Un’associazione intitolata a don Giuseppe Angelini per offrire a tutti 50 anni di ricerca teologica
di Annamaria Braccini, Milano
Un archivio digitale che raccoglie 1.700 documenti. Un sodalizio nato per rendere fruibile il contributo alla comprensione della fede e dell'umano elaborato dal teologo e docente. A Milano il lancio dell'iniziativa, alla presenza dell'arcivescovo Delpini e dello stesso Angelini

Un’associazione per non disperdere e rendere sempre più fruibile un prezioso e corposo insieme di migliaia di documenti – omelie, studi, scritti – frutto di oltre cinquant'anni di ricerca teologica. È quella che, intitolata al noto teologo monsignor Giuseppe Angelini (https://dongiuseppeangelini.it), a lungo anche parroco della centrale e antica basilica milanese di San Simpliciano, è stata presentata martedì 13 ottobre presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, con l’intervento dell’arcivescovo e gran cancelliere dell’istituzione accademica, l'arcivescovo di Milano Mario Delpini.
Aperto dal saluto del preside della Facoltà, don Angelo Maffeis, che conobbe Angelini nel 1980 quando ancora era seminarista, il convegno ha visto anche una sorta di intervista del docente e già preside don Massimo Epis allo stesso Angelini che, così, ha potuto spiegare, in prima persona, il perché dell’iniziativa. E soprattutto il significato di mettere a disposizione – seppure con modalità diversificate a seconda delle diverse tipologie dei testi – una tale massa di scritti in gran parte inediti. Un corpus, in totale, di 1.700 documenti, alcuni di lunghezza contenuta, come nel caso delle omelie, ma anche, ad esempio, 76 catechesi e testi di circa 35 corsi accademici costituiti di 150-180 pagine; un libro non pubblicato e appunti stesi per essere pronunciati, come ha illustrato David Giovanni, vicepresidente dell’associazione (di cui è ovviamente presidente Angelini). Due le macrosezioni in cui è suddiviso l’archivio: quella riferita all’attività accademica con 619 documenti, comprendenti materiali utili alla ricerca teologica e alla didattica e, la seconda, centrata sull’attività pastorale, che raccoglie 1.093 testi dedicati alla predicazione e alla catechesi. Quattro le aree: omelie, Lectio, meditazioni, di libera consultazione, e corsi accademici con accesso su richiesta giustificata. Senza dimenticare l’annuncio di un progetto editoriale di Glossa, la casa editrice della Facoltà Teologica, che prevede pubblicazioni con un ritmo di uno o due volumi l’anno. Insomma, un lavoro impegnativo avviato con una decina di soci fondatori – tra cui Gabriella Panerai che ha preso la parola durante l’assise – per un’associazione che è apertissima a nuove adesioni.
«Siamo qui per dire che c’è un’amicizia che dura da anni e una stima per il lavoro di don Giuseppe», ha sottolineato Delpini, che ha aggiunto: «Un archivio potrebbe anche solo custodire una memoria, quella stagione nativa e molto significativa della Facoltà Teologica, quando alcuni hanno dato origine alla sua presenza in città. Ma io credo che la vera intenzione sia custodire la provocazione che nasce da un’insoddisfazione costante di fronte agli sforzi che si mettono in campo per tradurre la ricerca teologica in un tentativo di comprendere l’umano e in un approfondimento delle ragioni profonde del pensare, del vivere, del credere, dello sperare. In questo senso mi pare un’opera lungimirante dare vita a tale archivio», ha concluso il presule ambrosiano.
Parole a cui ha fatto eco, in dialogo con Epis, lo stesso Angelini. Chiarissime le ragioni che lo hanno portato a fondare l’associazione di fronte a quello che definisce «il fenomeno preoccupante per cui la filosofia è diventata una grammatica che si occupa non della cosa umana ma dei discorsi sull’uomo. Così, nella vita pubblica, il codice clinico – ha scandito – si sostituisce al codice morale: infatti, un tempo la salvezza dell’uomo era la giustizia, oggi la salvezza è la salute. Per avvertire di questo pericolo e per rimediare si è svolto il mio progetto teologico. Bisogna tornare a pensare la realtà: per prendere sul serio la questione culturale occorre che il ministero pastorale sia istruito dalla riflessione teologica. La cultura che, da sempre, è stata il codice della convivenza civile, oggi cessa di esserlo e perde autorità, per cui ciascuno ne fa l’uso che vuole. Per questo occorre riflettere, decifrare una realtà oggi inquietante».
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