sabato 7 novembre 2020
Le dodici opere, in terracotta, sono destinate alla chiesa di San Sebastiano, uno dei luoghi colpiti dagli attentati che nella Pasqua del 2019 provocarono 258 morti nell'isola asiatica
Tre statue donate allo Sri Lanka

Tre statue donate allo Sri Lanka - .

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Paolo VI toccò anche lo Sri Lanka, durante lo storico pellegrinaggio in Asia Orientale e in Oceania effettuato fra il 26 novembre e il 5 dicembre del 1970. Fu, quella nella capitale Colombo, l’ultima sosta dell’ultimo viaggio internazionale del primo Papa a farsi pellegrino fra i popoli e i continenti in duemila anni di storia della Chiesa. «La nostra ultima parola è pace», disse il santo pontefice. «Fate che la fratellanza vi stringa insieme come membri di un’unica famiglia», senza distinzione alcuna, sottolineò Montini al termine di un viaggio nel quale aveva ribadito come «l’uomo dell’Asia può essere cattolico e rimanere pienamente asiatico».

Ebbene: 50 anni dopo, Brescia – la diocesi che ha generato Paolo VI alla Chiesa e al mondo – offre un messaggio di fede, di bellezza, di fraternità alla Chiesa dello Sri Lanka. Lo fa donando le statue dei dodici Apostoli che «verranno destinate alla chiesa di San Sebastiano in Katuwapitiya, Negombo, in sostituzione di altre danneggiate dagli attentati anticristiani della Pasqua del 2019», spiega il cardinale Albert Malcolm Ranjith, arcivescovo di Colombo, nella lettera con cui ringrazia Brescia per questo gesto.

Attentati mirati contro i cristiani e gli occidentali. Era il 21 aprile 2019 quando i terroristi
colpirono tre grandi alberghi, due chiese cattoliche e una chiesa evangelica in Sri Lanka,
provocando 258 morti e 500 feriti. Ad essere colpite furono il Santuario di Sant’Antonio,
nel sobborgo di Kotahena, poco lontano da Colombo; la chiesa di San Sebastiano di Negombo,
con un centinaio di morti; la Chiesa di Sion, evangelica, a Batticaloa, provocando 27 morti.


Ecco lo scenario del dono: gli attentati del 21 aprile 2019 che colpirono tre grandi alberghi, due chiese cattoliche e una chiesa evangelica, provocando 258 morti e mezzo migliaio di feriti. Fra le chiese colpite ci fu quella di San Sebastiano, dove un attentatore kamikaze si fece esplodere causando un centinaio di vittime durante la Messa. È dunque per rendere omaggio ai martiri dello Sri Lanka e per esprimere solidarietà alla Chiesa dell’isola che l’Associazione diocesana dei Decorati Pontifici, con altre realtà bresciane, ha preso l’iniziativa di questo dono.

Le statue degli Apostoli, realizzate in terracotta, sono opera di un artista bresciano, Cesare Monaco, e rimarranno esposte nel Duomo Vecchio di Brescia fino a lunedì 9 novembre quando il vescovo Pierantonio Tremolada le benedirà per poi affidarle a un delegato dell’arcivescovo di Colombo. Monaco ha scelto di raffigurare gli Apostoli come «eroi della fede». E pur «non rinunciando all’apparato simbolico della tradizione», ha maturato la convinzione che «le sculture avrebbero dovuto sganciarsi dall’idealizzazione – spiega lui stesso – ed umanizzarsi». A maggior ragione in questo tempo segnato «da eventi tragici come la pandemia». Monaco ha scelto l’argilla, «il materiale più povero che ci offre la natura, per la sua profonda valenza simbolica: terra che una volta cotta si tramuta in sostanza nobile e duratura».

«Eroismo della fede, eroismo del martirio»: queste statue rappresentano gli apostoli «in una visione eroica», ma – si pensi alle figure a torso nudo – anche ponendo «l’accento sulla povertà disarmata dei discepoli di Cristo», annota monsignor Ivo Panteghini, cappellano dei Decorati Pontifici bresciani. Gli Apostoli «hanno abbandonato i sacri paludamenti e le barbe socratiche» di certa tradizione «per assumere le sembianze rustiche e vissute dei contadini della Bassa bresciana o dei pescatori del lago d’Iseo».

«Il sangue dei nostri fratelli, dei nostri amici, delle spose e delle mamme, dei vecchi e dei bambini, è ancora incrostato su quel che resta delle vecchie sculture. D’ora in avanti, ho un motivo in più per legarmi a Brescia e con me legare l’intera Chiesa dello Sri Lanka», scrive ancora il cardinale Ranjith, che a Brescia, ricorda nella sua lettera, passò «molto tempo da giovane seminarista e sacerdote mentre studiavo e lavoravo a Roma». Un legame profondo. Nel segno della fede e della sua testimonianza. Fino al martirio. E viene spontaneo tornare con la memoria al viaggio asiatico di Paolo VI, che a Manila scampò alla morte per mano di un attentatore, che riuscì tuttavia a ferirlo. Al santo Papa bresciano, come ai martiri della Pasqua 2019, le Chiese sorelle dello Sri Lanka e di Brescia possono guardare come a intercessori e compagni di cammino.

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