giovedì 13 giugno 2024
Nel giorno della festa, pellegrini e devoti da tutta Italia, ma anche dall'estero, in visita al Santo hanno raggiunto la Basilica. La Messa con il vescovo Cipolla e il delegato pontificio Ravelli
La Messa di Cipolla per la festa di sant'Antonio a Padova

La Messa di Cipolla per la festa di sant'Antonio a Padova - Boato

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Un’atmosfera frizzante, con temperature inconsuete per il 13 giugno, ha accolto i pellegrini giunti a Padova fin dall’alba per onorare il santo dei miracoli: sant’Antonio, «patrono dei poveri e dei sofferenti» e «insigne e appassionato predicatore» – come ha ricordato il delegato pontificio, monsignor Diego Giovanni Ravelli, alla sua prima partecipazione alla festa antoniana per eccellenza.

Festa per la città di cui è patrono, festa per quanti per devozione arrivano al santuario con nel cuore una preghiera, un’intenzione, un ringraziamento da rivolgere a quel santo amato in tutto il mondo, considerato un amico a cui confidare preoccupazioni o speranze, a cui chiedere aiuto nella fatica e nel bisogno, o anche per “trovare le cose” o “marito” come molta tradizione popolare riporta. Tant’è. Sant’Antonio è il santo di tutti e da ogni dove i pellegrini arrivano a Padova in particolare nel giorno della festa e durante la Tredicina che la precede: dal Sud America all’Australia, dal Perù al Giappone, agli Stati Uniti, senza dimenticare portoghesi e spagnoli, africani e fedeli dall’Est Europa. In crescita anche quest’anno le presenze – confermano dalla Basilica del Santo – dopo gli anni del Covid ora si sta ritornando a quella che era la consuetudine: un flusso continuo di decine di migliaia di persone e basilica stracolma a ognuna delle undici Messe del giorno della festa.

I pellegrini giunti a Padova per la festa di sant'Antonio

I pellegrini giunti a Padova per la festa di sant'Antonio - Boato

Un santo ricercato, che parla a giovani e anziani, a coppie o persone sole, senza distinzione: Francesca e Grazia arrivano da Bari per la quarta volta per pregare sant’Antonio: «Siamo qui dalle cinque e mezza, volevamo esserci per l’apertura della basilica e oggi entreremo ancora e ancora», raccontano con gli occhi contenti e luminosi di chi ha realizzato il sogno di essere fra i primi a pregare sulla tomba di sant’Antonio, portando intenzioni per la salute e per i figli. E finché all’alba si aprivano i portoni della Basilica a una ventina di chilometri c’era chi intraprendeva a piedi quel tratto del “Cammino di sant’Antonio” – da Camposampiero a Padova – che frate Antonio morente percorse su un carro trascinato da buoi al termine della sua vita terrena. «Camminiamo, preghiamo e chiacchieriamo – raccontano – facciamo questo percorso da 15 anni ogni 13 giugno, abbiamo una forte devozione a sant’Antonio e portiamo un’intenzione soprattutto per la salute e per le nostre famiglie». Numerose anche le comitive dalla Polonia dov’è fortissima la devozione al frate portoghese, una delle tante arriva da Czestochowa e la Basilica antoniana è una tappa di un pellegrinaggio che dopo Padova toccherà Loreto e San Giovanni Rotondo: «Sant’Antonio è il nostro santo preferito – confida Margherita – ci aiuta sempre, a lui possiamo ricorrere con fiducia e sono qui per pregare per la famiglia e mio figlio malato».

Salute, lavoro, famiglia sono le richieste che maggiormente abitano le preghiere dei pellegrini, ma quest’anno nella basilica di sant’Antonio per tutto il tempo della Tredicina sono risuonate giorno dopo giorno tre parole – pace, dialogo, riconciliazione – ricorda il rettore padre Antonio Ramina: «Il più delle volte viene chiesta la riconciliazione all’interno delle famiglie, il dono di andare d’accordo, di recuperare quei rapporti che si stanno rompendo. E quando le persone si mettono in fila per toccare con le loro mani il luogo in cui sant’Antonio è sepolto si può fare esperienza di una spiritualità viva che ha bisogno non solo del pensiero, ma anche dell’espressione tattile, affettiva. Vicino all’Arca tutto questo accade con discrezione e compostezza, quasi in un clima di dialogo a tu per tu con il Santo».

Di pace e di responsabilità parla anche il messaggio che il rettore della basilica pontificia e il vescovo di Padova, Claudio Cipolla, hanno rivolto insieme alla città in preparazione alla festa: «Vogliamo ancora una volta domandare il dono della pace al Signore, affidandoci alla mediazione di Antonio di Padova. Chiedere la pace significa non rimanere estranei ai drammi del mondo e soprattutto ci aiuta a sentirci impegnati a divenire noi, nella realtà in cui viviamo, persone che amano la pace e s’impegnano a edificarla». Ma questo implica e chiede una responsabilità personale «per costruire la pace insieme». Un richiamo ulteriormente sottolineando dal vescovo Cipolla durante la messa pontificale: «Ciascuno è responsabile della pace e della giustizia» che chiediamo nella preghiera e «ciascuno è chiamato a fare la sua parte perché crescano giustizia e pace per tutti e per sempre», sull’esempio della disponibilità di frate Antonio all’appello di Dio. Ma oggi più che mai, in un tempo segnato da ingiustizie sociali, tragedie (femminicidi, suicidi, violenze domestiche) e da una cultura sempre meno attenta alla persona, c’è bisogno di «educare la coscienza», quello «spazio prezioso e fragile, delicato e complesso dove nascono e si mescolano la relazione con il Signore – che chiamiamo anche preghiera – e la nostra umanità».

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