Leone XIV: «È intollerabile che il pane sia un privilegio»

di Agnese Palmucci, Roma
Nel messaggio inviato alla Fao, per la Giornata mondiale dell'alimentazione, il Papa ha ribadito l'urgenza di «riconvertire le risorse investite nell'industria bellica verso la ricerca agricola sostenibile».
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October 16, 2026
Leone XIV: «È intollerabile che il pane sia un privilegio»
Studenti indonesiani mangiano in una scuola elementare in Banda Aceh, Indonesia, 7 ottobre 2025 - ANSA
In un’epoca «caratterizzata da un progresso tecnologico senza precedenti» è «intollerabile che il pane sia considerato un privilegio e l’acqua una merce contesa». Nel suo messaggio al direttore generale della Fao, Qu Dongyu, in occasione dell’46ª Giornata mondiale dell’alimentazione che si celebra oggi, il Papa ha sottolineato con forza che la «fame» non si può considerare «un’anomalia statistica», poiché «è causata principalmente dalla mancanza di volontà politica e di solidarietà collettiva». La possibilità di accedere regolarmente «a un’alimentazione sicura, adeguata e sufficiente», scrive ancora Leone XIV, «in linea con la dignità di ogni persona, è un diritto umano fondamentale». Il tema della Giornata mondiale di oggi è “Innovare oggi per nutrire domani”, e lo scorso anno, per sottolineare la sua attenzione nei confronti della povertà alimentare, Prevost era intervenuto alla cerimonia per l’ottantesimo anniversario dell’agenzia Onu, a Roma. «Impedire che il pane raggiunga una persona o distruggere i mezzi con cui viene prodotto costituisce una terribile offesa alla dignità umana».

L’innovazione in campo alimentare, dunque, ha profondamente a che fare con la tutela della dignità dell'uomo, ha ribadito il Pontefice. Quando l’essere umano aiuta la terra a produrre i suoi frutti, «l’umanità non si limita a compiere un’operazione tecnica», ma «adempie al comando di custodire la terra e di coltivarla», e questo «procede ogni quadro giuridico e ogni innovazione tecnologica». Oggi invece, sottolinea il Papa, «ci troviamo in una situazione paradossale» in cui il progresso «avanza a un ritmo sempre più sostenuto» e allo stesso tempo «la fame e la povertà continuano a persistere». Tutto questo, sostiene Leone XIV, non è altro che «una profonda cristi antropologica ed etica».
Anche se si parla di innovazione «con gran disinvoltura», spesso questo termine viene utilizzato in riferimento «allo sviluppo di dispositivi e algoritmi, oppure all’ottimizzazione delle prestazioni con l’unico fine di ottenere un guadagno economico». Così, è quantomai necessario «cambiare il modo in cui concepiamo tale progresso», perché la vera innovazione «non sostituisce la creazione», ma implica «un’indagine rispettosa delle leggi complesse che guidano l’opera delle mani del Creatore». L’innovazione di cui l’umanità e il mondo hanno bisogno, infatti, «non si misura solo in base alla quantità di grano prodotto», ma «anche alla tutela della dignità umana che Dio ha donato a ciascuno di noi, e l'integrità dell’ecosistema».

Nei casi in cui la tecnologia moderna «viene impiegata in agricoltura in modi che privano il suolo della sua fertilità naturale» oppure «allontanano gli agricoltori dalle loro terre» per motivi economici, questo «non può essere considerato un progresso» ma «una forma sofisticata di distruzione», scrive chiaramente Prevost. E l’uso irresponsabile della tecnologia per interessi egoistici «ignora anche il dovere dell’umanità di salvaguardare il creato». Dall’altro lato, garantire il diritto al cibo è «un obbligo di giustizia che vincola sia i singoli Stati che la comunità internazionale», anche se con l’accelerazione della produzione viene spesso trascurata la distribuzione delle risorse alimentari.
Se da un lato i «mercati dei cereali vengono capitalizzati in borsa», dall’altro «i semi che germogliano nel terreno finiscono nelle mani di monopoli che soffocano l’agricoltura su piccola scala». È sempre più urgente, dunque, «liberare la produzione di cibo da una mentalità puramente speculativa», aggiunge il Papa, perché il pane non dovrebbe essere «né uno strumento di pressione geopolitica né un bene finanziario volatile», né deve mai «essere usato come arma di guerra». Allo stesso modo l’acqua deve essere considerata un bene inalienabile per tutti. Secondo il Papa l’idea utopica della “crescita infinita” «ha raggiunto il suo punto di rottura», e oggi l’innovazione richiede «l’adozione di un senso di responsabilità intergenerazionale», soprattutto per il futuro. Innovare è «conciliare la tecnologia con la saggezza», e questo non significa rifiutare il progresso. 

L’ultimo appello Leone XIV lo ha rivolto proprio alla Fao. Ha incoraggiato l’organizzazione e i suoi Stati membri «a non accontentarsi di analisi astratte o di dichiarazioni di efficacia limitata», perché «è giunto il momento di dare prova di audacia morale». È urgente «un nuovo ordine alimentare globale, in cui l’innovazione tecnologica sia incondizionatamente subordinata al rispetto della dignità umana donata da Dio e al bene comune universale». Esiste poi, ha concluso, un «imperativo etico urgente» che chiede di «riconvertire le risorse investite nell’industria bellica verso la ricerca agricola sostenibile e la rigenerazione dei terreni degradati», ha concluso.

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