L'esorcismo di Clara: due anni e mezzo per liberarla dal demonio

Numerosi i casi di possessione presentati al convegno dell'Associazione esorcisti: le parole del cardinale Reina, il ricordo di don Amorth e la preoccupazione per le pratiche occulte seguite dai giovani
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September 27, 2026
L'esorcismo di Clara: due anni e mezzo per liberarla dal demonio
Si è concluso venerdì, a Sacrofano (Roma), il 15esimo convegno nazionale italiano dell'Aie /SICILIANI
La giovane Clara ha impiegato due anni e mezzo per ottenere la liberazione dal maligno. Sedute spiritiche e pratiche occulte avevano condizionato non poche esperienze della sua esistenza in Sicilia. Lei, fieramente atea, soffriva nell’animo. Ma le tribolazioni di Clara (il nome è di fantasia) investivano pure il corpo. Si distingueva per una profonda aggressività nelle sue relazioni con gli altri e per un continuo odio di sé, culminante in pensieri suicidiari. La liberazione definitiva della donna avvenne nel giorno della memoria liturgica di san Pio da Pietrelcina. Il “caso”, presentato da fra Benigno Palilla, esorcista dell’arcidiocesi di Palermo, è stato esposto al 15esimo convegno italiano dell’Associazione internazionale esorcisti (Aie), alla Casa “Fraterna Domus” di Sacrofano (Roma), al quale hanno partecipato circa 120 fra sacerdoti e ausiliari. Dopo la liberazione, ha affermato fra Benigno, il cuore di Clara «fu avvolto da una grande pace interiore nel dono della vita a Dio. Felicità a tal punto traboccante che tutto le apparve rinnovato dal ritrovato amore per la vita». Ma, ha avvertito il religioso, la condizione di questa donna è «frequente nelle giovani generazioni».
Differente la vicenda di Emanuela, vittima di abusi familiari. Tornata da un viaggio in Africa, accusava forti dolori fisici che si acuivano stranamente durante la celebrazione delle Messe. Don Angelo Barra, esorcista ad actum dell’arcidiocesi di Salerno, notò che la sola lettura dei passi del capitolo 16 degli Atti degli Apostoli, manifestò in Emanuela «un’azione straordinaria scatenando in lei un terremoto interiore. Le benedizioni, come il sostegno orante di due comunità cattoliche in Africa - ha quindi raccontato don Angelo -, determinarono la liberazione della giovane, facendo emergere che la stessa era stata vittima di una consacrazione rituale da parte di una setta nel luogo in cui si era recata».
Non meno inquietante la storia di Antonella, una donna sudamericana letteralmente «offerta dai parenti agli spiriti», secondo consuetudini nient’affatto in disuso in certi contesti latino-americani. Trasferitasi in Italia, Antonella decise di abbandonare il culto spiritico. «Subito si verificarono in lei un crollo economico, il fallimento personale e pesanti vessazioni fisiche - ha dichiarato il sacerdote che l’ha seguita, padre Michele Tenzon, già esorcista della diocesi di Ventimiglia-San Remo -. La sua “consacrazione” veniva rinnovata su di una pietra conservata in un tempio sudamericano». Quella stessa pietra, dall’altra parte dell’oceano, venne poi spezzata nel corso degli esorcismi e dopo il comando rivolto dal sacerdote. «Si è trattato di un percorso autentico di vita cristiana - le parole di padre Tenzon -: la costante formazione esorcistica e il coinvolgimento orante della Madonna, sono di grande importanza e giovamento nella corretta prassi esorcistica».
