Meta «dà dipendenza ai minori», ma rimborsa "solo" 18 miliardi di dollari

Il colosso guidato da Mark Zuckerberg ha patteggiato nella più grande causa a una big tech mai intentata negli Stati Uniti. Facebook e Instagram ora hanno nuovi limiti per gli adolescenti: solo due ore al giorno. Il risarcimento resta però vincolato al versamento di cifre simili da parte di Google e TikTok
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August 26, 2026
Meta «dà dipendenza ai minori», ma rimborsa "solo" 18 miliardi di dollari
Mark Zuckerberg, fondatore, presidente e Ceo di Meta, durante la storica audizione al Senato Usa avvenuta nel 2024 / Epa
Il più grande processo di sempre alle multinazionali dei social network, intentato ai danni di Meta con la grave accusa di «manipolare» e creare dipendenza nei giovanissimi, si è concluso ieri – a meno di due settimane dal suo inizio – con un patteggiamento da circa 18 miliardi di dollari. Si tratta di uno dei risarcimenti più cari mai pagati da una big tech negli Stati Uniti ma, a differenza della storica sanzione pagata dall’industria del fumo nel processo terminato nel 1998, non è una cifra in grado di impensierire in alcun modo le casse di Meta.
«Lo abbiamo fatto con le sigarette e lo faremo di nuovo con Meta», aveva promesso il procuratore del Kentucky, Russell Coleman, spiegando apertamente quale fosse la strategia dei magistrati e la posta in gioco per il colosso tecnologico: i procuratori avevano chiesto fino a 200 miliardi di dollari di risarcimenti, ovvero l’intero fatturato di Meta nel 2025. Gli stessi soldi che – ironia della sorte – le multinazionali del tabacco avevano rimborsato nel 1998. Ma Meta, al momento, si è impegnata a pagare solo 12,7 miliardi di dollari, da versare a rate nei prossimi dieci anni, e ha vincolato il restante 30% del risarcimento a un impegno analogo da parte dei diretti concorrenti, Youtube e TikTok in primis. A convincere i giudici ad accettare il patteggiamento, perciò, sono stati piuttosto i vincoli imposti da Meta alle funzioni riconosciute come «psicologicamente manipolatorie». Ovvero quelle che la società, secondo l’accusa, avrebbe deliberatamente progettato per attirare i giovanissimi sulle proprie piattaforme, ingannandoli sui rischi di dipendenza. Tra le tante: scorrimento automatico, notifiche continue e “like”.

Un processo pilota per altri tremila casi

Prima ancora del patteggiamento, in realtà, erano già arrivati alcuni verdetti di colpevolezza. «I social fanno male ai bambini» si legge, in sintesi, nelle carte di una serie di processi intentati negli scorsi mesi contro altre big tech. Nel precedente più rilevante, a marzo, un giudice del New Mexico aveva condannato Meta a pagare 375 milioni di dollari per aver «ingannato i consumatori sulla sicurezza delle proprie piattaforme» e, a inizio agosto, aveva alzato la stessa sanzione a 942 milioni totali stabilendo che Meta pone pericolosi «ostacoli alla salute» dei minori. Ma quello di Oakland, in California, è stato il processo-pilota da cui, di fatto, dipendono altri 3mila casi simili, ancora in attesa di una data di inizio, intentati nei mesi scorsi da scuole e cittadini privati.
A trascinare Meta in tribunale a Oakland, è stata una coalizione di 29 Stati ed è con loro, tramite un gruppo bipartisan di 52 procuratori generali, che l’azienda ha trovato l’accordo da 18 miliardi di dollari, giocando d’anticipo sui concorrenti. «Queste misure di protezione saranno davvero efficaci solo se collaboreremo con le altre piattaforme, come TikTok e YouTube, affinché adottino le stesse soluzioni – sostiene la società nel comunicato che anticipa i contenuti dell’accordo –. La realtà è che gli adolescenti passano con disinvoltura da una app all’altra nel corso della giornata».

