«Stare con gli ultimi non è una scelta politica, è la via per costruire comunità»
di Paolo Viana, inviato a Valenza (Alessandria)
Il nuovo presidente della Società di San Vincenzo De Paoli rilancia il valore della carità come relazione e dell’impegno condiviso con le istituzioni: «Non giudichiamo, contribuiamo a risolvere i problemi»

Non è mai stato ciellino, ma se gli chiedi di ricordare un’esperienza di volontariato, ti risponde subito «da liceale, sono stato al Meeting di Rimini. Eravamo una squadra di amici e poiché tutte le esperienze si iniziano dal basso, noi ci siamo occupati dei pavimenti: tutti addetti alle pulizie». Non ha paura di sporcarsi le mani, Federico Violo, malgrado il fisico esile e il portamento da intellettuale. Del resto, ha passato anni su leggi e pandette. Avvocato, laurea nel prestigioso ateneo di Pavia. La specializzazione in diritto romano però non gli è mai servita. Anzi, qualche parente deve aver pensato che sarebbe emigrato anche lui. Come il bisnonno materno, tornato dall’Argentina con danari sufficienti per avviare l’azienda di trasporti ceduta negli anni settanta al Comune di Valenza. O come quello paterno, uno dei tantissimi veneti che si spostarono in Lomellina sulla rotta delle mondine. Ancora oggi i Violo gestiscono un’azienda a Ceretto. Un quarantenne borghese, figlio della rivoluzione dei social che però non usa.
La storia di Federico sarebbe finita qui se non avesse avuto fin da giovane il pallino degli altri. Al punto di specializzarsi nel diritto del terzo settore e di dedicare il proprio tempo alla comunità locale. «Sono un provinciale» ti racconta con una punta di vezzo e capisci che sta parlando di quell’Italia profonda, se non profondissima, fatta di campanili e municipi, oratori e piazze del mercato, dove tutti ci si conosce e dove se si costruisce qualcosa lo si fa insieme e lo si fonda su regole minime: il rispetto delle persone e soprattutto di chi ha una storia come la tua, l’attaccamento alla terra dove sei nato, la convinzione che – tu lo faccia per fede o per etica – lo fai sempre per identità.
Non sorprende, allora, che il neopresidente della Federazione nazionale italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV non abbia una conversione da raccontare: «Ho una fede per osmosi familiare, ho respirato il cattolicesimo in casa e non è una stranezza per la mia personalità: sono incline a valorizzare i percorsi lineari e lo è stato anche quello religioso. Aggiungerò che questa linearità per me è stata un vero dono, perché mi ha permesso di interiorizzare l’insegnamento cristiano senza cesure, senza perdermi nulla, neanche la fede del bambino che sgrana gli occhi di fronte a un turibolo». Mai avuto dubbi, che so, sullo Spirito Santo? «No, e anche questo lo considero un dono». Difficile credergli, ma anche contraddirlo, per via di questa pacata fermezza che lo ha portato ad essere scelto per guidare una federazione della carità che è organizzata come una piramide rovesciata. «Il principio di una vera amicizia – scriveva Federico Ozanam, che fondò il sodalizio nell’Ottocento, in Francia – è la carità e la carità non può esistere nel cuore senza spandersi all’esterno; è un fuoco che si spegne in mancanza di alimenti e l’alimento della carità sono le opere buone. Se noi ci diamo appuntamento sotto il tetto dei poveri, serve più a noi che a loro, per diventare migliori e più amici». Come il suo omonimo, l’avvocato Violo interpreta la carità come un’opera che coinvolge personalmente chi fa parte dell’organizzazione. La struttura a piramide rovesciata della Federazione è quindi la declinazione naturale dell’intuizione di Ozanam ed è la dinamica storica della San Vincenzo che vive di “conferenze” locali (i gruppi di volontari) e di lasciti altrettanto locali. Così come a livello locale si sviluppa la collaborazione con le altre associazioni: probabilmente i trascorsi politici (Udc) aiutano, ma Violo è anche il coordinatore del Tavolo del volontariato della Provincia di Alessandria, unico in Piemonte. Questo incarico esalta la propensione al dialogo di questo giovane avvocato. «Tra le diverse anime della solidarietà non vedo differenze ma ricerche e percorsi diversi, egualmente rispettabili. Se impostiamo la discussione sulle alterità perdiamo di vista la comunità che invece è l’obiettivo di tutti i percorsi di volontariato – racconta –; tale comunità è fatta da persone che possono coltivare diversità ma anche consonanze e vicinanze. Tutto sta nel non porre l’attenzione primariamente su quel che ci separa».

