Slogan e pietre per un giorno di tensione: gli studenti italiani “copiano” la rabbia francese
La mobilitazione giovanile agita anche le nostre città: scuola, casa e lotta al riarmo le priorità. La premier Meloni, nel mirino della contestazione: «Manifestazioni sì, violenza no». A Torino 3 arresti

Il “No Meloni day” ha portato nelle piazze italiane decine di migliaia di studenti, come ampiamente annunciato. Purtroppo però, tra la maggioranza pacifica che manifestava per chiedere una scuola più inclusiva, c’erano anche centinaia di violenti. E pure questo era prevedibile. In varie città, a margine delle proteste contro i disservizi scolastici e le scelte del governo in tema di istruzione, sono andati in scena vandalismi e gesti di sfida verso le forze dell’ordine, schierate in modo massiccio dal Viminale proprio per prevenire degenerazioni, che purtroppo si sono verificate. A Torino, il fronte più caldo, si sono contati 10 agenti feriti e tre studenti arrestati.
La coda rabbiosa delle rivolte francesi inizia insomma a lasciare un segno (preoccupante) anche in Italia. In serata la premier Giorgia Meloni, bersaglio primario del malcontento giovanile, ha condannato le violenze e invitato tutte le forze politiche a prendere le distanze dai più esagitati. «Sono sempre contenta - ha detto - quando c'è la mobilitazione. Cosa diversa è la violenza, sono le bombe carta, è aggredire le forze dell'ordine. Su questo dobbiamo essere chiari e d'accordo. Chiedo a tutte le forze politiche italiane di fare un appello a che ci siano manifestazioni senza violenza».
Si sono vissute ore complicate un po’ ovunque. A Roma ci sono stati lanci di bottiglie e bombe carta contro i reparti mobili, accompagnati anche dall’uso di estintori. Un attacco, rende noto la questura capitolina, messo in atto da un ristretto gruppo di manifestanti a volto travisato. Pochi, ma determinati. Stesso copione a Torino, dove altri giovani a volto coperto hanno lanciato sassi, bastoni, uova e torce luminose verso le forze dell’ordine, che hanno risposto per le rime azionando gli idranti e sparando lacrimogeni. La piazza ha replicato intonando lo slogan “Tout le monde déteste la police”, grido di battaglia peraltro già risuonato durante le lotte antagoniste dei mesi scorsi. Durante gli scontri tre minorenni sono stati arrestati in flagranza per resistenza aggravata a pubblico ufficiale, mentre altri 50 manifestanti sono stati identificati e segnalati all’autorità giudiziaria. I tre arrestati sono stati anche denunciati per porto di oggetti atti a offendere: due avevano spray urticanti e uno delle pietre. Tafferugli si sono verificati anche ad Alessandria, dove un poliziotto e un carabiniere sono rimasti lievemente feriti in uno scontro con un gruppo che aveva tentato di occupare l’istituto Ciampini Boccardo. Alla fine un giovane è stato fermato e altri 30 denunciati.
La tensione non è mancata nemmeno a Bologna: quando il corteo di studenti è arrivato davanti alla stazione ha trovato un cordone di agenti in tenuta antisommossa a sbarrargli la strada. Sono partiti anche qui lanci di bottiglie e fumogeni, la polizia ha respinto i più turbolenti alzando gli scudi. A Verona sono stati dati alle fiamme diversi cassonetti: la questura ha identificato e denunciato 21 ragazzi. «Questa non è espressione democratica del dissenso, né difesa della scuola, ma aggressione alle istituzioni e teppismo politico» ha commentato il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. In tanti, troppi casi, in effetti, si è andati oltre la legittima protesta, sconfinando in gesti tanto gratuiti quanto scomposti. A Napoli alcuni giovani hanno scorrazzato con dei motorini nella palestra (da poco ristrutturata) del liceo Rossini occupato. Un’impresa, per così dire, che inevitabilmente è rimbalzata sui social, riversando la protesta anche sulla piazza virtuale: il video è diventato in poche ore virale, mietendo visualizzazioni in serie.
Più pacata e tradizionale la protesta a Bari, anche se ferma nei contenuti. «Facciamo come in Francia, rompiamo la scuola-caserma» recitava lo striscione in testa al corteo formato da circa 700 studenti. «Nelle nostre scuole vediamo ogni giorno un’edilizia fatiscente, assemblee di istituto annullate e mancanza di spazi di socialità e democrazia, con tutte le conseguenze dei fondi investiti nel settore bellico e sottratti a scuola, università e sanità a causa delle politiche di questo governo guerrafondaio» hanno denunciato associazioni e comitati. Severa la reazione dei sindacati di polizia. «Cortei in strada che urlano slogan contro le armi e la violenza a favore della scuola mentre, un minuto dopo, volano bombe carta e bottigliate contro gli agenti in servizio» ha commentato Valter Mazzetti, segretario generale Fsp Polizia di Stato. Mazzetti ha anche puntato il dito contro quella che ha definito «incursione criminale dentro una scuola elementare di Torino devastata da incappucciati armati di spranghe». Uno dei tanti episodi di inciviltà, forse il più grave, cui si è assistito nelle ultime ore. Un film non nuovo, che molti avrebbero preferito non rivedere.
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