
Ansa
La prima visita a Roma di un presidente degli Emirati Arabi Uniti porta in dote oltre 40 intese, tra accordi governativi e privati, assieme alla promessa di altrettanti miliardi di dollari in investimenti. Un risultato che Giorgia Meloni celebra con toni entusiastici al termine dell’incontro di ieri a Palazzo Chigi con Mohammed bin Zayed, seconda tappa del viaggio istituzionale dello sceicco dopo l’incontro al Quirinale con Mattarella di domenica sera. La premier non esita a parlare di «giornata storica», che porterà «la collaborazione bilaterale a un livello mai sperimentato prima» e gli investimenti annunciati sono «tra i più rilevanti e imponenti della storia della nostra Nazione», segno di «una straordinaria dimostrazione di fiducia e di amicizia nei confronti dell'Italia e del suo sistema produttivo».
Il quadro internazionale è tale da favorire soprattutto partenariati strategici, come quelli su difesa e sicurezza, e il capo dell’esecutivo non lo nasconde chiarendo che la cooperazione con gli Emirati punta a «un orizzonte lungo e stabile», in particolare su «tematiche centrali nei prossimi anni», come «l'Intelligenza artificiale, i data center, il dominio subacqueo, la ricerca spaziale, le energie rinnovabili e le terre rare». Questo però non significa che non ci sia spazio per altro e Meloni tiene a precisare che la collaborazione si occuperà «anche di cultura, a partire dal progetto per la creazione di un grande polo museale negli Emirati Arabi Uniti». Spazio anche al Piano Mattei per l'Africa, che per Meloni resta il paradigma del nuovo corso italiano sul panorama geopolitico internazionale. Una strategia, ha assicurato la presidente del Consiglio, nel quale lo sceicco «è stato tra i primi a credere».
Il focus sulla difesa è testimoniato dall’accordo siglato dal ministro competente, Guido Crosetto, che parla di «passo concreto» per «far crescere insieme le nostre Forze Armate» e «instaurare una partnership strategica per l'industria italiana di settore». Cinque intese anche per il titolare dell’Industria, Adolfo Urso, tra cui quella con il ministero emiratino corrispondente corredata dall’accordo tra Cassa depositi e prestiti e Abu Dhabi Investment Office (ADIO) per facilitare la collaborazione tra imprese italiane ed emiratine e agevolare l’accesso agli investitori ai mercati di riferimento.
Il forum imprenditoriale Italia-Eau, ospitato all’hotel Parco dei Principi e seguito alla visita ufficiale di Palazzo Chigi è il vero campo da gioco in cui Eni, Enel, Leonardo, Fincantieri e le altre aziende strategiche italiane fanno le loro mosse. Ma è un terreno fertile anche per gruppi privati puri come Intesa San Paolo, Lamborghini e Melinda. «L'Italia è il partner commerciale più importante per noi nell’Eurozona», ha spiegato Thani Ahmed al-Zeyoudi, ministro di Stato per il Commercio estero degli Emirati Arabi Uniti, che ha invitato «la comunità imprenditoriale italiana a esplorare gli Emirati», con la garanzia del «pieno sostegno da parte del ministero dell'Economia» locale «per qualsiasi progetto nella regione».
Il commercio tra Roma e Abu Dhabi ha prodotto un interscambio bilaterale non petrolifero pari a 11,7 miliardi di dollari nel 2023 e negli ultimi cinque anni l’Italia ha aumentato del 50% i suoi investimenti negli Emirati. Ma al di là dei rapporti commerciali, la mossa di Palazzo Chigi dà alla premier un’opportunità in più per provare a rilanciare il suo ruolo negli equilibri regionali. Un asse Italia-Emirati sulla direttrice mediterranea (con uno sguardo sull’Africa) giova a entrambe le parti e, con la complessa partita ucraina ancora aperta, allargare il perimetro d’azione può servire a Meloni per aumentare il proprio appeal internazionale.