi arrivi ogni settembre. E il quadro è nazionale: quasi ventimila iscrizioni all’Aquila, quindicimila a Udine, settemila fra Potenza e Matera. Senza che nessuno l’abbia progettata, le università realizzano nell’Italia interna la più grande politica giovanile: la riempiono, ogni anno, di ventenni.
Ragazze e ragazzi, dunque, vengono. Ma non restano. Perché?
La risposta sta nel meccanismo di finanziamento delle università, autentico paradigma del trattamento riservato alle aree interne. In Italia gli atenei si finanziano prevalentemente basandosi sui numeri, e i “premi” a chi ne ha di più vengono prelevati dallo stesso fondo che finanzia tutti: non è un incentivo ma un vero e proprio travaso da chi ha meno studenti a chi ne ha di più. Meno numeri, meno risorse.
Esattamente come accade nelle aree interne per le scuole, i presidi sanitari, il trasporto pubblico locale: dove i numeri calano, i servizi chiudono. Così il territorio s'impoverisce – meno servizi, meno lavoro – e un territorio più povero trattiene meno giovani. La spirale si avvita, sempre per la stessa regola: dare risorse ai numeri. Una regola che non fotografa lo spopolamento: lo produce.
Eppure, la spirale si può invertire. Dalle tre università marchigiane, ad esempio, escono cinquemila laureate e laureati l’anno: trattenerne anche solo uno su dieci significherebbe cinquecento giovani in più ogni anno. Più di tutti i bambini e le bambine che nascono, in un anno, nelle tre città messe insieme.
Né si può dire che chi parte lo faccia perché lo desidera. Una ricerca del Gran Sasso Science Institute (Sonzogno, Urso e Faggian, 2022) ha domandato a quasi mille giovani delle aree interne se intendano andarsene: ha risposto sì appena il 12 per cento; più della metà vuole restare, il resto parte, o resta, per necessità. Come mostra il Forum Disuguaglianze e Diversità nel saggio di Fabrizio Barca e Caterina Manicardi, fra lavoro precario, case introvabili e organizzazioni (partiti compresi) sorde alla voce delle nuove generazioni, andarsene è l’unico gesto di potere che resta a chi ha capito di non contare. La voglia di restare c’è: è restare che è diventato un lusso.
E i lussi sono questione di risorse, quelle che, nelle litanie della politica, mancano sempre. Ma negli anni del Pnrr, il più grande afflusso di risorse europee della storia repubblicana (194 miliardi di euro), l’espatrio netto dei 18-34enni è cresciuto del 55 per cento: i soldi c’erano, ma si è scelto di farne “altro”. L’articolo 3 della Costituzione impone alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli «di ordine economico e sociale» che impediscono «il pieno sviluppo della persona umana»: rispondere che mancano i soldi significa usare l’ostacolo come alibi per non rimuoverlo.
Le strade per invertire la spirale ci sono. Portare l’investimento in università e ricerca dallo 0,5 all’1 per cento del Pil in cinque anni: un decimo di punto di Pil è appena un cinquantesimo di quanto il governo, in sede Nato, si è impegnato a spendere per la difesa. Attivare, nei territori, misure alla portata di ogni Comune, dalla garanzia pubblica per giovani inquiline e inquilini agli appalti che premiano chi assume giovani. Misure, però, che vanno scritte con loro, non per loro. A settembre ne arriveranno cinquemila in più, solo nelle Marche. Non serve farli nascere, né attirarli. Ci sono già. Ascoltiamoli.
Forum Disuguaglianze e Diversità

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire