Santa Croce, al via l’anno accademico. «Oasi di razionalità e laboratorio di fraternità»
La «giustizia interpretativa» al centro della lezione inaugurale di Diego Contreras. Gli interventi del rettore Fernando Puig e del gran cancelliere, monsignor Fernando Ocáriz, prelato dell’Opus Dei

Quando raccontiamo le idee di qualcuno, siamo sicuri di rendergli giustizia? È la domanda al centro della lezione con cui Diego Contreras, docente della Facoltà di Comunicazione sociale istituzionale, è intervenuto ieri mattina all’inaugurazione del 42° anno accademico della Pontificia Università della Santa Croce. Per affrontarla, Contreras è partito dal cinema, ricordando che 75 anni fa Akira Kurosawa vinse il Leone d’Oro con Rashomon , un film in cui quattro persone coinvolte in un delitto ne danno versioni incompatibili. Ciascuno piega i fatti a proprio favore e, per rendere credibile il proprio racconto, presenta gli altri nella luce che più gli conviene: è un meccanismo che entra in gioco ogni volta che parliamo di qualcuno che non è presente e non può rispondere. Secondo Contreras, la polarizzazione, cioè la tendenza a dividersi in schieramenti sempre più distanti, nasce anche da qui: dal modo in cui semplifichiamo e deformiamo le posizioni altrui. «Penso che alla radice della polarizzazione non ci sia un eccesso di conflitto, quanto un difetto di controversia», ha detto. Il problema risiede nel fatto che discutiamo poco le ragioni del nostro disaccordo, così, di chi ha idee diverse conosciamo raramente gli argomenti migliori, perché ci arrivano più spesso versioni distorte.
Contreras distingue perciò due modi di discutere: «Nella polemica il centro è l’avversario, nella controversia il centro è il problema». Nel primo caso ci si concentra sulla persona da attaccare; nel secondo si cerca di capire la questione su cui ci si divide. Come passare dall’uno all’altro? Un primo passo è esporre il pensiero di una persona in modo che essa stessa possa riconoscersi nelle nostre parole. È ciò che Contreras chiama giustizia interpretativa: «Lo sforzo di ricostruire e rappresentare le parole e le ragioni di un’altra persona nel modo più fedele possibile». Una critica è più seria quando affronta ciò che l’altro sostiene davvero perché «la verifica protegge dalla falsità, la giustizia interpretativa protegge dalla caricatura». Il relatore ha riconosciuto che questo impegno va spesso controcorrente, in un contesto che favorisce lo scontro e le semplificazioni; per questo lo considera una virtù, che «continua ad avere senso anche quando gli incentivi spingono nella direzione opposta».
La cerimonia è stata aperta dal rettore Fernando Puig, che ha richiamato il discorso di Leone XIV all’Unesco del 25 settembre – «nessuna educazione è completa se non affronta la questione del senso» – e ha ricordato i quarant’anni dell’Istituto superiore di Scienze religiose all’Apollinare. A nome degli studenti è intervenuto Stefano Nisi, mentre il gran cancelliere, monsignor Fernando Ocáriz, prelato dell’Opus Dei, aveva presieduto in mattinata la Messa dello Spirito Santo a Sant’Apollinare. Nel suo intervento conclusivo ha ricordato i conflitti e le divisioni che attraversano il mondo e ha chiesto all’università di essere «un’oasi di razionalità e un laboratorio di fraternità». A racchiudere il senso della mattinata restano le parole con cui Contreras ha concluso la lezione: quando raccontiamo il pensiero di una persona assente, abbiamo tra le mani «qualcosa che non ci appartiene: la sua voce».
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