Il Papa entra nel cuore della Francia “laica”: 800mila persone sugli Champs-Élysées per la Messa di Leone XIV
di Giacomo Gambassi, inviato a Parigi
Folla record per la celebrazione che conclude le due giornate a Parigi. «Non tenete la fede solo per voi stessi». Il risveglio spirituale del Paese testimoniato dal boom di battesimi di adulti e giovani: «Sono stupito», confida Leone XIV. Le storie dei nuovi cristiani

È una folla infinita che si allunga per tre chilometri. Dai giardini delle Tuileries fino a oltre l’Arco di Trionfo, per tutta la direttrice degli Champs-Élysées. Leone XIV sembra quasi sentirsi a casa quando la attraversa in papamobile per quasi mezz’ora, accolto dal grido “Leo, Leo” e dai colori vaticani. Non solo perché l’altare è a Place de la Concorde, la piazza dominata dall’obelisco e dalle fontane modellate su quelle di piazza San Pietro. Ma anche perché il colpo d’occhio è simile a quello delle imponenti celebrazioni che lui presiede a Roma. Soltanto che qui siamo nella Francia della laicità radicale, governata dal principio che impone a ogni espressione religiosa di non “intromettersi” nella vita sociale. E, invece, Parigi viene invasa dal “popolo” del Papa.

In 800mila - secondo l'ultimo aggiornamento delle autorità francesi - si stringono intorno a Leone XIV per la Messa che nel pomeriggio di oggi conclude la tappa parigina del suo viaggio apostolico in Francia. Il Papa si fa interprete delle loro attese. «Aspirate a riscoprire un orizzonte luminoso, a costruire una nazione rinnovata a partire dalle sue radici irrigate dalla fede», dice nell’omelia. E la consegna che vuole trasformare una “presenza” lungo le strade in missione: «Non tenete la fede in Gesù Cristo solo per voi stessi, ma lasciatela traboccare per dissetare e colmare le persone che incontrate. Spetta a voi portare la speranza là dove regnano lo scoraggiamento e l’aridità spirituale».

In meno di due giorni nella capitale, prima di volare a Lourdes e poi spostarsi a Metz, un milione e 200mila persone abbracciano Leone XIV: i 300mila fra i boulevard nel primo giorno; gli 80mila giovani allo “Stade de France” per la veglia di venerdì sera; e oggi la celebrazione che trasforma il cuore di Parigi in un’immensa Basilica all’aperto. Non una prova di forza del mondo cattolico. Ma la testimonianza della grandezza di una storia cristiana che non appartiene solo al passato e che non è stata espulsa né dalle derive illuministe, né dalle “rivoluzioni” libertarie del secolo scorso, né da muri separatisti alzati con le leggi, né dallo scandalo degli abusi che ha ferito la Chiesa nazionale; e la conferma che la Francia sta vivendo un risveglio spirituale e una riscoperta del Vangelo raccontata anche dal boom di battesimi di adulti e giovani negli ultimi anni: 13mila soltanto la scorsa Pasqua.

Leone XIV incontra alcuni di loro al mattino nell’Istituto cattolico di Parigi, polmone accademico della Chiesa di Francia, erede dei collegi umanistici, fondato nel 1875 all’interno del Quartiere latino, che oggi accoglie 11mila studenti. «Come voi e insieme a voi sono stupito dal numero di persone che si riaffacciano sulle soglie della fede e da quanti adulti chiedono i sacramenti dell’iniziazione cristiana – ammette il Papa –. Può sembrare paradossale che questo fenomeno si collochi nel contesto di una società come quella francese, segnata da una cultura fortemente secolarizzata».

Una “rinascita” che, nota, «contraddice ogni atteggiamento disfattista e quello che papa Francesco chiamava “pessimismo sterile”». E un exploit che, secondo il Pontefice, è «il segno tangibile dell’opera della grazia di Dio» e «va oltre le analisi statistiche e sociologiche». Impossibile incasellarlo. «Alcuni arrivano con una semplice sete spirituale, una ricerca di senso e un’attrazione nei confronti del Vangelo – ripercorre il Papa –; altri giungono segnati da esperienze dolorose, da situazioni di solitudine e difficoltà profonde».

