Messaggio del Garante dei disabili al governo: «I bisogni delle persone vengono prima»
Le critiche dell'Autorità al decreto scuola approvato dall'esecutivo: «Non può essere l'organico disponibile a stabilire il sostegno necessario. Il Pei deve accompagnare la crescita, anziché inseguire le scadenze amministrative»

«La scuola ha il compito di aprire possibilità, non di fissare in anticipo i limiti di un ragazzo». È «critico» il giudizio dell'Autorità Garante dei diritti delle persone con disabilità sul decreto scuola approvato dal Governo e ora in discussione al Senato per la conversione in legge. Prima con una memoria scritta e poi direttamente in audizione alla 7^ Commissione di Palazzo Madama, l'Autorità ha segnalato quali, a suo giudizio, sono i punti critici della riforma, In particolare, si legge in una nota, «secondo l’Autorità, alcune norme pensate per rendere più efficiente l’organizzazione scolastica rischiano di irrigidire la progettazione educativa, di ridurre la partecipazione delle famiglie e di far dipendere il sostegno dalle risorse disponibili. Il decreto, inoltre, non si raccorda con la riforma della disabilità e con il Progetto di Vita», specifica il Garante.
«Il decreto risponde a esigenze di programmazione che comprendiamo, ma in più punti rovescia il rapporto tra persone e organizzazione», ha dichiarato il Collegio dell’Autorità Garante, composto dal presidente Maurizio Borgo, dal componente vicario Francesco Vaia e dal componente Antonio Pelagatti. «Sono i bisogni dell’alunno, e non l’organico disponibile, a dover stabilire il sostegno necessario. Allo stesso modo, il Pei deve accompagnare la crescita della persona anziché inseguire le scadenze amministrative, e può farlo solo se le famiglie e i servizi sanitari partecipano davvero alla sua costruzione, senza che la loro presenza diventi un passaggio da saltare quando mancano i tempi. Per la stessa ragione, nessun alunno con disabilità dovrebbe essere costretto a cambiare scuola per rispettare una percentuale. La scuola ha il compito di aprire possibilità, non di fissare in anticipo i limiti di un ragazzo. Chiediamo al Parlamento di correggere il testo in sede di conversione», conclude il documento del Garante.
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