Tutte esperienze reali, gesti e vissuti quotidiani con cui fanno i conti, oltre che le vittime, questi sacerdoti dalla missione singolare, chiamati pur con tutte le debolezze e gli affanni umani, a servire la Chiesa nella riservatezza, aiutando chi soffre (e le richieste sono numerosissime) a ritrovare libertà, dignità, speranza e appartenenza alla comunità cristiana. Come ha fatto don Aleardo Pisani, esorcista della diocesi di Verona, che ha rievocato le esperienze missionarie in Brasile e in Angola, quando venne in contatto con superstizioni locali e ritualità tribali, prima di servire le Chiese di Verona e Ferrara-Comacchio dove ha sperimentato «il pericoloso influsso delle pratiche occulte sulle nuove generazioni».
Gli intervenuti al convegno Aie di Sacrofano /Ufficio stampa Aie
Gli intervenuti al convegno Aie di Sacrofano /Ufficio stampa Aie
Delle varie esperienze pastorali si è discusso a Sacrofano, dove i lavori sono stati aperti dal presidente dell’Aie, monsignor Karel Orlita, dal vicepresidente padre Francesco Bamonte, e da padre Piermario Burgo, coordinatore della segreteria di lingua italiana dell’Aie: «La Chiesa anche così manifesta la sua carità verso i tribolati a causa del demonio», ha osservato quest'ultimo. Nell’omelia della Messa della prima giornata, il cardinale Baldo Reina, vicario del Papa per la Diocesi di Roma, ha parlato dell’esorcistato come di un ministero che avvolge sia la vita del sacerdote sia l’esistenza di chi è tribolato dal maligno: «Per questo il prete esorcista si fa verso i sofferenti strumento della misericordia di Dio liberante che lui stesso ha ricevuto e sperimentato».
A dieci anni dalla morte di don Gabriele Amorth, fondatore dell’Aie ed esorcista della diocesi di Roma, in molti lo hanno ricordato: tra gli altri, padre Bamonte, don Aldo Buonaiuto, che è tra i successori di Amorth nella Capitale, oltre che responsabile del Servizio AntiSette della Comunità Papa Giovanni XXIII, e don Marcello Lanza, esorcista di Acerra. Tutti ne hanno voluto richiamare «la preziosa eredità. Collaborando con il servo di Dio padre Candido Amantini, l’esorcista della Scala Santa, don Amorth comprese che non era sufficiente per il neo-esorcista la nomina da parte del vescovo e la consegna del rituale - ha evidenziato Bamonte -. Egli restava come un chirurgo senza esperienza. Da qui la necessità dei convegni, dei corsi e degli incontri di formazione periodici promossi dall’Associazione». Anche perché, ha aggiunto don Buonaiuto, certi rischi «coinvolgono talora anche ecclesiastici, irretiti da manipolatori esoterici e vittime di sette». Le situazioni di pericolo che si incontrano frequentemente sono quelle che «espongono all’azione degli operatori dell’occulto: dal fascino verso la sfera preternaturale all’ambizione personale; dall’eventuale predisposizione interiore alla svalutazione degli affetti».
Tra i numerosi altri interventi, quelli di Mario Vaccari, vescovo di Massa Carrara-Pontremoli, che ha sottolineato il valore della povertà nell’umiltà, e di Andrea Bruno Mazzoccato, arcivescovo emerito di Udine: «All’uomo è stata data una potenza nella sua fragilità: la libertà che egli può rivolgere a Dio o al demonio, all’interno di una lotta». I lavori del convegno sono stati conclusi dalla criminologa Beatrice Ugolini, consulente del Gris (Gruppo di ricerca e informazione Socio-religiosa). «L’adempimento di un voto pagano, un’offerta sacrificale propiziatoria, la violenza di una consacrazione occultistica, un’iniziazione che implica una rottura con il proprio passato: in tutte queste circostanze - ha detto -, nella prospettiva magica, si determina la liberazione di energia occulta, anche attraverso l’uccisione di un essere vivente. Maggiore è lo scopo rituale perseguito, più elevato è il grado di violenza richiesto nel rito. In questa cornice si inserisce spesso il mondo giovanile nella costruzione della propria identità o per il fascino della sfida alle convenzioni».

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