
Particolare dell'Annunciazione del Beato Angelico, conservata a Cortona
25 marzo, solennità dell'Annunciazione del Signore, quando nella città di Nazareth l’angelo del Signore diede l’annuncio a Maria: «Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo» e Maria rispondendo disse: «Ecco la serva del Signore; avvenga per me secondo la tua parola».
Scott Hahn, docente di teologia biblica alla Franciscan University di Steubenville, in Ohio, studioso di fama e divulgatore dal grande seguito nel cattolicesimo di lingua inglese e non solo, ricorda che «l'Annunciazione è uno di quei pochi misteri della vita di Gesù che molti cattolici celebrano ogni singolo giorno. Lo ricordiamo quando recitiamo l'Ave Maria, che è tratta dal racconto dell'evento in San Luca».
Continua Hahn, in un commento scritto per la festa di oggi sul settimanale dell’arcidiocesi di Los Angeles, che si chiama appunto Angelus: «Possiamo ricordarlo (il mistero dell’Annunciazione ndr) anche in una preghiera leggermente più lunga, l'Angelus, che i cattolici tradizionalmente recitano a mezzogiorno. Se non recitate già l'Angelus ogni giorno, pensate di provarci. Ci sono così tante buone ragioni per farlo».
Una ragione è questa: «Probabilmente è la spinta di cui avete bisogno a mezzogiorno. Pensateci. Ricordate la scena in cui Mosè era molto vecchio e Israele stava combattendo contro gli Amalechiti? Mosè osservava la battaglia da una collina lì vicino. “Ogni volta che Mosè alzava la mano” – in un gesto di umile preghiera – “Israele prevaleva; e ogni volta che abbassava la mano, prevaleva Amalek” (Esodo 17,11). A metà della battaglia, le braccia di Mosè si stancarono e iniziarono a cadere. Così suo fratello Aaronne e l'amico Hur lo affiancarono e sostennero le sue mani, in modo che fossero salde fino alla fine della battaglia. Israele fu, ovviamente, vittorioso».
«Noi che non abbiamo la grandezza di Mosè – dice Hahn – possiamo anche stancarci a metà delle nostre lotte quotidiane. Ecco perché preghiamo l'Angelus».

Scott Hahn - Gianni Proietti
Angelus è l’inizio della preghiera nella sua versione latina, «Angelus Domini nuntiavit Mariae…», che risulta familiare ancora a tanti per via dell’Angelus recitato pubblicamente dal Papa alla domenica a mezzogiorno.
«I suoi versetti e le sue risposte sono scritturali – spiega sempre il biblista americano – tratti dalla storia del concepimento di Gesù, come raccontato nei Vangeli di Luca (1,26-28 e 1,38) e Giovanni (1,14). Così, nel punto di svolta delle nostre giornate, ricordiamo il punto di svolta della storia umana: il momento in cui un angelo apparve a una giovane donna di nome Maria e le raccontò il piano di Dio di inviare il Messia al mondo come suo figlio. Tutta la storia successiva, e tutta la creazione, si basarono sul suo consenso. I cristiani hanno sempre fatto una pausa per pregare all'ora di mezzogiorno. Nei tempi apostolici, era chiamata preghiera della “sesta ora”, contando dal sorgere del sole. San Pietro stava pregando le preghiere di mezzogiorno quando ricevette una rivelazione dal Signore (Atti 10,9). Fu anche all'ora sesta che Gesù fu crocifisso (Luca 23,44), con le braccia tese come quelle di Mosè, sopra un altro colle. Nella preghiera perseverò e prevalse, persino sulla morte. I primi cristiani ricordavano questi eventi e antecedenti biblici quando recitavano le consuete preghiere di mezzogiorno, che Tertulliano registrava già nel II secolo».
Conclude Hahn: «Se ci sentiamo deboli o stanchi a mezzogiorno, o irritabili con i nostri colleghi o familiari, se siamo scoraggiati perché le probabilità sono contro di noi, possiamo guardare a Maria e sapere che anche noi possiamo contare sull'aiuto degli angeli e sulla provvidenza di Dio, che ha un piano per noi. Come Mosè, possiamo rinnovare la nostra preghiera, con un aiuto soprannaturale, e testimoniare la vittoria di Dio nei nostri cuori per il resto della giornata».