È quanto ascolta anche in prima persona. «Mi ponevo domande sulla vita, sulla verità, sull’esistenza di Dio e su che cosa fosse necessario fare per trovarlo», racconta Jaoide, catecumeno della diocesi di Nanterre, con origini familiari nel Nord Africa. «Ho cominciato a leggere libri sacri – ripercorre davanti a Leone XIV –: il Corano e poi il Nuovo Testamento. Sono rimasto colpito dalla figura di Gesù, dai suoi insegnamenti. Così mi sono convinto che la verità si trovasse lì, quindi ho deciso di farmi battezzare contattando la parrocchia della mia città per e-mail». La risposta è arrivata da un diacono. «Nei miei primi incontri ero timido. Ho cominciato anche ad andare alla Messa domenicale, ma avevo paura di essere giudicato a causa del mio aspetto maghrebino». Poi l’allontanamento. E il ritorno anche grazie ai «video su Internet. Come nome di Battesimo ho scelto “Giosuè” perché è un personaggio biblico che desidero prendere a esempio: rappresenta la fiducia in Dio e la determinazione nonostante le difficoltà», dice al Papa. Marielle, della diocesi di Créteil, è stata battezzata lo scorso anno. «Da bambina non ho ricevuto un’educazione religiosa, ma ho sempre creduto in Dio. Tuttavia, pur essendomi sempre sentita attratta dalla dimensione spirituale delle chiese, mi sentivo fuori posto ed esclusa durante le Messe». La figlia che entra negli scout è la chiave di volta. «Si è fatta battezzare a vent’anni. Mi ha trasmesso i primi elementi per comprendere la Bibbia. In parrocchia ho scoperto, quasi con sorpresa, di avere anch’io un posto. E il dinamismo comunitario ha alimentato il fuoco della mia fede grazie alle serate di lode, alle recite del Rosario, alle letture della Bibbia, alle catechesi e ai pellegrinaggi».

Leone XIV richiama sant’Agostino che definisce «uno dei catecumeni più famosi della storia». E spiega che il “miracolo” della Francia «deve essere accolto con spirito di responsabilità. Con tenerezza pastorale e carità fraterna, dobbiamo riconoscere, accogliere e custodire la piccola fiamma che lo Spirito Santo ha acceso nell’oscurità della notte». Il Papa cita un’espressione ecclesiale francese: essere «una Chiesa in “stato di iniziazione”». Ciò significa anzitutto «accogliere con gioia chi si presenta, partire dalla sua esperienza spirituale, rispettare la sua storia». Poi occorre «prendersi cura di loro» e «fungere da guida, anche dopo che hanno ricevuto i Sacramenti». Quindi serve «integrare pienamente queste persone nelle nostre comunità, offrendo loro uno spazio familiare e una formazione il più possibile integrale, capace di abbracciare i diversi aspetti della vita cristiana e favorire l’unificazione fra la loro fede e la loro vita». Infatti, è l’assunto del Papa, il Battesimo non è punto di arrivo ma di partenza. E chiama i neofiti ad «approfondire le fondamenta della fede cristiana», a «essere adeguatamente formati dal punto di vista biblico e teologico», a «scoprire sempre più la ricchezza della dottrina e le diverse dimensioni dell’agire morale cristiano».

L’incontro avviene di fronte all’Assemblea sinodale di Parigi che consegna al Papa il documento “Catecumeni e neofiti, nuove prospettive per la vita della nostra Chiesa”. E ha come cornice l’antico convento dei carmelitani che, ricorda l’arcivescovo Laurent Ulrich, aveva accolto nel Seicento anche fratel Lorenzo della Resurrezione, l’autore del libro “La pratica della presenza di Dio”, maestro spirituale del Papa. Ai nuovi cristiani Leone XIV chiede di essere «missionari del Vangelo in questa società». E nella Messa elogia il coraggio di «coloro che continuano a impegnarsi a favore della vita, della famiglia, della verità, della pace, della fraternità, della giustizia»: e «oggi sono numerosissimi nelle nostre parrocchie, nelle nostre diverse attività». Come anche le strade di Parigi mostrano.
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