
«La Sicilia fu un grande laboratorio di politica e di vita cristiana. Che ha prodotto martiri, come don Pino Puglisi. Come Rosario Livatino. Come Piersanti Mattarella», ricorda Francesco Bonini, Rettore della Lumsa. «E la loro vita spezzata genera altra vita», sottolinea Andrea Monda. Tocca al direttore dell’Osservatore Romano guidare, all’Istituto Luigi Sturzo di Roma, l’affollato dibattito per la presentazione del volume Piersanti Mattarella. Un politico cristiano di Giovanni Tesè. Incontro promosso dall’Associazione Italiana Docenti Universitari (AIDU). Se Livatino lo testimoniò da magistrato, don Puglisi da sacerdote, Mattarella fu testimone della fede, in una terra di mafia, sul delicato ma fondamentale terreno dell’impegno politico. Un uomo che scelse di servire la propria terra e il proprio Paese fino al sacrificio.
Ha aperto i lavori il saluto dell’arcivescovo e segretario del Dicastero delle cause dei santi Fabio Fabene che ha ricordato il profondo intreccio tra politica e cultura cristiana vissuto da Mattarella, la sua attenzione alla persona e l’urgenza – ancora oggi attuale – di un “Noi” fondato sulla responsabilità e sulla condivisione.
Alfonso Barbarisi, Presidente dell’Aidu, da organizzatore dell’iniziativa ha sottolineato l’impegno dell’associazione nella formazione ispirata a valori del cristianesimo e della fratellanza fra gli uomini (nel segno dell’insegnamento del Papa) e ha riconosciuto nel percorso di Mattarella un esempio di coerenza etica e politica in grado ancora di parlare tanto al mondo universitario, quanto alla comunità cristiana.
Monda nel richiamare il valore di una vita spezzata, ha sottolineato: «Tutto ciò che è umano ci riguarda ed è questo il senso del libro: coniugare impegno politico e fede».
Il professor Giuseppe Acocella, rettore dell’Università Telematica “Giustino Fortunato”, ha insistito sul significato della laicità come «etica della responsabilità», richiamando la tensione tra convinzione personale e senso del limite. Ha ricordato il ruolo della formazione politica per i cattolici e la necessità di andare oltre il consenso effimero, ascoltando le vere domande del Paese. «Per un politico è più complicato diventare santo – ha detto Acocella rivolto all’arcivescovo Fabene – perché nel suo operato deve esercitare la responsabilità, la prudenza e la mediazione, avendo presente le conseguenze che una scelta genera per gli altri, e Piersanti Mattarella ci offre con il suo esempio una modalità pratica di vita vissuta di questo esercizio».
Il rettore della Lumsa Bonini ha individuato nel libro tre assi portanti: «Politica, Fede e Sicilia, che si fondono nella figura di Mattarella». E ha parlato di una «dialettica incarnata» tra parola e testimonianza, che lega Mattarella, Puglisi e Livatino. «La loro vita e morte diventano paradigmi etici di un cristianesimo vissuto fino in fondo».
Ha preso la parola anche Alberto Felice De Toni, sindaco di Udine ed ex rettore dell’Università della città friulana. Il suo intervento ha accostato citazioni di Papa Francesco e Pio XI, definendo la politica «una delle forme più alte della carità», sottolineando i riferimenti spirituali e culturali di Mattarella – da Don Sturzo a La Pira, da Moro a De Gasperi – e la tensione verso una società più giusta, guidata dalla dignità della persona. De Toni ha anche richiamato il profondo legame con Aldo Moro, la comune sorte e la consapevolezza condivisa del pericolo: «È finita anche per me. È finita anche per noi», è una frase attribuita a Mattarella dopo l’uccisione di Moro, suo riferimento politico. «Il suo è stato un percorso anticipatore, capace di proporre riforme concrete, pur restando saldamente ancorato ai valori cristiani e costituzionali». Ha detto De Toni.
Eugenio Gaudio, Presidente della Fondazione Sapienza ed ex Rettore de “La Sapienza” di Roma, ha aperto il suo intervento con una domanda: «Cos’è testimonianza?» La risposta è« nella coerenza tra fede e azione politica, nell’impegno per una modernizzazione che non dimentichi i più deboli», ha detto evidenziando la testimonianza concreta di Mattarella, in campo amministrativo, specie in tema di opere pubbliche e contrasto alle infiltrazioni mafiose.
A chiudere i lavori è stato Giuseppe Notarstefano, Presidente dell’Azione Cattolica Italiana e autore della prefazione del volume. Ha evidenziato la centralità della formazione politica e il rischio della strumentalizzazione religiosa da parte di certa politica contemporanea. «Abbiamo bisogno di testimoni – ha detto – e di formare quindi persone che sappiano dare contenuti, mettersi a disposizione della loro comunità, e testimoniare con lealtà la loro fede».
L’autore, Giovanni Tesè, ha infine sottolineato quanto Mattarella credesse nella formazione e quanto il seme lasciato dalla sua vita possa ancora generare frutti. «Dobbiamo conservarlo – ha detto – per raccogliere domani un raccolto buono».