I martiri, Ozanam e fra Lorenzo della Resurrezione: le tappe del Papa all'Institut Catholique

Prima dell’incontro con i catecumeni, la visita all'edificio all'interno del Seminario dei carmelitani di Parigi, dove al Pontefice è stata donata la prima edizione della "Pratica della presenza di Dio"
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September 28, 2026
I martiri, Ozanam e fra Lorenzo della Resurrezione: le tappe del Papa all'Institut Catholique
Leone XIV sosta davanti al luogo che ricorda i martiri del settembre del 1792, uccisi durante la Rivoluzione francese / Vatican Media
Nella visita all’Institut Catholique de Paris, collocato all’interno del più antico Séminaire des Carmes (seminario dei carmelitani), Prevost è stato accompagnato in un piccolo excursus storico-spirituale, nel quale si sono dipanate alcune delle caratteristiche essenziali dell’esperienza cristiana: la forza della spiritualità, la radicalità della carità, la profezia del martirio. Prima dell’incontro con i catecumeni e i neofiti francesi, in una mezz’ora di visita, il Pontefice è stato accompagnato da padre Emmanuel Petit, rettore dell’Institut Catholique, a toccare con mano la densità spirituale di questo edificio, collocato a due passi da Saint-Sulpice, nel cuore della città. Padre Antoine-Marie del Sacro Cuore di Gesù, superiore provinciale dei carmelitani di Francia, ha donato al Pontefice la prima edizione della Pratica della presenza di Dio di frate Lorenzo della Resurrezione, fratello carmelitano che proprio in quel luogo visse a partire dal 1640, quando vi entrò, a 26 anni, come religioso, dedito alla semplice attività di cuoco e, in seguito, di calzolaio del convento, che al tempo contava diverse decine di frati. Un testo definito da Leone XIV, nel suo incontro con i giornalisti nel viaggio di ritorno dal Libano, come il libro «da leggere se si vuole sapere qualcosa su di me». Al momento del dono, quindi, quando gli è stato riferito che si trattava della prima edizione del volume, Prevost ha manifestato tutta la sua sorpresa e il suo interesse. Durante il tour, padre Petit ha mostrato al Papa anche l’ambiente nel quale frate Lorenzo esercitava il suo impegno di cuoco, oggi refettorio del seminario. Una figura semplice, ma che, come ha ricordato Laurent Ulrich, arcivescovo di Parigi, nel discorso di accoglienza a Leone XIV, molto ha segnato la vita cristiana dell’agostiniano Prevost: «Qui si trovava il convento del carmelitani, tra i quali frate Lorenzo della Risurrezione, nei cui scritti voi avete trovato una ricca via spirituale». Affermazione a cui ha fatto eco lo stesso Prevost: «Monsignor Ulrich ha richiamato l’importanza storica e spirituale del luogo in cui ci troviamo, ricordando anche frate Lorenzo della Risurrezione, che ha segnato molto il mio percorso di fede con la sua mistica del quotidiano». 
Accanto alla spiritualità incarnata da frate Lorenzo, la sede attuale dell'Institut Catholique de Paris richiama la memoria di un gigante della carità cristiana: qui è sepolto, nella cripta dell’edificio, cui si accede solo privatamente, Frédéric Ozanam, professore di letteratura alla Sorbona e noto soprattutto per aver fondato nella Parigi anticlericale dell’Ottocento le Conferenze di San Vincenzo de’ Paoli, diffuse oggi in tutto il mondo, centro propulsivo della solidarietà cristiana verso i più poveri. Una carità sia pratica che intellettuale, dato che Ozanam insegnò anche nella scuola di teologia, rifondata proprio in queste aule dall’Ordine domenicano nel 1845, e che si intreccia con una doppia storia di martirio. Leone XIV si è fermato brevemente in preghiera davanti alla scritta in latino Hic ceciderunt, che ricorda il martirio di 191 cattolici durante le violenze rivoluzionarie, trucidati all’arma bianca il 2 settembre 1792 nel cortile dei Carmes e sepolti nella stessa cripta di Ozanam (vennero proclamati beati esattamente cento anni fa, il 17 ottobre 1926). Lo stesso padre Petit ha indicato poi dal cortile un altro “segno” di martirio: la stanza di frére Christian de Chergè, il priore del monastero di Tibhirine, martire in Algeria assieme agli altri 18 religiosi e religiose, ucciso nel 1996 per la sua amicizia e fedeltà al popolo algerino. De Chergé abitò qui tutto il tempo della sua formazione da seminarista e venne ordinato sacerdote a Saint Sulpice il 24 marzo 1964. In seguito, scelse di entrare nell’ordine dei trappisti e fu destinato, su sua richiesta, in Algeria, la terra di origine della sua famiglia. La stanza numero 29 del primo piano è stata trasformata in un piccolo memoriale di frére Christian. Su una parete è stato riprodotto il famoso Testamento da lui redatto tra il 1993 e il 1994, poche settimane prima di essere rapito e poi ucciso. Uno scritto che in molti considerano un testo tra i più belli della spiritualità del Novecento. Nel corridoio adiacente, un piccolo florilegio di fotografie messe a disposizione dai familiari traccia un profilo del monaco di Tibhirine: un bambino con la riga da bravo ragazzo, un giovane studente dal volto affilato e gli occhiali da intellettuale, un prete imberbe con gli scout in Savoia durante un campo scuola, il novello trappista a Tibhirine con la tuta da metalmeccanico, impegnato nei lavori di campagna. Un memoriale che attualizza una testimonianza di fede e di vita dalle radici antiche.

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