Gli operai del consolato Usa di Milano sono stati risarciti. «Così progettiamo il nostro futuro»
È stato firmato oggi l'accordo di conciliazione che risarcisce i lavoratori vittime di caporalato nel cantiere della Caddell. «Basta con lo sfruttamento e con gli schiavisti, ora sappiamo di poter difendere i nostri diritti»

L'appuntamento è dalle nove in poi, ma alle otto e mezza sono già arrivati gli operai della Caddell che stanno costruendo il nuovo consolato americano. Oggi è il gran giorno. Fanno il loro ingresso passando direttamente dal cantiere di Piazzale Accursio alla hall dell’hotel a quattro stelle di viale Certosa. Sono venuti a firmare l’accordo di conciliazione che li risarcisce del danno subito durante due o tre anni di lavoro in condizioni di sfruttamento e di caporalato.
Quasi 500 persone, 200 delle quali devono essere contattate in remoto (non sono più a Milano) e che, fino allo scorso maggio, lavoravano dall’alba al tramonto a meno di un euro e cinquanta all’ora. Tutto ciò con una media di infortuni dichiarati da fare invidia a una copisteria universitaria: due in tre anni. Prima dell'inchiesta e del commissariamento in caso di infortunio e malattia l’alternativa era tra cerotto o rimpatrio. La prima: il dottor Mengele (così era soprannominato il “caporale-medico”) «risolveva sempre tutto con un kit di soccorso, cerotti e cose del genere. Quello doveva bastare a far guarire tutti». L’alternativa: «Chiunque chiedeva di essere visto da un altro medico non del cantiere veniva costretto a tornare in India da Aji», il caporale arrestato nell’inchiesta del pm della Dda di Milano Paolo Storari, che ha portato alla misura del controllo giudiziario per la divisione italiana del colosso americano dell’edilizia.
La svolta di ieri è stata resa possibile dall’accordo sottoscritto dalla Caddell construction con la procura di Milano il 24 settembre scorso, che prevede una transazione record da 31 milioni di euro complessivi: 11 all’Inps e 20 agli operai: 9 milioni 677mila per straordinari, poco più di tre milioni per il rimborso alloggi, 7milioni come risarcimento per i danni morali. Impegno assunto e pagamenti che, sottolinea però la società americana «non costituiscono né possono essere interpretati in alcun modo come ammissione di responsabilità». La somma che andrà a ogni singolo lavoratore varia ovviamente in base alla durata del rapporto di lavoro, fino a un massimo di circa 70mila euro.
«Non posso dire quanti sono i soldi ma sono felice. Ho figli, moglie e famiglia. Con questi soldi costruirò una casa per noi», dice l’operaio sospettato di aver avuto il risarcimento record. Il modo in cui svicola e si dilegua sorridente e senza dare il proprio nome contribuisce a renderlo un indiziato. Se poi voleva solo chiamare la famiglia per dargli la notizia, effettivamente faceva bene ad affrettarsi perché non aveva molto tempo. Giusto il quello di percorrere le poche centinaia di metri che dividono l’hotel dal cantiere di piazzale Accursio. Una volta là dovrà chiudere a chiave telefono e cuffiette in una cassetta di sicurezza come tutti gli altri operai. Nessun oggetto che possa fare riprese può entrare nell’area dei lavori. Motivi di sicurezza.

Tutti gli intervistati concordano sul netto miglioramento delle condizioni di lavoro: «Sono qui da 2 anni e 4 mesi, ma già negli ultimi 4 mesi - quando la divisione italiana della società è stata sottoposta a controllo giudiziario - il salario era perfetto. Prima invece dovevamo pagarci hotel e pasti - dice Vishnu Khanna -. Non so ancora quanto riceverò, sto andando ora a firmare. Ma ci hanno detto che ci sosterranno e che se avremmo problemi e che li potremo contattare. Certo sono sollevato, così potrò provvedere alla mia famiglia. In India ho molte spese, ho costruito casa. La sorella di mia madre è nata con una malattia: parte dei soldi serviranno a curarla in ospedale. Altri li userò per pagar la scuola ai miei figli». «Sono qui da 2 anni. Prima avevo uno stipendio 1500 euro. Ora prendo circa lo stesso. Ma prima dovevo pagarne 500 per l’hotel», dice un altro operaio. «Il problema non era solo la paga oraria che non rispettava il contratto nazionale,- spiega infatti Lorenzo Lego della Filca (edili) Cisl, ma anche lo sfruttamento: non avevano la mensa, la struttura per poter dormire, una parte del loro stipendio gli era trattenuta», il meccanismo era complesso». C’erano 500mila rupie (5mila euro) trattenute in partenza dalla Dynamic House, la società indiana che li ha reclutati.
«Prima lavoravo dieci ore di lavoro ma non ricevevo tutti i soldi. Ho padre, madre, fratello, moglie e figli in India. Lavoro per dare loro i soldi. Ma io voglio restare qui» dice Arvent Kumar. La firma è stata fatta davanti a una commissione di conciliazione presieduta da due legali della Fondazione Marco Biagi dell’Università di Modena. Una procedura alternativa a quella davanti all’ispettorato del Lavoro. I lavoratori sono stati informati in gruppi di 20. Dopodiché si è passati all’esame delle posizioni individuali. Una settantina gli operai che hanno firmato ieri, quasi tutti indiani e qualche keniota, poi toccherà alla manodopera di nazionalità turca e al resto dei keniani. La formalizzazione dell’accordo ha richiesto comunque un’intera giornata solamente per le prime due o tre tranche di lavoratori. Un'attenzione giustificata a maggior ragione dal fatto che una delle contestazioni che il pm di Milano Paolo Storari aveva mosso alla Caddell consisteva nel fatto che gli operai non sapevano cosa stessero firmando.
Se per molti di loro l’obiettivo è migliorare il tenore di vita e tornare nel proprio paese. Molti altri puntano invece al ricongiungimento familiare e a stabilirsi in Italia. «Oltre al ristoro economico ai lavoratori preme poter lavorare in regola, quindi vogliono avere dei documenti che gli consentono di poter lavorare in Italia e possibilmente portare la famiglia. Ad ogni lavoratore che ne avrà diritto verrà rilasciato un permesso che gli possa consentire di cercare lavoro qui. Alcuni hanno chiesto di fare dei corsi di lingua», aggiunge ancora Lego. Sono 286 i permessi di soggiorno straordinari concessi dalla questura per via delle condizioni di sfruttamento, che scadono nel luglio prossimo, data di fine lavori. Ma è un termine ottimistico, difficilmente il consolato sarà ultimato per quella data.
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