Tutti i nuovi limiti di Facebook e Instagram

Meta, dunque, arrivando a un accordo con gli Stati prima delle altre big tech, ha fissato l’asticella. Il vincolo più severo, tra quelli appena introdotti dal colosso, riguarda i limiti al tempo di utilizzo delle piattaforme: due ore al giorno per tutti i minorenni statunitensi, che potranno disattivare il timer solo con il permesso di un genitore. Il limite è cumulativo tra Facebook e Instagram e riguarda tutti i dispositivi e gli account riconducibili a un solo adolescente. Non tutte le funzioni, poi, saranno sempre disponibili sui social. Quelle che creano dipendenza verranno automaticamente disattivate durante la notte, per evitare che i ragazzi restino ore e ore incollati allo schermo dal proprio letto. Storie, reel e le sezioni “esplora” e “feed” saranno bloccate ogni giorno dalla mezzanotte alle 6 del mattino in tutti gli account dei minorenni. Non solo. Instagram e Facebook non potranno più disturbare gli adolescenti neppure quando si trovano in classe. Dalle 8 alle 15 sarà attiva la “modalità scuola”, che impedisce ai social di Meta di inviare notifiche ai ragazzi, fatta eccezione per i messaggi che arrivano direttamente nelle chat personali.
E ancora: Meta ha imposto un limite anche alla riproduzione infinita di video e post, ritenuta la maggiore responsabile della dipendenza da social network. Questa, però, è una opzione solo facoltativa: gli adolescenti (o i loro genitori) potranno impedire volontariamente che i video si avviino da soli, uno dietro l’altro, e potranno chiedere all’applicazione di non personalizzare mai i contenuti proposti dalla piattaforma sulla base di algoritmi, di cui Meta e le altre big tech non hanno mai svelato i criteri. Meta, infine, ha deciso di rimuovere anche la visualizzazione del numero di “like” e ha disattivato i filtri per la chirurgia estetica e per il «trucco estremo» dagli account dei minorenni.

Il nodo dell'età per gli account "falsi"

In attesa dell’approvazione giudiziaria del patteggiamento, tutti questi vincoli dovrebbero essere attivati sugli account degli under-18 già a partire dai prossimi giorni. Ma tutto ruota attorno a una corretta rilevazione dell’età. Meta promette di «investire in tecnologie ancora più avanzate per intercettare i profili che potrebbero appartenere a utenti di età inferiore ai 13 anni», per eliminarli, e assicura che «potenzierà le tecnologie usate per identificare gli account di persone tra i 13 e i 17 anni». Garanzie simili le aveva già offerte alle autorità statunitensi TikTok quando, settimana scorsa, aveva patteggiato un versamento da 400 milioni di dollari agli Stati Uniti in seguito a una causa civile per presunte violazioni dei diritti degli under-13. Nessuno dei due colossi, però, ha mai spiegato il funzionamento delle tecnologie di rilevazione dell’età. Meta, anzi, ha scaricato parte della responsabilità sugli app store, a cui chiede «di fornire informazioni verificate sull’età».

Vincoli con data di scadenza al 2031

I nuovi limiti, in ogni caso, hanno già una data di scadenza. Quasi tutti sopravvivranno fino al 2036, ma i più severi – il limite alle due ore di utilizzo e la “modalità notte” – avranno vita ancora più breve. Meta si è impegnata solo per i prossimi cinque anni e ha vincolato, ancora una volta, il rinnovo delle limitazioni al comportamento delle big tech concorrenti: «Se altre aziende del settore aderissero all’accordo – spiega Meta in una nota –, tale impegno verrebbe esteso a dieci anni». E sarebbe persino rilanciato: con Youtube e TikTok sullo stesso carro, Meta propone di ridurre il limite giornaliero a un’ora per app e di allungare la “modalità notte” a una fascia che comincia alle 22 e termina alle 7 del mattino. «Questa iniziativa funzionerà solo se anche le altre aziende del campo si uniranno a noi», ha commentato C.J. Mahoney, responsabile legale di Meta. Uno scenario che, secondo i procuratori statunitensi, è auspicabile: «L’obiettivo di questo processo era proteggere i nostri ragazzi e tutelarli da funzionalità dannose», ha commentato a caldo il procuratore generale del Colorado, Phil Weiser.

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