«Noi, sposi missionari fra gli sposi. Ecco cosa portiamo all'incontro sulla famiglia con il Papa»
di Giacomo Gambassi, Roma
I coniugi Villegas, originari delle Filippine, sono una delle undici famiglie che partecipano all’incontro voluto da Leone XIV in Vaticano con i vescovi del mondo. «I differenti punti di vista? Nella Chiesa si incontrano e sono una ricchezza»

Si definiscono «missionari laici fra le famiglie e con le famiglie». «Sì, lo siamo. E non soltanto fra chi è d’origine filippina», spiegano Charmaine Bernadette ed Eren Lyle Villegas. Perché loro arrivano dalle Filippine e sono a Roma per partecipare all’incontro sulla famiglia voluto da Leone XIV a dieci anni dall’esortazione apostolica di papa Francesco, Amoris laetitia. Una delle undici coppie di sposi dei cinque continenti che prendono parte alla settimana di lavori in Vaticano con i cardinali e i vescovi presidenti delle centoquindici Conferenze episcopali di tutto il mondo e i capi delle quindici Chiese orientali. «Le famiglie stesse partecipano alla missione della Chiesa nel tessuto quotidiano della loro vita», ha detto Leone XIV nell’intervento di mercoledì con cui ha aperto i lavori. «Il nostro impegno all’interno della comunità ha al centro i giovani e le famiglie, non solo quelle con cui condividiamo le medesime radici. Aiutiamo tutti coloro che incontriamo nei percorsi di fede, facciamo conoscere la Chiesa, annunciamo la bellezza del Vangelo della famiglia», raccontano marito e moglie. Soprattutto ci tengono a precisare che sono «felicemente sposati da sedici anni». E che la loro presenza al “summit” ecclesiale in corso fino a mercoledì prossimo intende essere «una piccola testimonianza».
Il Papa ha chiesto ai vescovi di ascoltare le famiglie. Che cosa portate all’incontro nell’Aula Paolo VI?
«Ci proponiamo di far emergere di fronte a tutti quanto sia positivo per una coppia aprirsi a un cammino condiviso con altre coppie. Perché è questo che abbiamo imparato dalla nostra esperienza sul campo. È così che siamo riusciti a superare le nostre difficoltà coniugali. Si tratta di essere aperti a imparare dagli altri».
Non una pastorale familiare dall’alto. Le coppie che si fanno compagne di viaggio?
«È il nostro ministero. Abbiamo sempre praticato l’idea di camminare e servire insieme altre coppie. Nel contesto filippino è un’esperienza presente in diverse parrocchie dove il sacerdote favorisce la formazione di piccoli gruppi che intendono essere un’opportunità per i coniugi. Si tratta, in sostanza, di creare spazi e occasioni di incontro all’interno della comunità. La nostra è una realtà simile a un gruppo di condivisione o a un gruppo di preghiera in famiglia. È un ambiente molto intimo: ci riuniamo e ci mettiamo in ascolto».
Nelle prime giornate di lavori è tornato più volte il tema della mobilità e delle migrazioni che sta scuotendo le famiglie. Famiglie che lasciano le loro terre o famiglie con figli o genitori in un altro Paese, per citare due esempi. Che cosa fare?
«La crescente mobilità delle persone sta ponendo nuove sfide fra le mura domestiche. Se guardiamo alle Filippine, il fenomeno migratorio è molto diffuso, nel senso che sono in tanti ad andare all’estero principalmente per motivi di lavoro. Come affrontare questa situazione? Crediamo che il modo migliore sia partire dall’attenzione alla persona. Serve creare legami, magari avendo come denominatore la fede. È ciò che come filippini ci caratterizza: cercare una parrocchia che sia riferimento. Ogni comunità dovrebbe chiedersi di fronte a chi arriva: “Come accogliere e come far sentire a casa chi è lontano dalla propria terra d’origine?”».
Su alcune questioni che riguardano la famiglia non mancano punti di vista differenti dentro la Chiesa: anche nei lavori di questi giorni si è percepito. Leone XIV chiama all’unità che, però, non è uniformità, ha ripetuto più volte.
«Personalmente riteniamo che, anche se proveniamo da culture e tradizioni diverse, esista sempre un terreno comune d’incontro all’interno della Chiesa. Perché alla Chiesa sta a cuore che si abbiano famiglie sante e che le famiglie siano unite intorno al Signore e fra loro. Lo consideriamo un ottimo punto di partenza. Inoltre qui abbiamo toccato la ricchezza delle differenze tra i vari Paesi. Differenze che, comunque, sono parte nello stesso cammino. Davvero la Chiesa è casa per tutti a ogni latitudine del mondo».
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