Così cambiano le Vele di Scampia: da simbolo del degrado a quartiere modello
di Antonio Averaimo, Napoli
Dopo la tragedia del 2024, inaugurate le palazzine con 500 nuovi alloggi

Un ecoquartiere moderno composto da tre palazzine ha preso forma nel bel mezzo di Scampia, di fronte all’unica Vela rimasta in piedi, la celeste. È stato proprio il crollo di un ballatoio avvenuto due estati fa e costato la vita a tre persone, in quell’edificio che il Comune di Napoli ha deciso di riqualificare a fini sociali, a dare una scossa a Restart Scampia, il progetto di rigenerazione urbana che riguarda le Vele, gli enormi complessi di edilizia popolare finiti nelle mani della camorra e assurti a simbolo universale del degrado delle periferie. Uno dei sopravvissuti alla tragedia del luglio 2024 oggi cammina davanti ai nuovi alloggi, per la loro modernità quasi completamente avulsi dal contesto del quartiere fatto nascere nella seconda metà del secolo scorso. Con lui, c’è un gruppetto di ex abitanti delle Vele che attendono di poter entrare finalmente nella loro nuova casa, pur avendo lasciato da anni la vecchia. C’è un giovane che viveva nella Vela verde, abbattuta nel 2020. Da allora, aspetta la sua nuova abitazione. «Una prima consegna dei 500 nuovi alloggi totali avverrà tra la fine di quest’anno e l’inizio del 2027, il resto nel corso dell’anno prossimo», spiega il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, prendendo la parola sul palco allestito davanti al cantiere nel corso della visita organizzata per la stampa e una rappresentanza dei cittadini. «Siamo partiti da una grande tragedia (il crollo nella Vela celeste, ndr), che ci ha spinto ad accelerare su un progetto a cui stavamo già lavorando. Siamo partiti da una situazione fatta di sole promesse da parte della politica, oggi invece ci sono dei fatti inoppugnabili. Ciò è stato possibile grazie allo spirito di collaborazione del Comitato Vele, sempre rivolto alla realizzazione delle cose, a dimostrazione che la lotta può sposarsi benissimo con la concretezza».
Omero Benfenati, portavoce dello storico Comitato che da decenni si batte per l’abbattimento dei «mostri di cemento», l’espressione con cui gli attivisti e gli ex residenti chiamano le Vele di Scampia, ringrazia e rivolge il suo pensiero a chi ha condiviso con lui l’esperienza di abitare in quello che è stato il più vistoso fallimento dell’edilizia popolare in Italia. «Ascolto il sindaco e vedo finalmente le facce serene della nostra gente», afferma Benfenati. «Ci hanno raccontato per anni come brutti, sporchi e cattivi in tv e sui media, come numeri e non come persone. Ma abbiamo resistito e mantenuto accesa la luce della speranza. Questo risultato è frutto di una battaglia durata decenni. Oggi possiamo dire che abbiamo raggiunto il traguardo di una casa, ma è solo un punto di partenza. Dopo questo primo elemento di dignità, dovrà arrivare anche tutto il resto, cioè servizi e lavoro, un vero tessuto sociale». Il portavoce del Comitato Vele è interrotto continuamente dagli applausi e dai cori degli ex abitanti dei «mostri». Dietro di lui ci sono le nuove abitazioni del lotto M, nate dove sorgeva la Vela verde. Quella centrale, di color nero, è ormai terminata. Nelle altre due, rosse, si stanno invece rifinendo gli interni. Negli ultimi due anni, si è lavorato giorno e notte per giungere a questo traguardo. I nuovi alloggi saranno dotati di quel verde e di quei servizi che le Vele non hanno mai potuto avere. Ci saranno anche ampie terrazze, spazi luminosi e pannelli solari che ne garantiranno l’autosufficienza energetica. Mancano a questo punto, è il caso di dirlo, solo le famiglie che li abiteranno.
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