La Società di San Vincenzo De Paoli è presente in 155 Paesi del mondo e le sue attività comprendono diversi tipi di assistenza: materiale, morale e spirituale. In Italia, 12.041 confratelli, distribuiti in 896 gruppi definiti “Conferenze”, seguono 30.000 famiglie all’anno. «Non è elemosina, è carità» ci ripete Violo, per sottolineare che non si prescinde mai dalla relazione personale con chi si aiuta. Centrale, nel cammino vincenziano, resta la visita a domicilio che mira a creare un rapporto, caratterizzato da vicinanza, ascolto ed amicizia, oltre che aiuto materiale. «Noi lavoriamo contro la povertà ma non è solo una questione di soldi» commenta il presidente. Infatti, il regolamento internazionale afferma che “nessuna forma di povertà è estranea alla Società di San Vincenzo De Paoli”. In Italia quest’attenzione si espleta attraverso strutture per l’accoglienza temporanea, condomini solidali, mense, dormitori, case rifugio per donne in difficoltà, empori solidali, ambulatori, centri ricreativi, strutture per il doposcuola e la formazione dei giovani, una casa per studenti e persino una stireria solidale. Sempre più importante l’azione nelle carceri.
Il rischio, in quest’azione caritativa, è quello di perdere la dimensione spirituale della vita cristiana, trasformandosi in una ong. Violo ammette che questo rischio esiste. Ma obietta: «Quando parlo di linearità, di comunità, di collaborazione intendo dire che questo percorso deve portare a un obiettivo comune e quindi anche a creare nella società una armonia, che però non è intimistica e puramente individuale. Nel percorso di crescita dei cristiani vi è sempre un aspetto comunitario: se vi fosse solo una continuità tra i propri valori e le proprie azioni saremmo nell’alveo delle culture asiatiche, mentre nel Cristianesimo l’io è nel noi, ma mantiene la sua personalità, che non contrappone alla comunità, così come quest’ultima esiste per valorizzare la persona. Questa è la nostra radice giudaico-cristiana, questo è l’insegnamento di Ozanam e questa è l’impostazione della nostra carità» spiega il neopresidente.
Chiacchierando emerge un dilemma linguistico. Che senso ha parlare di confratelli e consorelle nel 2026? «Noi siamo eredi delle confraternite della buona morte, di quelle mendicanti, degli ordini degli infermi, questa terminologia – è la risposta – ci ricorda che veniamo da una storia antica che vede nella religione una dimensione operativa, oltre che contemplativa». Nessuna affinità con la Massoneria, neanche nel laicissimo Piemonte: «La “fraternità” è un concetto diverso e cristianissimo, come ci insegna il beato Ozanam» è la risposta.
E veniamo al rapporto con la politica. Violo la conosce bene ed è certo che «se vogliamo andare nella buona direzione e camminare meglio tutti, il terzo settore non può chiamarsi fuori dal rapporto con le istituzioni. Noi vogliamo essere chi porta al tavolo quel pezzetto di voce che se non portassimo noi non sarebbe rappresentato. Ciò ci consente di presentarci uniti ai tavoli, anche se proveniamo da esperienze diverse; non tutte cattoliche, ovviamente». In un mondo del volontariato che, particolarmente laddove declina i propri valori in opere di solidarietà sociale, tendenzialmente proviene da esperienze “progressiste”, può non essere semplice ragionare con amministratori di segno completamente diverso. Il presidente ricorre all’esperienza fatta nel Tavolo del Volontariato: «Non ho mai visto nessuna associazione porre il problema di non parlare con esponenti di questo o quel partito: non giudichiamo i programmi politici, noi non giudichiamo proprio. Il ruolo delle associazioni non è quello di un partito, ma dobbiamo concorrere a risolvere dei problemi concreti e su questo punto ho trovato continuità e sintonia in tutte le compagini politiche: per dirla più chiaramente, la violenza di genere non è un tema di destra o di sinistra. Ad Alessandria abbiamo lavorato con la Provincia, il Cif e il Centro antiviolenza Medea sulla tampon tax, distribuendo assorbenti. Il volontariato cristiano (e non solo) si impegna per unire nella soluzione del problema e non per dividere nella sua denuncia».
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