martedì 10 aprile 2018
Il dossier di mediatori e avvocati di Asgi, Cild e Indiewatch presentato alla Camera: testimonianze drammatiche raccolte negli hotspot di Lampedusa (oggi chiuso) e Potenza.
Segni dovuti a colpi di manganello

Segni dovuti a colpi di manganello

COMMENTA E CONDIVIDI

Impossibilità di presentare la domanda di asilo, migranti costretti a dormire all’aperto, perquisizioni arbitrarie e violenze (come testimoniato nella foto, migrante con ferite da manganello).

È la denuncia di mediatori e avvocati di Asgi, Cild e Indiewatch che, in un dossier presentato oggi alla Camera, raccontano di situazioni drammatiche e testimonianze dolorose raccolte negli hotspot di Lampedusa (prima della sua chiusura avvenuta lo scorso 13 marzo) e nel centro per il rimpatrio di Potenza. «In questi luoghi – denunciano – è stato sistematicamente violato il diritto di difesa».

Bagni e docce privi di porte, materassi sporchi, lenzuola di carta, stanzoni per decine di persone, senza privacy per le donne e i minori. Acqua calda assicurata per una sola ora al giorno e acqua corrente interrotta dalle 21 alle 7 del mattino.

Al momento della visita, l'hotspot ospitava 170 persone. I migranti hanno raccontato agli avvocati e ai mediatori culturali storie di violenze, soprusi, tentativi di stupri. Ma anche atti di autolesionismo e tentativi di suicidio e manganellate per sedare gli animi. Numerosi cittadini tunisini hanno segnalato l'impossibilità di procedere alla presentazione della domanda d'asilo. "Lampedusa era e continua ad essere una struttura incongrua perchè l'hotspot doveva essere un luogo di transito, invece è diventatop un luogo di permanenza soprattutto per le persone più deboli" sottolinea il Garante Mauro Palma.

L'Asgi ha presentato ricorsi d'urgenza alla Corte europea dei diritti dell'uomo.

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: